Apple MacBook Pro, touch sì ma dove serve

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MacBook Pro si presenta ancora più sottile e leggero, con il nuovo sistema Touch Bar al posto dei tasti funzione, Touch ID come su iPhone per il login e Thunderbolt 3 come unica interfaccia, ma sopravvive il minijack. La nostra analisi dell’evoluzione e del portafoglio

Non siamo mai stati sostenitori della tecnologia touch nel display, quando si parla di laptop e di un sistema di computing professionale con schermo e tastiera, e pare che resti del nostro parere anche Apple, che propone un MacBook Pro rinnovato, innovativo, anche se non necessariamente nella stessa direzione degli “altri”,  ma anche questo fa parte dell’originalità della proposta, con un endorsement recente proprio da parte di IBM che ha indicato quanto siano diminuiti i problemi di manutenzione dei device da quando sono stati adottati i Mac.  

MacBook Pro, Touch dove serve

E poiché il MacBook presentato ieri deve essere Pro, ecco le novità nei punti dove è importante che esse siano. Il nuovo MacBook Pro è più sottile (il 13″ con 14,9 mm di spessore per circa il 23 percento di volume occupato in meno) e più leggero (di circa 200 grammi rispetto all’edizione precedente, poco più di 1,3 Kg). Perde i tasti funzione per sostituirli con un display Multi-Touch Retina che chiameremo da oggi la “Touch Bar“. Attenzione.

Non si tratta di un tentativo di rendere touch la barra funzione come abbiamo già visto fare sui Lenovo X1 Carbon, per citare un esempio su tutti di qualche anno fa. Si tratta in questo caso di una vera striscia a display pensata per agire in un certo modo a seconda delle applicazioni che utilizziamo, e soprattutto pronta a interagire con il software al punto che dal display superiore è possibile trascinare nella Touch Bar gli strumenti che più riteniamo utili per un determinato compito.

MacBook Pro (edizione 2016) - La tastiera con meccanismo a farfalla
MacBook Pro (edizione 2016) – La tastiera con meccanismo a farfalla, il touch pad più ampio e in alto un assaggio di Touch Bar adattiva e personalizzabile a seconda di cosa state facendo e delle app utilizzate. Non è detto che il touch serva sul display. Lo ripetiamo da sempre 

Apple spiega come la Touch Bar porta i comandi che interessano ancora più vicini alle dita dell’utente, sfruttabili con un tocco e come essa già si adatti quando si utilizza il sistema con app come Mail, Finder, Calendario, Numbers, GarageBand, Final Cut Pro X. Sono pronte già anche altre app di terze parti, ma ovviamente bisognerà sfruttare le API per rendere ancora più virtuoso e universale il sistema che propone Apple.

Così, negli esempi già visti durante la presentazione la Touch Bar può mostrare le Tab e i preferiti in Safari, senza dovere andare a cercarli nel menu superiore, ma soprattutto stupisce nello sfogliare le immagini e in fase di editing. Chi pensava che non si potesse inventare nulla di nuovo e che il touch risolvesse tutto è servito. Apple ha pensato che portare vicino alle dita ciò che serve fosse più comodo ancora che fare alzare le mani a un professionista che scrive e deve raggiungere gli strumenti sullo schermo touch . Lo proveremo sul campo. 

Autenticazione con Touch ID

Di touch oltre alla Touch Bar, Apple MacBook Pro propone il sistema Touch ID già conosciuto su iPhone e iPad. Non si poteva più farne a meno, proprio perché il Pro è un laptop per tutti ma prima di tutto per i professionisti, se il risveglio di un Mac è rapidissimo, aveva ancora senso perdere il tempo a digitare una sequenza di caratteri? Insomma, questa caratteristica era attesa e oramai indispensabile, pensiamo anche ai clienti business conquistati da Apple, come i dipendenti IBM, è solo un esempio citato tanto più perché questa sì che su piattaforma Windows è caratteristica consolidata – il login con un parametro biometrico come l’impronta digitale ora è migliorato dal’esperienza facile e possiamo dire infallibile del Touch ID che sfrutta algoritmi sofisticati per riconoscerla e poi abbina il confronto con Secure Element del chip T1 di Apple. 

Un’esperienza brillante con il laptop parte da una tastiera confortevole e a prova di errore, che non si deve guastare mai, e da un touchpad spazioso, sensibile, ma soprattutto in grado di adattarsi a come lo usiamo e non viceversa,  prima ancora – secondo il nostro parere – che da una risoluzione stupefacente. Apple ha lavorato comunque su tutti questi aspetti. Con un Trackpad Force Touch più ampio quasi del 50  percento più ampio sul MacBook Pro 13” e grande il doppio sul MacBook Pro 15″. Guadagnando superficie in entrambi i casi soprattutto in larghezza. Questo è stato possibile perché la tastiera è completamente rinnovata, sull’esempio di quanto già visto su MacBook. Anche in questo dovremo provare sul campo la sua infallibilità.

