E se WhatsApp diventasse molto di più?

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

L’evoluzione di WhatsApp (presto utilizzata anche per i pagamenti) potrebbe portarla a diventare una piattaforma di servizio estesa basata sul valore personale della comunicazione uno a uno. Tanti i vantaggi anche per chi è davvero in grado di trasformare il marketing in relazione

Negli ultimi giorni si è succeduta una serie di segnali a nostro avviso molto interessanti e importanti per il futuro del business online. Proviamo a ripercorrerli.

Nell’ultimo trimestre Facebook, che pure ha registrato ricavi ben superiori al medesimo periodo dello scorso anno, ha visto  diminuire di 50 milioni di ore l’utilizzo della piattaforma, ha in un certo cambiato la “ricetta” riguardo quali siano i contenuti prioritari e da valorizzare (vedi problema delle Fake News, ma anche valorizzazione dei contenuti video e di quelli dei contatti più stretti), ma ha subito anche gli attacchi di alcuni guru della comunicazione, che dopo aver spinto all’utilizzo dei nuovi media ora sembrano rivedere le proprie posizioni.

Per Facebook in “contrazione” di reputation e utilizzo, ecco WhatsApp sciorinare oramai con cadenza quasi settimanale nuove caratteristiche di cui forse la più importante è ora quella dei pagamenti con l’app (esordio in India). Nato come strumento di messaggistica uno a uno, ha aperto ai gruppi, alle chiamate, ora ha una versione Business che permette alle aziende non solo la comunicazione interna, parallela all’account personale ma anche di presentare il proprio business ai clienti.

WhatsApp è cresciuta nell’offerta di funzionalità sempre senza pubblicità, ora si avvia a offrire servizi di pagamento. Non sarà l’ultimo step

Un passaggio fondamentale di cui si parla in questi giorni è quello per cui diventerà presto anche un’app in grado di consentire i pagamenti, pensiamo mettendosi in concorrenza per il futuro anche con sistemi consolidati come PayPal, e la più giovane Satispay, forte di una base di installato non comparabile con quella di Telegram, che pure ha avuto da subito intuizioni molto buone.

Messaggi quindi, ma anche telefonate, ora pagamenti, sulla scorta sicura di un numero telefonico che corrisponde necessariamente a un utente, e sempre qualificando  la natura di sistema di comunicazione uno a uno rispetto a quella uno a molti dei social (uno a molti nei gruppi è possibile ma le maggiori possibilità di controllo sono evidenti).

WhatsApp potrebbe quindi presto diventare l’identità digitale vera e propria degli utenti, pur contraddistinta ancora oggi da una certa limitazione espressiva imposta dall’interfaccia, ma per fortuna in assenza totale di pubblicità.

A vincere in ogni caso oggi è Mark Zuckerberg: Facebook, WhatsApp e Instagram, lo ricordiamo, sono roba sua. Da questo punto di vista nessuno dei competitor al momento sembra essere riuscito a fare meglio, pur avendone avuto nel tempo le opportunità. Microsoft, Google, Apple, IBM nessuno degli attori in cloud può mettere in campo lo stesso potenziale in questo specifico ambito. E non è poco.
I rischi non sono pochi. Sappiamo che concentrare servizi e informazioni personali su un’unica piattaforma attira da un lato le attenzioni degli hacker, dall’altro offre a chi ne detiene il controllo un volume di informazioni strategico.

Allo stesso tempo questo approccio semplifica non di poco la vita alle persone e questo ha non poco peso. La complessità non paga, e non paga nemmeno segmentare le funzioni distribuendole su diverse app. Un po’ come è avvenuto nell’economia di scala delle stesse app, app che a seconda della tipologia e del servizio offerto possono essere abbandonate a favore di un’esperienza uniforme, possibile per esempio attraverso il Web che consente aggiornamenti “una tantum per qualsiasi piattaforma”. 
Qual è il futuro di WhatsApp allora? A nostro avviso diventerà la piattaforma core della comunicazione personale e riservata, con una serie di servizi però che contraddistinguono questo tipo di comunicazioni, perché quindi non poter pagare anche un servizio?

Spesso nulla di quello che passa da lì vorremmo che diventasse di dominio pubblico, e in fondo anche con i soldi ci sta che sia così. Lì davvero la comunicazione rimarrà con le sue caratteristiche puntuali, contingenti e personali, ma sarà più pervasiva.  WhatsApp potrebbe davvero diventare lo strumento principe allora anche per il marketing one-to-one, tutta un’altra cosa rispetto alle agorà telematiche dove se anche una proposta arriva al vostro account, in fondo, è proprio una proposta per “tutti quelli come voi” la cosa più odiosa che potreste sentirvi dire da un’azienda.