Analisi IPv6: dispositivi di rete connessi fissi e mobili conformi dal 2022

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Bruno Boucq, Senior VP South Europe di GTT Communications, traccia uno spaccato della versione IPv6 è stata concepita in modo da assicurare un numero illimitato di indirizzi IP

Da ormai vent’anni si parla di mettere da parte la versione IPv4 del protocollo IP, a causa della sua imminente saturazione. Il problema è che un numero sempre più alto di dispositivi connessi deve poter accedere a internet, ma il numero di indirizzi IP del protocollo IPv4 è limitato e non può essere aumentato. Per questo la versione IPv6 è stata concepita in modo da assicurare un numero illimitato di indirizzi IP.

IPv6 ha poi altri benefici oltre all’eliminazione del vincolo del “numero chiuso” di indirizzi. La nuova versione del protocollo IP infatti semplifica alcune funzioni di rete come routing e mobilità, e offre migliori opzioni di sicurezza grazie a una migliore progettazione e a modalità meglio calibrate di gestione di IPsec, la componente di sicurezza del protocollo. Dato il numero pressoché illimitato degli indirizzi disponibili, poi, l’IPv6 è più efficiente dell’IPv4 nella gestione del traffico di dati video e semplifica l’indirizzamento interno dei data center a più alte prestazioni.

Nonostante tutto ciò, non abbiamo ancora assistito a una transizione sistematica e di massa da IPv4 a IPv6 per varie ragioni, tra cui la preoccupazione delle aziende che IPv6 possa essere più lento e meno efficiente di IPv4; l’insufficiente formazione del personale IT sulla nuova versione del protocollo; la necessità di un’analisi completa della rete interna aziendale e dei suoi livelli di sicurezza come pre-requisito per l’implementazione di IPv6, e infine il fatto che IPv6 non è un semplice aggiornamento di IPv4, ma ha una “struttura” nuova e diversa.

Bruno Boucq

Secondo uno studio di Arcep, l’autorità francese garante delle telecomunicazioni (corrispettiva dell’italiana Agcom), soltanto il 5% dei server email e il 16% dei domini internet francesi, compresi i territori d’oltremare (.fr, .re, .yt e .wf) sono accessibili via IPv6. Eppure, continua l’analisi Arcep, la saturazione completa di IPv4 dovrebbe avvenire ormai molto a breve, tra il 2020 e il 2021. Questa previsione si basa sugli indirizzi IPv4 ancora disponibili su RIPE, il registro che assegna gli indirizzi IP in Europa, che appunto si aspetta di esaurire lo stock di indirizzi IPv4 al massimo nel 2021. Quando questo avverrà, gli hosting provider non potranno fare altro che passare a IPv6, e su internet coesisteranno siti IPv4 e siti IPv6. Il risultato sarà che gli ISP (Internet Service Provider) che non gestiranno IPv6 non saranno in grado di offrire ai propri clienti l’uso di una parte di internet.

Lo scenario insomma è maturo per un’accelerazione della transizione a IPv6. La scarsità di indirizzi IPv4 sta provocando un aumento dei loro costi, mentre gli indirizzi IPv6 sono gratuiti. I costruttori di dispositivi IoT (Internet of Things) stanno dotando i loro prodotti di connettività basata su IPv6, perché ciascuno di essi deve avere un indirizzo IP. Inoltre i trend di mercato, compresa la stessa diffusione degli oggetti IoT, stanno tutti favorendo un aumento continuo del traffico IP. Secondo il Cisco Visual Networking Index, nel 2022 il traffico IP sarà maggiore di quello generato nei primi 32 anni di esistenza di internet. Questo forte aumento di traffico sarà dovuto all’esplosione del traffico M2M (machine-to-machine), cioè delle comunicazioni tra oggetti IoT connessi, che in 5 anni raddoppierà la sua incidenza sul traffico internet complessivo, dal 3,1% del 2017 al 6,4% nel 2022. Ma anche il traffico generato dalle SD-WAN (le WAN gestite con architetture software-defined) crescerà del 37% medio annuo, e la sua incidenza rispetto al traffico totale IP WAN salirà dal 9% (2017) al 29% del 2022, quando genererà 5,3 Exabyte (l’Exabyte equivale a un milione di Terabyte) di traffico IP.

Bruno Boucq

Man mano che l’IPv6 diventerà prevalente nelle imprese grazie all’uso di M2M, oggetti connessi e SD-WAN, la scelta del fornitore di connettività IP diventerà sempre più cruciale. Il numero di operatori sul mercato è davvero ampio, ma solo una piccola frazione di essi è in grado di offrire soluzioni IPv6-IPv4 “dual stack” native, cioè in grado di gestire in parallelo reti e oggetti IPv6 e IPv4. Molti operatori ISP sono consapevoli del problema e dell’urgenza di muoversi. Tuttavia, finché ci sono accorgimenti tecnici che permettono di aggirare la penuria di indirizzi IPv4 – come la creazione di gateway con indirizzi IPv4 condivisi per diversi dispositivi connessi – e non c’è un obbligo normativo alla transizione a IPv6, quest’ultima andrà a rilento.

Oggi secondo le rilevazioni di Google (accessi di utenti finali a Google via IPv6), nel mondo l’adozione di IPv6 è di circa il 26,7%. Negli USA è di circa il 40%, mentre in Europa i paesi più avanzati nell’implementazione sono Belgio (61%), Germania (47%), Grecia (38%) e Francia (27%). L’Italia è molto indietro (3,4%), anche se va detto che su questo particolare parametro le performance sono molto più eterogenee rispetto ai classici parametri di propensione all’innovazione tecnologica. I paesi della Scandinavia per esempio di solito mostrano valori molto alti e molto simili, mentre sull’adozione di IPv6 abbiamo la Finlandia al 24%, la Norvegia al 12,5%, la Svezia al 6%, e la Danimarca agli stessi livelli dell’Italia (3,5%).

fibra

Si stima che entro il 2022 circa 18,3 miliardi di dispositivi di rete connessi fissi e mobili saranno conformi a IPv6, e il 60% di essi sarà connesso a una rete IPv6, generando circa il 60% del traffico internet complessivo. Nel 2017 gli oggetti connessi erano soltanto 6 miliardi. Da tutto questo si capisce l’importanza di scegliere un operatore internet con perfetta padronanza di IPv6. Ogni fornitore di connettività IPv4 Tier 1 deve avere equivalenti capacità IPv6, il che significa che non può comprare traffico IPv6 da un altro ISP Tier 1. Soltanto un operatore con connettività IPv4 Tier 1 e IPv6 Tier 1, che disponga di un’architettura dual-stack nativa, può offrire ai suoi clienti totale sicurezza e tranquillità nel routing del traffico dei dati delle sue applicazioni.

a cura di Bruno Boucq, Senior VP South Europe di GTT Communications

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