La fattura elettronica rende la vita più complicata agli evasori ma note dolenti sui rimborsi Iva

EnterpriseFisco e Finanza

Scadenze Iva, gestione del software, lotta all’evasione, note dell’Agenzia delle entrate…Dal 1 gennaio 2019, con l’introduzione della Fattura elettronica, sono cambiate un po’ le regole ‘dei giochi’. Sentiamo l’opinione di un commercialista

Il 16 maggio ci sarà una scadenza importante per l’Iva, il versamento di quella relativa al primo trimestre del 2019. Questa data rappresenta una tappa importante dopo l’introduzione della fattura elettronica avvenuta il 1° gennaio di quest’anno che consentirà all’Agenzia delle entrate in primis e agli addetti ai lavori poi ti tirare un po’ le fila su questa misura e valutarne gli impatti, soprattutto in termini di lotta all’evasione. Il fisco infatti ha ora un’arma potentissima, perché può bloccare in tempo reale i rimborsi Iva su operazioni che ritiene non consone e quindi non far arrivare neanche al destinatario la fattura.

Per dare un primo giudizio partirei proprio da questo aspetto, visto che può essere considerato il principale obiettivo da raggiungere. I primi numeri già dicono che gli incassi nei primi mesi sono stati evidenti, pur riguardando solo le grandi aziende, quelle con dichiarazione mensili.
Grazie alle analisi basate sulle e-fatture, “sono stati intercettati subito – scrive l’Agenzia delle Entrate – acquisti fittizi per 3,2 miliardi di euro, e bloccati falsi crediti Iva per 688 milioni di euro tra gennaio e febbraio”. Anche la nostra percezione è che ci sia più attenzione in certe operazioni, anche per un timore di cosa possa succedere.

Con la fattura elettronica in particolare dovrebbero saltare tutte quelle operazioni dette “frodi Carosello” e la cessione di falsi crediti Iva, soprattutto nel campo dei prodotti petroliferi. Con un giro di fatture si creano crediti Iva falsi in capo a società “cartiere”, che li cedono fraudolentemente ad altre società per farseli rimborsare dal fisco. Questo meccanismo è andato bene fino a ieri perché dalla frode alla sua individuazione, la società “cartiera” (che serve a produrre solo falsi crediti Iva) veniva individuata dopo alcuni mesi, dopo che era già sparita intascandosi il profitto della cessione del credito Iva. L’evasione Iva rimarrà soltanto un ricordo? Andiamoci piano: fatta la legge trovato l’inganno, ma di certo la fattura elettronica ha reso la vita molto più complicata agli evasori.

Ma veniamo alle note dolenti perché non è tutto oro quello che luccica. Da più parti questo strumento era stato fortemente avversato per l’eccessiva rapidità di applicazione, senza gradualità che in riforme così pesanti, è fondamentale. I programmi software disponibili a gennaio, quello dell’Agenzia delle Entrate e poi quelli delle tante software house erano inizialmente disallineati e c’è voluto un po’ perché funzionasse il tutto, comportando investimenti economici e di tempo da parte delle Partite Iva coinvolte, oltre che da parte dei commercialisti. Ancora oggi alcune e-fatture spariscono nei meandri del sistema informatico pubblico e non arrivano mai a destinazione, costringendo le persone coinvolte a lunghe procedure di recupero.

Logo BCD

Gli errori possono essere meramente materiali, visto che molte delle società che emettono fattura devono inserire manualmente i dati, spesso chiedendo al cliente di trascrivere il tutto su un foglio di carta. Oltre all’errore, c’è anche il tempo impiegato, cosa che da quel che ci risulta, spinge molti a rinunciare. Oltre a non voler perdere tempo gli utenti si sentono in difficoltà nel chiedere un’ulteriore incombenza al fornitore che in quel momento è alle prese con altre attività.

Inoltre, la fattura elettronica si è aggiunta all’obbligo del pagamento tracciabile con carta di credito e debito. Come sappiamo molti distributori di benzina applicano una piccola cifra per la gestione del pagamento che di fatto va a compensare il risparmio in detrazione per molti professionisti che hanno cifre molto basse. Se a questo si aggiunge l’incombenza della fattura elettronica il risultato è che molte Partite Iva rinuncino.

Ultimo ma non meno importante aspetto sensibile è la gestione dei software. Dicevamo all’inizio delle difficoltà portate dall’eccessiva rapidità di applicazione della riforma che come conseguenza ha portato soluzioni software che possiamo definire orizzontali, cioè applicabili per tutte le categorie, con la conseguenza che sta al singolo utente inserire ogni volta le specifiche di corrispondenza (regime Iva, di previdenza, ecc). Sarebbe stata più proficua una verticalizzazione per categoria, per cui fossero preimpostate le specifiche relative al proprio regime e lasciare solo l’incombenza di inserire la cifra per la prestazione. In questo modo si potrebbero ridurre gli errori e velocizzare i processi. Pensate a un commercialista, iscritto all’ordine professionale, in regime ordinario, praticamente un caso che riguarda la quasi totalità della categoria. Questa persona, nell’emettere le fatture elettroniche, deve inserire le medesime condizioni, variando solo l’onorario. Ecco per questa categoria potrebbe esistere una customizzazione dell’offerta, magari anche declinata su App.

a cura di Andrea Da Ponte dottore Commercialista e Revisore Contabile
Studio BCD Commercialisti

Autore
Scopri di più 
Scopri di più