Vmware, un compleanno tra prodotti e servizi

Enterprise

Nel futuro di Vmware oltre al software defined data center, ora completo anche nella parte networking, arrivano i servizi (Iaas), sulla scorta dell’esempio di Amazon. L’Italia fa bene nel contesto europeo, ma partiranno prima altri Paesi

Compie 15 anni Vmware e in Italia spetta ad Alberto Bullani, regional manager per l’Italia, ricordare le tappe significative dal 1998 ad oggi alla luce dei recenti annunci di Vmworld 2013. L’idea di due docenti di Stanford sei anni dopo era già un Vmworld – con apppena 1400 partecipanti – mentre quello appena concluso contava 23mila iscritti. Una crescita giustificata dalla semplice constatazione per cui Vmware ha contribuito in modo determinante, forse più di qualsiasi altri vendor a portare la virtualizzazione di workstation e server in mainstream. Bullani: “E’ andata proprio così, ma questo compleanno serve a raccogliere le forze per rilanciare l’idea di innovazione su una scala differente. Perché dopo la server virtualization, puntiamo all’idea di software defined data center”.

Questo vuol dire lasciare al software la gestione completa di server, storage e networking, i tre pilastri di qualsiasi data center, mentre a livello di scenario, Gartner e Idc proiettano appena dietro l’angolo, nel 2016, un futuro in cui l’80 percento dei server saranno virtuali.

Siamo a un anno dall’acquisizione da parte di Vmware di Nicira ed è quindi arrivato il tempo di mettere a frutto il patrimonio investito. Ha questo significato la presentazione di VMware NSX che ha permesso grazie al protocollo Open Flow di disaccoppiare hardware di rete e stack applicativo. Bullani paragona il passo a quello che “ha reso possibile essere contattati con il cellulare e un unico numero in tutto il mondo, rispetto a quando a un numero fisso corrispondeva un preciso doppino che usciva dalla parete”. Nella realtà è come se la macchina virtuale, già spostabile da una parte all’altra del mondo, si portasse con se il medesimo indirizzo IP, invece di cambiarlo a seconda della sua dislocazione. Se si parla di nomi si può dire semplicemente che VMware NSX riunisce il tesoretto di Nicira NVPTM e VMware vCloud Network Security.

Alberto Bullani - Regional Manager VMware Italia
Alberto Bullani – Regional Manager VMware Italia

Lato storage software defined data center significa VMware Virtual SAN, vero e proprio piano dati virtuali, in grado di riunire cluster di dischi server e flash in un’unica architettura. Il vantaggio strategico di queste soluzioni si apprezza pienamente nella scelta di una soluzione di cloud ibrido.

Alla base di qualsiasi scenario cloud Vmware c’è vSphere nella versione 5.5 (con i relativi aggiornamenti); nella proposta ‘hybrid’ un’azienda può affidarsi a un service provider esterno per gestire i propri carichi di lavoro nei momenti di picco, tenendo in casa i dati ritenuti più preziosi o importanti, spostando parte delle macchine virtuali del proprio data center su risorse di terzi (con la stessa tecnologia Vmware), in perfetta trasparenza, da un’unica consolle di gestione.

E’ il passaggio simile, ma successivo, a quello che ha consentito già da tempo di spostare un server fisico su uno virtuale con V-Motion, in perfetta continuità. Siamo al livello appena superiore di gestione di Operations management.

Quella che controlla i carichi e le previsioni di carico server per server, l’intelligenza gestionale, a questo livello tra gli annunci VMware vCenter Log Insight, per l’analisi dei log e la business intelligence sui dati collezionati dall’infrastruttura. Più in alto ancora, nata nel 2011 vCac (Cloud Automation Center) la parte di automation, quella che abilita a tutti gli effetti Software Defined Data Center (nato nel 2012), il cappello cross-platform che consente la gestione del data center anche in caso di infrastrutture multi vendor.

Vmware, oltre alla proposta Hybrid, sta approcciando anche la possibilità di proporre direttamente servizi di infrastruttura (emanazione delle potenzialità di  vCloud Hybrid Services). Una novità che arriverà in Europa già nel 2014 e a scalare anche in Italia. Bullani: “E’ un approccio diverso. Abbiamo sempre venduto prodotti, entriamo nel campo dei servizi (in pratica Iaas). Il fenomeno Amazon è sotto gli occhi di tutti e ha fatto scuola, in Usa Amazon è il concorrente numero uno per tutti. Negli Stati Uniti abbiamo già operativi in questo senso cinque data center (frutto dell’accordo con Savvis), l’Italia – che pure a livello Europeo rappresenta un caso di ‘best practice’ – sarà della partita, anche se non sarà tra i primi Paesi coinvolti nel vecchio continente”.

In questo percorso, quindi, il servizio VMware sarà un servizio di infrastruttura Iaas vera e pèropria, mentre Pivotal (Emc) continua a rappresentare la parte Paas; VMware vuole proporre un modello Iaas ai clienti proprio per realizzare il modello più flessibile di gestione risorse interne, con affidamento per i picchi a risorse esterne, in perfetta continuità di infrastruttura, ma certo non si metterà a costruire data center dedicati (come per esempio Aruba), per questa strategia in ogni caso è inevitabile la scelta di un partner già Vmware.

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