La mobile economy, il posto migliore dove stare

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Mobile Summit 2013 – Tutti concordano sul fatto che la mobile economy garantisca ampi margini di sviluppo, c’è accordo sul modello orizzontale di crescita, ma come arrivarci infiamma il dibattito e i pareri non sono univoci. Sicurezza e sviluppo dei servizi al centro dell’attenzione

Mobile Summit 2013 è l’occasione per riflettere sul tema dei cambiamenti e delle trasformazioni che deve affrontare l’impresa per cavalcare la ‘new mobile economy’. E’ questo un tema che ha richiamato l’interesse di più di 400 responsabili IT di impresa a Milano accendendo un dibattito interessante nel corso delle varie sessioni della conferenza organizzata da The Innovation Group e guidata dal suo Co-Founder e Managing Director Roberto Masiero.

Spetta a Pim Bilderbeek, Affiliate Partner Yankee Group, offrire i primi spunti alla mattinata, con uno spunto che serve da input anche per gli altri interventi: “La new mobile economy è il posto migliore dove stare per sviluppare business in questo momento”.

Attorno al mobile da qui al 2016 ruoteranno affari per 3 mila miliardi di dollari (è il triplo del valore di questo mercato attualmente) e solo con l’advertising mobile si muoveranno oltre 29 miliardi di dollari (erano 8 miliardi nel 2011), però bisogna riuscire a leggere bene gli scenari che devono essere interpretati non solo in base a problematiche di ordine tecnologico ma anche in vista della capacità di creare esperienze personalizzate uniche per gli utenti. Si tratta quindi di un coinvolgimento aziendale che – dice Bilderbeek –  infiltra il tessuto dei processi e così diventa valore strategico, ma richiede anche di reinventare i modelli di business”.

La collaborazione tra Cio, app vendor e  business user diventa fondamentale, mentre tra gli ‘influencer’ sulle strategie aziendali compaiono i mobile provider e i cloud provider con i social network che rubano un po’ di scena a consulenti e system integrator. Pim Bilderbeek individua quindi in Facebook, Google, Apple e Amazon gli ‘horsemen’ della mobility revolution.

Pim Bilderbeek - Mobile Summit 2013
Al Mobile Summit 2013, Pim Bilderbeek,  Affiliate Partner Yankee Group. Sullo sfondo Roberto Masiero Co-Founder The Innovation Group – Mobile Summit 2013

 

Mobile Economy, dal modello verticale alla scelta orizzontale

Il messaggio di base di Bilderbeek è però un altro, e cioè che la mobile economy ha di base segnato la fine di un modello di business verticale e a silos a vantaggio di un modello orizzontale, che non è chiaro se e quanto sarà sostenuto dalle aziende, ma è palese che sia quello preferito dagli utenti.

E proprio da qui riprende Alfonso Fuggetta, Ceo del Cefriel (il MIT italiano, per intenderci), con un intervento illuminante, tra i migliori certamente per densità e chiarezza, anche perché perfettamente calato nella nostra realtà italiana.

Fuggetta: “Da un modello in cui grandi aziende erano in grado di offrire dall’infrastruttura, ai servizi (ma anche servizi offerti da terze parti  che in pratica erano inglobate dall’operatore) e distribuiva i device, i sistemi di commutazione di pacchetto hanno di fatto riconfigurato i modelli di business”.

Alfonso Fuggetta, Ceo Cefriel - Mobile Summit 2013
Alfonso Fuggetta, Ceo Cefriel, nella sua relazione a Mobile Summit 2013

A un primo livello c’è chi detiene l’infrastruttura fisica, appena sopra si collocano gli ISP (che regolano le offerte di traffico dati), al terzo livello uno strato di apparati di piattaforma (i vari Os, a volte intrinsecamente legati all’hardware proposto) e al quarto livello i cosiddetti OTT (Over The Top) i protagonisti della mobile economy che forniscono servizi e app. Il modello più aderente alle esigenze del consumatore, secondo Fuggetta è proprio questo orizzontale, in cui ogni strato lavora per offrire servizi nel proprio ambito senza invadere le altre sfere.

