La ‘crisi’ degli smartphone è vera crisi?

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Smartphone cloud

I dati di vendita degli smartphone fotografano una situazione di stallo. Lo smartphone però non è per nulla in crisi, lo è il modello su cui si è sviluppato fino ad oggi

Sono trascorsi circa 12 anni dal lancio del primo iPhone, sembra un’era geologica fa. Oggi, dati Gartner e IDC alla mano, il mercato ha perso la sua spinta propulsiva. Probabilmente il crollo del mercato smartphone già di febbraio 2018 (si parlava allora del -8,8 percento) è stato sottovalutato perché ad esso non è seguita una riflessione ponderata e anche perché nel corso dell’anno il campanello d’allarme parzialmente è rientrato.

Oggi però il fenomeno è diverso. Perché i mercati maturi sono saturi, e quelli emergenti sostanzialmente sono diversi dagli altri. Pensiamo che nel tempo anche in questi ultimi la penetrazione diventerà capillare (non tutti gli analisti concordano con il nostro pensiero), ma siamo anche convinti che le disponibilità massive di spesa per un device siano e restino sostanzialmente diverse tra i due mondi, con quello dei mercati maturi chiamato comunque a fare i conti con lo stallo economico di redditi e potere d’acquisto.

iPhone XS e XS Max – iPhone XS Max ha un prezzo di ‘ingresso’ da 1289 euro

La crisi di Samsung ed Apple

In questo contesto, le crisi di Samsung ed Apple attuali hanno tuttavia motivi in parte diversi, nel primo caso sono da legare anche ai problemi del mercato delle memorie e a una concorrenza importante in ogni fascia da parte dei brand cinesi presenti su Android, nel secondo caso – anche per la percezione del marchio che porta a diverse riflessioni –  a una politica dei prezzi dissennata, in relazione poi ai servizi di cui beneficia il mercato cinese (per ragioni di censura etc.etc.).

Aggiungiamo che a nostro avviso tra uno smartphone che costa 6/700 euro e il top di gamma di Apple che supera di gran lunga i mille e duecento euro (nel modello più economico), non corrisponde affatto una differenza d’esperienza memorabile, in grado di far dimenticare che risparmiando si sarebbe potuto cambiare lo smartphone ‘quasi’ top anche solo due anni dopo. Chi acquista Apple iPhone a queste cifre è chiaro che non pensa solo né alle specifiche, né ai servizi, comuni su tutti gli iPhone.

Una cosa è certa, al momento lo smartphone è e resta il device di riferimento. Quello con sui si ‘vive’ e si lavora. Non ci sono nell’orizzonte più immediato alternative che possano consentire la fruizione di tutti quei servizi con un “indossabile”. E purtroppo vena ‘inventiva’ di Apple che si è inventata un mercato, è del tutto appannata, e la tecnologia su cui si è già investito, è ora da monetizzare.

Siamo quindi spettatori di un mercato mainstream che probabilmente per i prossimi anni più vicini vivrà di fisiologico ricambio, con il livellamento del prezzo medio, comunque per un’ottima esperienza, oggettivamente possibile già a partire da 300 euro. Il fattore 5G si farà sentire non prima della fine del 2020 in modo massivo, e probabilmente sarà anche allora lo smartphone il device di riferimento.

Lo smartphone ha sette vite

Ci sono comunque anche segnali positivi. L’accresciuta attenzione del business per la trasformazione digitale sta contribuendo ad accelerare l’implementazione delle tecnologie cosiddette di terza piattaforma: AI, Realtà Virtuale, Realtà Aumentata.

Sono tecnologie che porteranno i maggiori benefici tanto più quanto le aziende sapranno inserirle in un contesto mobile, che è quello da cui si lasciano coinvolgere in modo estremamente facile le generazioni già sul mercato del lavoro, così come anche quelle che vi si affacciano ora.

Non solo, il modello mobile-first in questo momento gode anche dei favori di politiche che poco alla volta diventano sempre più attente alle possibilità offerte dalla tecnologia fruita in mobilità, e in questo senso seguono a ruota quanto di buono hanno già fatto in questo senso gli istituti finanziari, con i sistemi di pagamento elettronico.

I motivi per ben sperare su un ulteriore sviluppo del mercato smartphone ci sono tutti. Lo smartphone non è affatto in crisi, è casomai in crisi il modello commerciale su cui si è sviluppato il mercato smartphone fino ad oggi. Il pezzo di alluminio, vetro, ceramica e la tecnologia che esso contiene sono solo una parte del valore espresso ed esprimibile.

Farà bene chi saprà sviluppare un business di servizio basato sullo smartphone. Gli utenti l’hanno già capito e tendono a far coincidere la propria volontà di spesa alla possibile esperienza. Molto più di dieci anni fa era questa la predica di Rifkin, che all’epoca soddisfava pienamente proprio quei vendor che si affacciavano all’economia digitale. Ora hanno la bicicletta voluta… Spetta a loro pedalare.

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