Facebook, i dati degli utenti pura merce da condividere con i partner

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Una qualsiasi azienda che dovesse tenere sul mercato un comportamento come quello di Facebook probabilmente sarebbe già sull’orlo del fallimento, ma Facebook ha sette vite. La privacy vale ancora qualcosa?

Tra bug, violazioni della privacy, procedure interne lassiste, Facebook in questi giorni è nell’occhio del ciclone, ma a stupire più di tutto dovrebbe essere che, nonostante le violazioni che stanno emergendo, il principe dei social – pur perdendo significativamente il suo valore sul mercato – è ancora in piedi.

Facebook ieri ha subito un crollo del 7,25 percento, quindi con perdite dall’inizio dell’anno quantificabili in circa il 24 percento. Tanto o poco rispetto a quello che è successo?

Oggi almeno sei stati negli USA hanno indagini in corso su Facebook, l’autority britannica ha multato Facebook di circa 500mila sterline per violazioni dei dati relativi all’affare Cambridge Analytica. Al fisco italiano, per tuttaltro affare, Facebook invece pagherà 100 milioni di euro, senza parlare delle sanzioni UE.

Mark Zuckerberg, Ceo e Fondatore di Facebook

A provare a fare un po’ di ordine Facebook oggi soffre di: importanti e diversi problemi di sicurezza, un comportamento fiscale discutibile nel nostro Paese già sanzionato, con un comportamento decisamente disinvolto nei confronti della privacy degli utenti.

L’ultimo affare infatti riguarda la condivisione dei dati dei suoi utenti con partner del calibro di Microsoft, Netflix e Spotify, svelata dal New York Times.

Una condivisione iniziata nel 2010, e non certo dichiarata da Zuckerberg nelle varie audizioni cui è stato sottoposto di recente, con documenti probanti fino al 2017. Secondo l’inchiesta del quotidiano, i partner avrebbero avuto accesso illimitato senza controlli e senza dover richiedere il permesso agli utenti, con un sistema di benefici per tutti, tranne che per gli utenti.

Insomma, la vicenda ha contribuito ad aiutare chi ancora non sapesse come funziona il mercato dei dati oggi, a scoprire l’acqua calda.

La domanda che segue è la seguente: in questo allegro party di condivisione in cui tutti hanno saputo tutto di noi, in cui tutti parlano del valore dei dati dei clienti, e in cui ai clienti non torna nulla in tasca, nell’era del Gdpr, della privacy come valore, qual è oggi allora il valore di Facebook?

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