E’ vero che invece gli interessi aziendali spingono fortemente per una proposizione verticalistica in grado di legare gli utenti a ogni livello. Non è questo verticale però il modello migliore come volano per l’intera economia, ma è di fatto quello ancora ben presente. Basti pensare alle offerte di alcuni operatori, oppure ai vendor di device che legano il consumatore anche ai propri store.

I temi di ‘scontro’ quindi, secondo Fuggetta saranno ancora: “La neutralità della Rete, l’indipendenza tra i layer, il byod, il tema dell’apertura delle piattaforme”.

Mobile: per sicurezza, byod e sviluppo delle apps non c’è un’unica ricetta

Chiuso il capitolo solo relativamente ‘teorico’ dei modelli (che hanno un impatto grave poi sull’evoluzione del business) è quando ci si apre ai temi concreti della sicurezza, alle tematiche Byod e dello sviluppo delle applicazioni che l’omogeneità di pareri viene meno. La suggestiva messa alla prova della sicurezza sui device in sala, ben architettata da Adi Sharabani, Ceo e Co-Founder di Skycure, da un lato evidenzia quanto sia facile attaccare gli ecosistemi mobile non protetti sulle reti WiFi aperte, dall’altro smaschera l’utopia di un’unica ricetta efficace per risolvere i problemi legati al Byod, così diversamente interpretati proprio dai protagonisti dei panel successivi.

Se i ivendor di sicurezza concordano in sostanza su un approccio olistico e di criptaggio delle informazioni, alcuni però vedono il device in mobilità soggetto alle stesse problematiche di protezione dei computer in azienda, altri invece evidenziano le diversità sostanziali nella soluzione dei problemi di controllo e protezione, e una terza parte ne decreta comunque la scarsa affidabilità in merito alle reali possibilità di perdita dei dati aziendali. Una cosa è certa, in sala, siamo in una fase in cui approcci e soluzioni differiscono e non di poco da realtà a realtà, senza che nessuno possa proporre una ricetta unica.

Lo stesso vale quando si parla di sviluppo di applicazioni e servizi, tra la proposta di soluzioni su SDK nativi per ogni piattaforma, e gli evidenti vantaggi di chi preferisce le app ibride scritte in Html. In una realtà in cui tante aziende pensano che sia già un buon servizio mobile riuscire a presentare la propria azienda con brossure digitali, a patto di affascinare l’utente con un’ottima usability, e chi invece si orienta a sviluppare su kit proprietari per ogni piattaforma. L’approccio ibrido con Html 5, Java Script e CSS, che potrebbe rappresentare la quadratura del cerchio non è in verità privo di controindicazioni, proprio in relazione alla possibilità di ottenere di più a livello di usability con gli SDK delle diverse piattaforme.

Entro il 2016 la metà delle applicazioni sembra verrà sviluppata in modalità ibrida, ma di fronte al proliferare di piattaforme, Html 5 potrebbe rappresentare un investimento più ‘semplice’. I task su cui lavorare sono tanti: la disponibilità a coprire tutte le piattaforme, l’alta qualità delle app e, in questa fase, una vistosa accelerazione per aggredire subito il mercato (time to market). Le sfide sono più impegnative e riguardano prima di tutto la capacità di gestire le app sui binari B2B e B2C; nel primo caso facendosi carico anche di connettere e portare le applicazioni già esistenti (Crm, gestionali etc.) a lavorare sul mobile, nel secondo caso pensando che arrivare al consumatore con un’app direttamente è un’opportunità da non perdere ma può anche rivelarsi un boomerang.

La new mobile economy è già qui: siamo però nella fase in cui tutti sono in grado di leggerne le opportunità offerte e di intravvedere i relativi pericoli, e ognuno cerca di interpretare nel migliore dei modi il tema nella propria realtà aziendale – senza molte certezze – tra compromessi di budget, interrogativi non risolti e scomesse sul futuro. Non vince chi fa meno errori ma, appunto, chi interpreta meglio. Il confronto se non altro serve proprio a porsi le domande giuste.

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