Google viola le norme antitrust con Android, dice la Commissione Europea

Giornalista e collaboratore di TechWeekEurope, si occupa professionalmente di IT e nuove tecnologie da oltre vent'anni e ha collaborato con le principali testate italiane di settore

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Negli accordi con i produttori di smartphone e con gli operatori mobili che vogliono usare Android, Google abuserebbe della sua posizione dominante

La Commissione Europea ha notificato a Google e alla sua casa madre Alphabet le conclusioni delle indagini che sta portando avanti da un anno circa su eventuali violazioni delle norme antitrust collegate al modo in cui l’azienda americana permette ai produttori di smartphone e tablet e agli operatori mobili di usare il sistema operativo Android. Le conclusioni preliminari – che non sono un giudizio finale, ovviamente – sono che sì, le violazioni ci sono perché “Google ha implementato una strategia sui device mobili per preservare e rafforzare il suo dominio nella ricerca su Internet”.

Secondo la Commissione, Google ha già una posizione dominante in tre mercati: la generica ricerca su Internet, i sistemi operativi mobili su licenza e gli “app store” per Android. In tutti e tre questi ambiti Google avrebbe una quota di mercato superiore al 90 percento. In base a questa valutazione la Commissione ha identificato tre elementi su cui ritiene che Google debba dare chiarimenti e li ha presentati in un cosiddetto “statement of objections”, un atto formale che dà l’avvio al procedimento vero e proprio contro un’azienda che abbia violato le norme antitrust per abuso di posizione dominante.

Lo "schema" di abuso di Google secondo la Commissione UE
Lo “schema” di abuso di Google secondo la Commissione UE

La prima “contestazione” europea è legata al fatto che Google obbliga i produttori di smartphone e tablet che vogliono installare il Play Store sui loro device a installare anche Google Search, impostandola come motore di ricerca principale, e il browser Chrome. In questo modo Google si assicura che Search e Chrome siano presenti sulla grande maggioranza dei dispositivi venduti in Europa, dato che un device senza il Play Store non sarebbe accettato dagli utenti. Secondo la Commissione questa strategia “sembra proteggere e rafforzare la posizione dominante di Google nella ricerca su Internet e impatta negativamente sul mercato dei browser mobili”.

Google dovrà rispondere anche sul suo Anti-Fragmentation Agreement. In pratica, secondo la Commissione chi vuole installare app proprietarie di Google sui propri dispositivi deve accettare un cosiddetto Anti-Fragmentation Agreement per cui si impegna a non vendere device che eseguano “fork” di Android. Che invece, essendo open source, dovrebbe poter essere liberamente modificato. Questo Agreement non sembra essere motivato e secondo le autorità europee “ha avuto un impatto diretto sui consumatori perché ha impedito loro l’accesso a dispositivi mobili smart e innovativi basati su versioni alternative, potenzialmente superiori, del sistema operativo Android”.

Infine, c’è un problema di esclusiva. Per la Commissione Google avrebbe concesso incentivi finanziari “significativi” ad alcuni dei maggiori produttori di smartphone e tablet e agli operatori mobili a condizione che installassero solo Google Search sui loro device. Il problema non sono gli incentivi ma le loro condizioni: in particolare gli incentivi non verrebbero pagati se sui dispositivi si trova un altro sistema di ricerca diverso da quello di Google.

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