Apple ammette di memorizzare i dati degli utenti in Russia

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Alcuni dati degli utenti di Apple sono archiviati sui server russi, per conformità con le leggi locali. La privacy si ferma sempre davanti al legislatore per operare nei diversi Paesi

Apple ha ammesso di archiviare parte dei dati dei propri utenti sui server russi per conformarsi alle leggi locali.Sarebbero, secondo quanto riporta Bloomberg, informazioni come nome, indirizzo, email, numeri di telefono degli utenti russi di Apple utilizzate per i servizi di customer service e per fornire informazioni sui nuovi prodotti, ma rimarrebbero esclusivamente entro i confini russi.

Il comportamento non sarebbe quindi per nulla diverso da quello tenuto da Apple in Cina, dopo l’introduzione della legge sulla sicurezza informatica nel 2017 secondo la quale tutte le informazioni personali dei/sui cittadini cinesi devono essere conservate all’interno del Paese.

Anche se già nel 2014 l’archiviazione dei dati personali degli utenti cinesi avveniva sostanzialmente così. Alcune fonti però rivelano che non sarebbe tutto qui.

Non è chiaro infatti quali altri dati personali restino archiviati sui server russi, oltre a quelli strettamente relativi ai servizi di Apple (customer service e offerte nuovi prodotti), potrebbero esserci tranquillamente tra questi anche messaggi, foto e contatti.

Tim Cook, ceo di Apple

Secondo Silicon.co.uk l’informazione saliente e interessante è proprio quella relativa al fatto che Apple memorizzi anche informazioni sul proprio personale che opera in russia nei data center del Paese.

Queste informazioni includerebbero persino il numero del passaporto russo del personale Apple russo, luogo, data di emissione, indirizzi permanenti e temporanei, la cronologia delle valutazioni relative al lavoro svolto, le informazioni sul reddito.

Il centro in cui sono memorizzati questi dati sarebbe gestito da IXcellerate, secondo un rapporto del 2015.
Da parte sua Apple non ha voluto commentare la questione, per cui vale esclusivamente l’ammissione del Ceo Tim Cook per cui Apple deve rispettare le leggi nazionali a seconda dei Paesi dove opera, ma che i dati sarebbero sempre crittografati.

In un’intervista a Vice News ad ottobre, Cook avrebbe affermato: “Abbiamo server in ogni parte del mondo, e non ci sono Paesi da cui sia più facile carpire i dati rispetto ad altri. La questione vera riguarda la crittografia. Chi possiede la chiave di decriptaggio? Nella maggior parte dei casi solo i soggetti e i destinatari delle informazioni”.

Il Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione russo, l’osservatore Roskomnadzor, è irremovibile sulla questione dall’introduzione della legge e in passato ha persino minacciato di far chiudere Facebook e ha ordinato alle compagnie di telecomunicazione di bloccare l’accesso a Linkedin, nel 2016, per mancata conformità alla legge.

Google stessa si è adeguata, e anche Telegram è nell’occhio del ciclone al riguardo, perché le autorità hanno accusato il servizio di messaggistica di consentire ai terroristi la comunicazione attraverso messaggistica criptata. Sarebbero transitate su Telegram le informazioni del kamikaze che ha ucciso 15 persone a San Pietroburgo nell’aprile del 2017.

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