Wearable: gli utenti hanno tante aspettative e poca paura per la privacy

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Una ricerca Ericsson sottolinea che gli utenti di dispositivi wearable soffrono la necessità di collegarli a uno smartphone ma sono disposti a condividere i propri dati

Ericsson ha condotto un’indagine su un campione di circa cinquemila utenti di smartphone e in parte di dispositivi di wearable technology per comprendere il polso del mercato rispetto proprio alla tecnologia indossabile. L’analisi quantitativa a campione è stata poi ampliata con un’analisi qualitativa, coinvolgendo una decina di esperti con interviste più approfondite.

L’analisi quantitativa indica che la fascia di età interessata ai wearable si sta progressivamente abbassando e che non si tratta più della nicchia solida degli appassionati del fitness. Smartwatch e fitness tracker sono diffusi allo stesso modo nei mercati più evoluti e la fascia di maggiore pentrazione è sempre quella dei 25-34 anni, ma quella a maggiore crescita recente è più bassa: 15-24. Tra chi ha adottato un wearable negli ultimi tre mesi, il 43 percento non fa attività sportiva rilevante.

L’adozione di wearable è però un processo ancora con un forte tasso di abbandono. Il 10 percento di chi ne acquista uno non lo usa più e spesso (un terzo dei casi) lo abbandona nel giro di un paio di settimane. Questo accade perché il wearable del caso non ha soddisfatto le aspettative dell’utente, un problema che in generale – abbandono o meno – è sentito da un quarto delle persone che hanno acquistato dispositivi indossabili di recente. La necessità di mantenerli connessi a uno smartphone è citata come il principale motivo specifico di insoddisfazione.

Le ragioni per cui si smette di usare un dispositivo wearable
Le ragioni per cui si smette di usare un dispositivo wearable

L’elemento probabilmente più inatteso dell’indagine è che gli utenti di wearable non percepiscono la privacy dei dati raccolti come un problema, semmai il contrario: condividere questi dati aiuta a ottenere i risultati per cui si è acquistato il prodotto. Questo però non vuol dire che la condivisione possa essere indiscriminata. Per la maggior parte degli utenti (67 percento) va bene condividere i dati ma solo se questi non rendono l’utente identificabile.

Quindi c’è più accettazione dell’idea di condividere i dati con l’azienda che ha realizzato il dispositivo wearable (54 percento di citazioni) che non con assicurazioni (39 percento), generiche imprese legate a Internet come Google (38 percento), aziende retail come Amazon (27 percento) o datori di lavoro (20 percento, all’ultimo posto).

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Autore: Silicon
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