I trend futuri del mercato dei software Eam e Cmms

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I software Eam hanno subito negli anni cambiamenti rilevanti, determinati dall’avanzare delle tecnologie. In quale direzione? Quali i vantaggi per le aziende?

I software EAM, acronimo che rimanda all’Enterprise Asset Management sono software che supportano Ceo, amministratori, stakeholder di un’azienda nella complessa gestione degli asset, ovvero dei beni monetizzabili, di qualunque natura, che sono portatori di valore.

Il loro compito, quindi, è quello di gestire non solo i beni fisici (software, macchinari, impianti, etc.), come fanno i CMMS (Computerised Mantainance Management System), che sono in un certo senso dei sottoinsiemi, ma anche quelli immateriali, come le azioni, le obbligazioni.

I software EAM, come tutto il comparto applicativo del resto, hanno subito negli anni cambiamenti importantissimi, determinati dall’avanzare impetuoso delle tecnologie. Ma in quale direzione stiamo andando? Se lo sono chiesti , tra i tanti, anche gli esperti del gruppo ArcWeb, società di consulenza nel mercato tecnologico leader nel mondo. Ecco una sintesi delle loro riflessioni.

  • La prima riflessione riguarda la tendenza ad abbracciare un approccio “olistico”. Se negli anni passati, ci si concentrava essenzialmente sul monitoraggio e sulla manutenzione di ogni singolo asset, adesso si sta guardando a questi software, che diventeranno sempre più importanti, con un approccio che potremmo definire “olistico”, cioè generale, globale. Ogni asset, quindi, viene monitorato e studiato non solo nel suo stato attuale, ma in tutto il ciclo di vita, in ogni suo aspetto, dalla manutenzione, alle performance, per giungere a una comprensione approfondita che, dagli addetti ai lavori, viene chiamata Asset Performance Management (APM). Non solo: mentre nel passato i diversi asset venivano gestiti tramite applicazioni diverse, nel futuro la tendenza sarà opposta: una sola applicazione si farà carico dell’intero sistema aziendale.
  • La seconda riflessione riguarda invece la manutenzione predittiva. Essendo ogni asset monitorato, come detto sopra, in ogni fase del suo ciclo di vita, l’intervento avverrà prima che il problema si verifichi. Questo comporterà un notevole abbattimento dei costi. Ogni intervento sarà pianificato meccanicamente, elaborando le informazioni che ciascun asset trasmetterà tramite sofisticati sensori.
  • Studio e ridefinizione dei flussi di lavoro. Nel giro di poco tempo, i dati che serviranno per pianificare la produzione saranno immessi meccanicamente, e non dai tecnici, come avviene oggi. Questo eliminerà lentezze, inefficienze, errori di trascrizioni, valutazioni errate, e altri problemi, consentendo una innegabile ottimizzazione del work flow management, oltre che, naturalmente, una maggiore flessibilità.
  • Distribuzione. La maggior parte delle enormi risorse tecnologiche e informatiche necessarie per la gestione degli asset sarà sempre più appaltata in outsourcing a società esterne. Tutte le informazioni, quindi, saranno concentrate in data center sicuri, posti in un luogo fisico spesso lontano dalla sede aziendale.

Le tecnologie che renderanno possibile questa rivoluzione, cioè il cloud, il mobile, IoT (Internet Of Things) e l’analytics, ovvero l’elaborazione e l’interpretazione delle informazioni, evolveranno sempre più velocemente, e movimenteranno una mole iperbolica di investimenti. Il Politecnico di Milano calcola che nella sola Italia (paese che notoriamente arranca nella rincorsa alle innovazioni tecnologiche) il valore del comparto legato a queste tecnologie sia di circa 2 miliardi di euro(dati 2016), con un tasso di crescita addirittura del 25 percento.

I software Eam e Cmms, quindi, sono il futuro, e, nonostante gli investimenti richiesti siano considerevoli, almeno all’inizio, apportano notevoli benefici, in termini di ottimizzazione dei processi produttivi, risparmi, diminuzione dei rischi, efficienza etc. Vale, quindi, la pena di compiere questi sforzi, certo con le dovute cautele, approfittando di una legislazione che, anche in Italia, è particolarmente favorevole alle imprese che vogliano investire in ricerca e innovazione, secondo i piani per l’innovazione 4.0.

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