Build 2015 in Italia, aspettando Windows 10. L’ultima chance

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Alla vigilia del lancio di Windows 10, Build 2015 ha fatto tappa a Milano con la partecipazione di oltre 400 sviluppatori e 600 iscritti. Criticità e punti di forza della proposta Microsoft

Dopo Build 2015 tenutasi a fine aprile, a San Francisco, Microsoft Build è diventata itinerante ed è arrivata a Milano con il suo Build Tour, un’estensione della Build americana che tocca 32 città nel mondo e che ha fatto tappa anche nella città di Expo. Microsoft Italia ha preso in prestito dalla corporation Andy Wigley – technical evangelist inglese di orgini, ora negli Usa – personaggio carismatico per tutto il popolo dei developer, con il suo team, che ha portato qui da noi tutte le sessioni tecnologiche.

Noi lo incontriamo insieme a Fabio Santini, Developer Experience and Evangelism Lead per Microsoft Italia che introduce e anima l’incontro: “E’ un momento importante per noi in Italia, in due giorni si sono iscritte 600 persone, vuol dire che nel mondo degli sviluppatori italiani c’è tanto interesse per capire come Windows 10 può diventare opportunità di business, come sviluppare applicazioni da distribuire su tutti i device che ospiteranno Windows 10 (e non solo)”.

Fabio Santini, Direttore della Divisione Developer Experience & Evangelism di Microsoft Italia
Fabio Santini, Direttore della Divisione Developer Experience & Evangelism di Microsoft Italia

E’ il momento oggi per capire quale deve essere il paradigma di sviluppo per i prossimi anni consapevoli che il traguardo – per raggiungere il quale Microsoft sta correndo a ritmo da centometrista un’intera maratona – è già oggi quello di scrivere una sola applicazione (Universal App), in un solo ambiente di sviluppo, con un solo codice e farla girare dalla scheda Raspberry fino a Surface Hub, pubblicandola nello store, che è uno solo, come ‘unica’ l’app con l’indicazione del device per cui è disponibile. Significa che quando si navigherà all’interno dello store cercando l’applicazione si vedrà quali sono le piattaforme coperte dall’applicazione.

Microsoft per farlo ha messo in un unico strumento di sviluppo, che è Visual Studio, e in un unico framework, la possibilità per cui il codice è sempre lo stesso, ma quando disegni l’interfaccia ora lo sviluppatore può dire al sistema a seconda della diagonale del device come deve essere disegnata l’interfaccia, attraverso triggers examen che si possono “scatenare” dicendo “se ti trovi in una determinata condizione (di device, tastiera, riconoscimento facciale, sensore) devi spostare o cambiare determinati elementi dell’interfaccia”. Il codice però non sarà in tre applicazioni diverse, ma in un’unica applicazione.

E’ il potenziale di Universal Windows Platform. Un altro tassello sono i cosiddetti ‘bridge per iOs e Android‘, significa riuscire a portare nello store Windows per i propri smartphone tutte le applicazioni iOs e Android necessarie per colmare il gap e fare massa critica su Windows – anche per i device di diagonale minore – prima di tutto per non vanificare l’impegno degli sviluppatori (ed evitare che abbandonino la piattaforma Windows), di sicuro per consentire loro di guadagnare anche con le applicazioni iOs e Android – e in ultimo, ma più importante, anche se c’è tempo non più di un anno – per fronteggiare finalmente ad armi pari, se non superiori, la concorrenza di Apple e Google (una volta che i Windows Phone saranno presenti nel mercato con market share significativi).

Andy Wigley, Microsoft
Andy Wigley, Technical Evangelist Microsoft

Sì anche con soluzioni a prima vista davvero interessanti come Continuum. Ne spiega perfettamente il significato Fabio Santini: “Partiamo da Universal Windows Platform, è in pratica lo strato che astrae le applicazioni dal processore che viene utilizzato dai device, e quindi ne abbatte il limite. Le app scritte come Universal Windows Platform, grazie a processori per smartphone che comunque sono in grado di visualizzare app su più schermi, potranno essere proiettate in grado di adattarsi come visualizzazione e esperienza di utilizzo proprio al device cui sono collegate”.

Bisogna quindi immaginare Outlook utilizzato sul proprio smartphone con l’interfaccia per quella diagonale, proiettato poi su uno schermo più ampio, sempre fatto girare dallo smartphone, ma utilizzato con l’interfaccia più adeguata allo schermo più ampio, come se fosse  il vostro Outlook installato sul pc (perché il codice di base è identico). Si trasforma letteralmente lo smartphone in un personal computer, e si visualizza la medesima app nel modo più corretto in relazione alla propria diagonale.

Quando si è in mobilità, in pratica, si potrebbe portare solo il proprio smartphone e collegarlo a una tastiera, a un mouse e a un display, per lavorare come sul pc dell’ufficio, con la medesima visualizzazione che offre il proprio laptop. Se Microsoft in passato ha sempre pensato fosse possibile scrivere un’applicazione e poi riproporla allo stesso modo su qualsiasi device, oggi risponde all’obiezione proprio con un salto in avanti, con codice che permette di modellare l’app in modo differente a seconda di dove sarà utilizzata, ma scrivendola una volta sola.

Build 2015 a Milano, oltre 600 i partecipanti
Build 2015 a Milano, oltre 600 i partecipanti

Ora il limite per una vera esperienza Continuum è solo l’hardware adeguato, ma è anche evidente che se questa proposta di Microsoft fosse la strada giusta (di certo è l’unica percorribile) – ma Microsoft non fa massa proprio con gli smartphone – ci penseranno gli altri a perseguirla, perché non bisogna nemmeno dimenticare che non conta il nome del sistema, ma l’esperienza. Per Santini c’è spazio per recuperare e tutto dipende proprio dal successo di Windows 10; con Windows 10 chi fa le app sa che può aggredire miliardi di device scrivendo una volta sola.

Una strategia rischiosa, ma è l’unica possibile

Chi prima scriveva un buon software per Windows, sa che ora lo sta scrivendo già anche per gli smartphone e la crescita dell’ecosistema diventa virtuosa. Buona strategia, a patto che scrivere app anche per i computer continui ad essere prioritario rispetto a scriverle solo per smartphone, in questo caso il dubbio resta. I bridge servono a colmare il gap e a portare nello store per gli smartphone Windows tutto ciò che manca, anche se richiedono in questa fase l’apertura di un doppio fronte a Microsoft. Un’applicazione passata per il ‘bridge’ che non offrisse l’esperienza ottimale, non farà mai innamorare nessuno di Windows 10 e questo è un altro rischio. E nel frattempo Apple e Google non stanno fermi, con Apple che ha già tutto quello che serve per offrire ottime esperienze su computer e smarpthone non per tutte le app del firmamento, che non serve a nessuno, ma solo per quelle app che hanno motivo di esistere sullo smartphone, perché invece sul computer basta e avanza un browser. Insomma, oggi quello che serve per ‘far innamorare la gente’ passa da uno smartphone vincente che, per ironia della sorte, è il tassello che manca a Microsoft.

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