Connected Mobility Forum, verso la mobilità come servizio

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A Connected Mobility Forum, organizzato da The Innovation Group, le esperienze di ricercatori e PA verso la ricerca di un modello sostenibile di Mobilità As A Service

Per The Innovation Group (TIG) Connected Mobility Forum è la prima edizione di un convegno tutto dedicato a come i veicoli connessi e i servizi innovativi di mobilità stiano trasformando i trasporti, l’automotive e il mondo assicurativo.
Circa un centinaio i partecipanti ma l’evento è soprattutto un segnale importante di  come Automotive e Mobilità siano anch’essi ambiti oramai al centro della Digital Transformation che viviamo già concretamente quando parliamo di IT.

Ezio Viola, Ceo di TIG individua subito quattro trend di rottura rispetto al passato e di forte intreccio con le trasformazioni digitali in corso: la connettività (auto e infrastrutture connesse, non solo su base di tecnologie 5G), l’evoluzione delle proposte tecnologiche riguardo la guida assistita, le auto elettriche, e la cosiddetta shared mobility (la condivisione dei mezzi di trasporto).

Il settore Automotive impiega in Europa circa 13 milioni di persone, genera il primo PIL europeo, e rappresenta il primo ambito di investimento quando si parla di Ricerca e Sviluppo. Al convegno si parla quindi di investimenti non solo tecnologici sui veicoli, ma anche  per le cosiddette Smart Road, e in ambito 5G.

L’assunto di base su cui si riscontra la massima convergenza è che la mobilità connessa e la guida autonoma cambieranno le regole del gioco e quindi potranno dare vita anche a nuove politiche industriali e nuove regolamentazioni. Di sicuro i trend ‘disruptive’ indicati da Viola nascondono sfide e opportunità, in un contesto ancora poco definito.

Roger Lanctot, Director Automotive Connected Mobility Global Automotive Practice di Strategy Analytics non ha dubbi su un punto: “Stiamo vivendo tutte le incertezze possibili che distinguono il momento di passaggio da un modello “hardware” – ti vendo l’auto, il pezzo di ferro – a un modello di servizio, ovvero ti offro gli strumenti per spostarti nel migliore dei modi possibili, abilitato dai servizi digitali. Una sorta di Mobility As A Service (MAAS)“. 

Proprio perché la fase è di transizione siamo di fronte a una serie di investimenti in perdita alla ricerca di un nuovo modello e del perfezionamento tecnologico in atto.

Non si tratta di utilizzare meno l’auto, anzi, si tratta di utilizzare di più e meglio gli autoveicoli e i veicoli in genere, probabilmente riguadagnando (con la guida autonoma) parte del tempo “perso” a condurre un mezzo, con una serie di sinergie e risparmi, e con tutt’altro impatto sull’ambiente.

Possedere il mezzo non è più prioritario, per le nuove generazioni è già così, e il car sharing, o comunque una proposta di Auto As A Service come modello contribuisce ad un utilizzo maggiore, più sicuro, con un parco auto circolante decisamente più efficiente.

Connected Mobility Forum – Giorgio Elefante, Associate Partner|Automotive Leader in PwC

E’ il tema dell’intervento di Giorgio Elefante, Associate Partner|Automotive Leader in PwC: “Cambia il panorama globale, gli investimenti nelle infrastrutture fisiche (strade e servizi) determineranno una serie di possibilità (o di limiti) di scenario in futuro; l’uniformità delle regolamentazioni sarà un fattore critico importante. L’incognita maggiore resta il “quando”. Un’incognita che però non può frenare i processi propedeutici a consentire di supportare i nuovi scenari”. Che pure non si rivelano omogenei nel mondo.

Per esempio, solo l’auto connessa è effettivamente una caratteristica richiesta a livello globale. Già quando si parla di auto elettrica o a guida autonoma, PwC illustra come sia solo la Cina a rivelare percentuali alte di interesse presso gli utenti finali, anch’essi in trasformazione, lungo una linea che vede il motorista diventare semplice utente, il guidatore un passeggero, il proprietario dell’auto un cliente. Tre passaggi che non significano la riduzione del business, ma la sua trasformazione.

