Le API rappresentano il futuro dell’Era Digitale

Software

L’utilizzo di Application Programming Interface (API), per quanto inconsapevole, è quotidiano da parte di tutti, e permette una buona esperienza d’uso di software e servizi. Si sono così generate vere e proprie strategie di mercato per il loro sviluppo e condivisione. Ecco un’analisi di alcuni possibili modelli

Lo sviluppo di Application Programming Interface è un argomento con molti punti interrogativi. Una cosa è certa, le API ci circondano, le usiamo tutti i giorni, anche senza rendercene conto, e il loro utilizzo è destinato ad aumentare considerevolmente tanto che, aziende leader di settore, hanno sviluppato vere e proprie strategie di mercato basate sullo sviluppo e condivisione delle proprie API

In una recente analisi Gyanee Dewnarain, analista di Gartner, dichiara: “Le API sono lo strumento, o meglio, la cascata di strumenti di monetizzazione tra chi genera questo valore a monte e chi, a valle, lo consuma.” 

A dimostrazione dell’interesse crescente per questo argomento è stata organizzata ApiConf 2017, prima conferenza italiana dedicata interamente allo sviluppo API. Al Lingotto Fiere di Torino, alcune software house italiane, come Freelands, hanno presentato al pubblico i loro progetti legati allo sviluppo API, sottolineando come anche le piccole e medie imprese abbiano la possibilità di giocare un ruolo determinante i questo nuovo modello di business. Nello specifico viene presentata al pubblico APIgator, primo framework italiano per semplificare lo sviluppo API fornendo all’utente un’interfaccia grafica intuitiva che permette di saltare la fase di apprendimento del codice.

Al di là del caso specifico è interessante esemplificare come, tre aziende leader mondiali, Google, Amazon e Salesforce.com, stiano attuando con successo strategie di business legate allo sviluppo ed alla condivisione, libera o a pagamento, delle loro API.

Si possono identificare tre modelli da seguire:

1. Brand Awareness
Le API vengono rese gratuite e pubbliche. Questo permette di aumentare la visibilità e la reputazione di un marchio, diffuso grazie servizi e applicazioni di terzi. In questo caso, i ricavi non provengono direttamente dall’esposizione delle proprie API, ma indirettamente grazie alla maggiore visibilità del marchio.

2. Developer-to-Enterprise
In questo caso è lo sviluppatore che paga direttamente la società per utilizzare le sue API. Solo in alcuni casi l’uso dell’API è gratuito. Google Maps consente un utilizzo limitato, superato il quale è necessario pagare per il consumo.

3. Enterprise-to-Enterprise
Le aziende possono scegliere di remunerare aziende partner che utilizzano e integrano i propri servizi tramite API. In questo caso, le transazioni completate tramite un’API prevedono il pagamento dell’imposta (che rappresenta la percentuale del valore della transazione) da parte della società fornitrice. Queste entrate stanno diventando importanti fonti di reddito per le aziende che le adottano.

Amazon ha raggiunto una posizione dominante nelle vendite online. Per mantenere questa posizione, ha adottato una strategia di rafforzamento delle partnership adottando una strategia sia di Brand Awarness che Enterprise-to-Enterprise. Amazon offre infatti l’opportunità ai partner di utilizzare i cataloghi dei loro prodotti, attraverso un’integrazione API sul proprio sito o applicazione. In questo modo, Amazon amplia il canale di distribuzione e diffonde ulteriormente il proprio marchio. I partner traggono profitto dal catalogo Amazon, ottenendo una commissione sull’ acquisto effettuato attraverso il loro sito/applicazione.

Salesforce.com, tra i principali attori nel mercato CRM, ha invece creato un modello di business Developer-to-Enterprise che prevede di condividere le proprie API a pagamento per consumo, ottenendo così quasi il 50% dei suoi tre miliardi di dollari di entrate annuali.

Google offre un servizio ormai noto a tutti, Google Maps. La strategia adottata da Google è un mix tra Enterprise-to-Developer e Brand Awarness. Mountain View fornisce agli sviluppatori le API di Google Maps per rendere il servizio utilizzabile anche da terze parti. Chiunque abbia la necessità di utilizzare servizi di ricerca georeferenziati oppure di realizzare mappe personalizzate può utilizzare le API messe a disposizione. L’utilizzo però è limitato: superato un determinato consumo il servizio diventa a pagamento.

In conclusione, le richieste da soddisfare nella Digital Transformation di oggi sono: “Anytime, Anywhere, Any Device“. Le API sono la risposta a questi problemi perché consentono di creare velocemente interfacce utente per i nuovi dispositivi.

Autore
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Francesco Ferrari, laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Bologna. Giornalista informatico per Freelands, software house bolognese. Crea contenuti digitali e organizza lezioni frontali in collaborazione con l’Università di Bologna. E’ il responsabile della comunicazione per il progetto APIgator – API Made Easy – premiato con il Seal of Excellence dall’Unione Europea per Horizon 2020.
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