Display e specifiche

E per quanto riguarda il display ovviamente con risoluzione e tecnologia Retina, ora è ancora più sottile, luminoso a 5oo nits, ma secondo il vendor soprattutto è in grado di supportare un Gamut più ampio del display Retina adottato sui modelli precedenti. Apple sostiene che queste caratteristiche associate a una maggiore apertura dei pixel, e a una frequenza di refresh variabile insieme con LED a minore consumo, portano il display a consumare il 30 per cento di energia in meno rispetto a prima. E’ proprio l’autonomia di MacBook Pro complessiva un punto su cui però il marketing di Apple tace negli statement ufficiali. Dovrà essere messo alla prova. Perché il comparto delle risorse di calcolo non è da secondo della classe con i processori Intel di sesta generazione dual-core Core i5 con eDRAM e dual-core Core i7 con eDRAM e quad-core Core i7. Grafica discreta solo per il modello maggiore da 15″ e Intel Graphics Iris nelle altre proposte. Però tutti i modelli, dal meno costoso al più caro sono ora dotati di SSD almeno da 256 Gbyte. E questo non è male per nulla.

Solo Thunderbolt 3, addio MagSafe 2

Un punto su cui abbiamo da ridire invece è presto definito: quello delle interfacce. Anche il MacBook Pro più bello di sempre, almeno dalle prime immagini ci costringe a viaggiare con un accessorio, per poter utilizzare chiavette USB e schede SD. E’ verissimo che bisogna guardare al futuro, ma il presente conferma che se è vero che basta un unico cavo Thunderbolt 3 per alimentare (addio MagSafe 2) e collegare dispositivi, e poi si hanno a disposizione fino a 4 interfacce, è vero anche che praticamente non esistono sistemi di storage esterni collegabili di uso comune di quel tipo.  Vorremmo capire però perché un sistema come MagSafe 2 che garantiva con certezza il distacco del cavo di alimentazione senza danneggiare il Mac non ha più motivo di esistere e all’improvviso questa caratteristica così tanto decantata ora non sia più importante.  Lo spazio necessario prima per lettori di schede e interfacce USB, pensiamo sia stato sfruttato per la batteria e per un sistema audio che dovrebbe essere molto più convincente. 

MacBook Pro con Thunderbolt 3
MacBook Pro con Thunderbolt 3 – Si nota anche la presa del minijack per l’audio. Significa però che chi ha un iPhone 7 si trova a utilizzare un tipo di interfaccia per le cuffie su iPhone e un altro su MacBook Pro. Vedremo come andrà a finire. I professionisti che lavorano con l’audio di sicuro si sarebbero ribellati alla scomparsa del minijack anche sui laptop

Per quanto riguarda prezzi e disponibilità riportiamo integralmente quanto comunica Apple e rimandiamo al sito ufficiale: il MacBook Pro 13” (senza Touch Bar) parte da un prezzo di  €1.749, monta un processore dual-core Intel Core i5 a 2.0 GHz con velocità Turbo Boost fino a 3.1 GHz, 8GB di memoria e 256GB di storage flash, ed è disponibile da oggi. MacBook Pro 13” (con Touch Bar e sensore Touch ID) è disponibile a partire da €2.099, e monta un processore dual-core Intel Core i5 a 2.9 GHz con velocità Turbo Boost fino a 3.3 GHz, 8GB di memoria e 256GB di storage flash. Arriva in due o tre settimane.  MacBook Pro 15” è disponibile a partire da  €2.799, con Touch Bar e sensore Touch ID, un processore quad-core Intel Core i7 a 2.6 GHz con velocità Turbo Boost fino a 3.5 GHz, 16GB di memoria e 256GB di storage flash, e arriva in due o tre settimane.

I nuovi MacBook Pro si possono ricaricare da qualsiasi delle 4 porte
I nuovi MacBook Pro si possono ricaricare da qualsiasi delle 4 porte. Il progresso non ha però eliminato la disattenzione degli utenti. Che fine ha fatto il sistema MagSafe per cui se strappavi il cavo non succedeva nulla? Sarà ancora così?  Perché prima era importante questo aspetto e ora non lo è più?

Il portafoglio MacBook, Air e Pro

Ora Apple ha nel suo portafoglio di sistemi portatili i MacBook – minore potenza ma altissima portabilità superleggeri e sottili – i MacBook Air, che a questo punto restano i sistemi di computing più classici a disposizione e i più economici, con ancora l’interfaccia USB tradizionale e MagSafe 2. Per quanto riguarda i Macbook Pro 13″: resta a catalogo con Thunderbolt 2 (doppia) e doppia presa USB 3.1 tradizionale il MacBook edizione precedente (che ha però lo stesso nome del nuovo e bisogna fare attenzione nello store). E arrivano i nuovi MacBook Pro con diagonale 13″ con o senza Touch Bar e Touc ID Anche il nuovo MacBook Pro da 15 pollici vede la scomparsa dell’interfaccia che siamo stati abituati a utilizzare negli ultimi 15 anni per i cavi USB Type A. Resta disponibile il modello vecchio, ma tutti i MacBook Pro 15″ nuovi sono disponibili solo con Touch Bar e Touch ID .
Ci teniamo a fare chiarezza, al momento sul sito Apple è ancora possibile fare una comparazione per capire le differenze tra i vecchi MacBook Pro e i nuovi appena presentati, ma i modelli si chiamano tutti con lo stesso nome, bisogna semplicemente fare attenzione. Soprattutto in fase di acquisto del modello vecchio di MacBook Pro con diagonale da 13″ vengono citate solo le porte Thunderbolt 2, ma ovviamente il modello vecchio resta disponibile con Hdmi, doppia Thunderbolt 2, doppia USB 3.0 e lettore di schede SD.  Il MacBook meno costoso rimane MacBook Air da 13″ senza Retina display disponibile a partire da circa 1.100 euro 

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