In questo scenario costa sta accadendo in Italia, dal punto di vista regolamentativo e dal punto di vista infrastrutturale è ambito di competenza di Mario Nobile, Direttore Generale per i Sistemi Informatici e Statistici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e di Roberto Mastrangelo, Responsabile Gestione Rete della Direzione Operation e Coordinamento Territoriale, Anas

Nobile: A Febbraio è stato approvato il decreto sulle Smart Road che si basa su tre pilastri. (1)La definizione delle specifiche delle strade intelligenti per quanto riguarda le strade nazionali – con la rinuncia a stabilire standard tecnologici (che rischiano di essere presto obsoleti) preferendo ad essi la definizione di standard funzionali, con la divisione della visione di strada in sottosistemi (monitoraggio strutturale, traffico, etc.). (2)Il secondo pilastro riguarda la cornice di regole per la sperimentazione dei veicoli a guida autonoma (l’Italia è la prima in Europa ad avere una normativa sull’argomento, pur non comprendendo oggi il livello 5 secondo la classificazione SAE). (3)Terzo pilastro è la costituzione di un osservatorio. La trasformazione digitale è molto veloce, e gli standard presto sembrano obsolescenti, il Ministero sta pensando di integrare la parte funzionale delle Smart Road con il BIM, non solo per la progettazione delle infrastrutture ma anche per la loro gestione”.

Nobile infatti pone un quesito importante relativo a quale sia il modello di business di valorizzazione dei dati generati da una Smart Road. Chi è il proprietario delle informazioni? Chi le gestisce? Chi consente di stabilire e delineare un market place accessibile alle interfacce autorizzate?

Il Ministero registra le sperimentazioni interessanti di alcuni enti locali (Modena e Torino) sull’impatto dei veicoli a guida autonoma all’interno del contesto urbano, e sottolinea l’importanza di sperimentare e sedimentare le esperienze, preoccupandosi poi di mettere a sistema le singole tecnologie, con l’obiettivo di padroneggiare – riguardo le tecnologie –  non solo i benefici, ma anche le performance in contesti critici. L’obiettivo principale deve rimanere la sicurezza, in seconda battuta l’efficienza e quindi lo sviluppo economico. Dei tre la priorità può essere solo la sicurezza.

Connected Mobility Forum – Secondo da destra Roberto Mastrangelo, Responsabile Gestione Rete della Direzione Operation e Coordinamento Territoriale, Anas

ANAS è tra i primi attori in campo interessati dal decreto Smart Road. La strada come infrastruttura fisica, lascia spazio all’idea di strada come “infrastruttura tecnologica”, in grado di raccogliere dati dall’ambiente, dagli utenti, e dal gestore e di ricondividerli sulla strada, con gli utenti e con il gestore.

Significa quindi sostenere e affrontare problemi di connessione, di monitoraggio sfruttando IoT. ANAS lavora in questo momento su WiFi Motion, per gli scambi informativi tra strada e utenti tramite semplicemente lo smartphone, quindi con un sistema del tutto comune, per quanto contestato quando si parla di sicurezza in strada.

E’ un primo passo che non preclude l’integrazione informativa diffusa con l’arricchimento di sensori e ulteriori possibilità di scambio dati in futuro. La modalità di scambio di informazioni tra strada e veicoli vedrà coinvolti non solo i gestori dell’infrastruttura ma anche quelli della telefonia e richiederà invece le implementazioni del 5G.

Sono già state individuate le tratte stradali coinvolte nelle sperimentazioni con le gare già pubblicate e alcune di esse sono state già assegnate. Impensabile oggi invece qualsiasi utilizzo sulle nostre strade di veicoli a guida autonoma di livello 5.

Il punto fermo in questa fase del tutto evolutiva sembra essere quello della percezione di un cambiamento in atto, più che non ancora metabolizzato anche scarsamente compreso.

Connected Mobility Forum – A destra Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e al Clima di Regione Lombardia

Questo anche per la facilità divulgativa degli hype sperimentali in corso che non possono corrispondere ancora a modelli spendibili. Per Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e al Clima di Regione Lombardia: “Siamo in una fase in cui la tecnologia è in grado di travolgere dal basso la governance. Attraverseremo di sicuro una fase non ben definita, ma è inevitabile considerato il livello di disruption”. 

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