L’utilizzo dei device in mobilità spinge al cloud, come disegnare le app

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Smartphone e tablet sempre di più serviranno anche a produrre dati e informazioni, per questo è indispensabile pensare alla ‘triangolazione’ con il cloud quando si disegnano le nuove app. La proposta di un modello

Secondo Gartner si va sempre più velocemente verso la realizzazione di un modello virtuoso dell’utilizzo della cloud, secondo il quale non importa dove sono prodotti i dati, e l’applicazione utilizzata per farlo, ma è invece importante che essi siano disponibili per essere richiamati da diversi device, con diversi sistemi operativi, per essere accessibili e manipolabili ovunque.

In pratica si tratta di iniziare a disegnare e sviluppare applicazioni in grado di gestire policy di accesso ai dati per consentire la visualizzazione degli stessi su diversi sistemi OS, e per evitare quindi anche il passaggio della ‘sincronizzazione’ con un computer locale, oramai vero e proprio retaggio del passato.
Nella forma più semplicistica questo significa, per esempio: mai più sincronizzare i dati (foto, contatti, email, calendari) con smartphone e cavetto Usb con il proprio pc, per migrarli su un altro dispositivo, ma significa anche pieno accesso ai propri dati che vengono generati anche con le applicazioni più semplici di utilizzo quotidiano, sincronizzati su un server remoto e poi richiamati, magari in un futuro persino da una app diversa da quella che li ha generati, ma certamente e  da subito da un altro sistema operativo su un altro device.

Html5 al servizio delle App
Html5 al servizio delle App. Html 5 è tra i linguaggi più flessibili per le app, soprattutto in ambito mobile.

Si badi, esistono già anche tante app consumer in grado di offrire questo servizio, sono quelle più scaricate dagli store, in ogni ambito: il mini gestionale per le spese, quello per il controllo del peso in una dieta, ma si pensi anche solo alle app del mondo financial, integrate con il proprio account e il conto bancario, oppure a quelle per gli appunti (come Evernote) catturati in ogni dove, o ai sistemi di memorizzazione delle password.

App, quattro scenari e il futuro

Gli utenti di queste app si trovano di fronte a tre scenari:

1. L’app consente il salvataggio dei dati solo in locale (sono in realtà e per fortuna molto poche).

2. L’app permette il salvataggio dei dati solo in locale, ma è in grado di importare ed esportare i dati in formati riconosciuti e di generare una copia di backup per il ripristino. In questo caso il vendor di solito predilige lo sviluppo di diversi formati per importare i dati anche dalle app dei vendor concorrenti, ma consente l’esportazione solo nel proprio formato e magari in un formato più universalmente riconosciuto come CSV e così via.
Si tratta di un atteggiamento comunque abbastanza chiuso, perché qualsiasi utente si accorge presto che un’esportazione in CSV difficilmente sarà utilizzabile per migrare i dati ‘puliti’ su un’altra app; servirà piuttosto più come copia di backup estremo o per farla digerire in qualche modo da un database semplice semplice.

3. L’app consente il salvataggio dei dati nella cloud del vendor, o su una porzione privata di cloud riservata su una piattaforma riconosciuta. In questo caso tramite user id e password l’utente può salvare in cloud un file di backup e il file di backup può essere utilizzato per ripristinare i dati su un device, ma anche per ri-visualizzare su più device quei dati, proprio dalla copia del file, fossero anche in formato proprietario. In questo modello ovviamente è già molto interessante la possibilità di ripristinare la copia di un backup su diversi sistemi operativi, oltre che su molteplici device. Diamo per scontato che questa possibilità non escluda quelle già percorse nei primi due punti. Si hanno i vantaggi della sincronizzazione in real-time, sempre in un formato, fosse anche proprietario, con alcune specifiche accessibili. Exchange è un valido esempio di questo, ma limitato nelle possibilità di utilizzo a email, calendari, note, attività e contatti.

4. L’app permette di salvare i dati dell’applicazione su un sistema di storage in cloud scelto dall’utente. Per esempio su Dropbox, SkyDrive, etc. E in alcuni casi migliori, ovviamente, permette anche l’importazione successiva su diversi Os e device, partendo dagli stessi servizi.

Si tratta già di un modello evoluto. Purtroppo anche in questo caso ci sono dei limiti: per esempio non è detto che il vendor della app la disegni con tutti i sistemi di storage in cloud predisposti, costringendo l’utente a moltiplicare i propri account o a cambiare piattaforma di storage in cloud. Non solo, i sistemi di storage più conosciuti, proprio perché depositari di questi dati, potrebbero in futuro essere soggetto di un numero sempre maggiore di attacchi. In compenso trattandosi di servizi di puro spazio di storage ci si può salvare di tutto e quindi essi si offrono come sistema di repositori di dati da app anche eterogenee.

5. C’è infine un modello, che in pratica ancora non esiste, ma che a noi piace particolarmente. E’ quello che prevede la possibilità per l’utente di utilizzare un servizio personale di cloud, magari proprio frutto di un’evoluzione nell’offerta dei servizi della pubblica amministrazione, aperto, basato su un formato dati a sua volta open, per cui l’utente può affidare a questo spazio cloud privato i propri dati, come farebbe collezionando le foto in un album di casa, archiviando i documenti della banca e così via.

In questo caso sarebbero notevoli i problemi da risolvere nella scelta del formato dei dati, come anche quelli relativi alla sicurezza, ma non è che manchino soluzioni idonee, per esempio, per l’ultimo punto, sul modello di quanto proposto da un sistema come Google Authenticator.

L’utente avrebbe però il vantaggio di disporre di un unico repository di dati, magari con sezioni protette con criteri di accesso diversi a seconda della sensibilità dei dati contenuti. I dati sarebbero disponibili ovunque e sarebbero anzi i vendor di dispositivi e software a doversi adeguare alle specifiche dettate per garantire l’universalità del servizio. Per alcuni aspetti – ma il paragone è simile a quello di un confronto tra le scimmie nostre antenate e l’uomo del XXI secolo – alcune funzioni della Carta Regionale dei Servizi sono, come embrione, non agli antipodi da quanto si potrebbe realizzare.

La Carta ospita già dati eterogenei. Si tratterebbe invece di studiare un sistema mobile flessibile ma universale, con una serie limitata di formati di dati leggibili poi da qualsiasi sistema operativo, mobile e non. E’ tantissimo, ma non impossibile. Per quanto vediamo, pensiamo sia una possibilità riservata, forse, ai nostri figli, più probabilmente ai nostri nipoti. Si sprecano le suggestioni letterarie e il richiamo di archetipi diversi in positivo (una biblioteca personale di conoscenza, l’accesso a uno storico della propria vita che non va mai perduto) come in negativo: su tutti Matrix e il Grande Fratello.

 

 

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