Smau 2012, innovazione virale a casa delle imprese

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Il sistema riparte se si è in grado di mettersi in gioco e di valorizzare i cubatori di impresa. L’edizione di Smau 2012 esalta la cultura dello scambio informativo virale, per innestare un cambio di strategia virtuoso che passa attraverso la capacità della Pa di valorizzare e saper comunicare le risorse disponibili

“Innovazione di casa nelle imprese”, il claim della 49esima edizione di Smau, rappresenta la continuazione della sfida partita nel 2007: da un lato il potenziale delle tecnologie digitali, dall’altro un alto numero di imprese italiane dinamiche e creative, in mezzo il limite di non riuscire a coniugare i due fattori e l’intuizione che Smau potesse essere l’occasione per farlo. Pierantonio Macola, amministratore delegato di Smau si mostra soddisfatto del percorso compiuto: “Per noi le imprese sono sempre state le persone, abbiamo deciso di andare a casa dell’imprenditore e quindi abbiamo scelto le Regioni, abbiamo istituito dei premi per mettere a fattor comune le eccellenze e farle conoscere e infine nel 2011 abbiamo inserito il modulo Smart City. Negli ultimi anni hanno ‘sfruttato’ Smau circa 300mila imprese italiane, e sono stati ‘processati’ 2.000 casi di successo che sembrano portare in dotazione l’antidoto contro la crisi.

Smau 2012 ha perfezionato una prospettiva più ricca di quella di inizio percorso.

Pierantonio Macola, AD Smau

Parla alle imprese dal loro punto di vista e cioè quello dei risultati raggiungibili con la tecnologia, concreti e misurabili. Per questo nel tempo ha chiesto aiuto non solo ai vendor ma anche a SDA e Politecnico. Un secondo punto di differenza è aver saputo costruire un momento per ogni esigenza dei partecipanti con i Workshop al massimo di 50 minuti. Non solo tecnologici. Perché le aziende possano avere tutti gli strumenti a disposizione Smau 2012 ha creato uno spazio dedicato affianco ai vendor per i loro business partner, che sono poi i deputati a parlare direttamente con le aziende. Un ecosistema che Macola ha chiamato “Village”. Smau ospita anche quest’anno più di 100 start-up. La start-up è per l’imprenditore e l’impresa un centro di sviluppo esterno. Vi si trova innovazione anche brevettuale che aiuta l’azienda ‘madre’ a evolversi.

Al terzo punto Smau 2012 colloca le agevolazioni e gli strumenti finanziari. Terzo, ma fondamentale: l’assessorato alle attività produttive è secondo Macola “il soggetto primo e diretto per le imprese e il territorio. Smau per esempio rappresenta il luogo ideale dove far incontrare Assessorati e imprenditori”. E si arriva così al quarto e ultimo pilastro di questa edizione e cioè l’innovazione virale. Smau ha strutturato 160 rapporti diretti con emissari territoriali di Confindustria proprio con l’obiettivo di veicolare i messaggi positivi della manifestazione, per facilitare il cambiamento culturale.

Andrea Gibelli, vice presidente della Regione Lombardia

Raccoglie gli spunti Andrea Gibelli, vicepresidente della Regione Lombardia, che considera Smau “autentico partner nella necessità di ascolto di tutto il mondo ICT che la manifestazione rappresenta”. L’apprezzamento riguarda anche la capacità di Macola di aver saputo sollecitare la Regione sulla cultura degli strumenti di lavoro, su quanto cioè sia importante mettere a disposizione delle imprese tutte le risorse che già esistono. Per questo dal 2011 tutti i Bandi regionali del sistema produttivo lombardo sono completamente digitalizzati.

La parola chiave, per Gibelli, è proprio “cultura digitale”. In passato tra gli elementi di deterrenza tipici che impedivano di indagare sulle risorse disponibili per le Pmi c’era proprio l’impossibilità di accedere alle risorse senza sottrarre tempo alla produttività. Gibelli si impegna, per le sue competenze, a “non considerare l’Ict come un settore a sé, e a sensibilizzare gli imprenditori a non leggere l’innovazione digitale come “accessoria”. E’ questa l’occasione per mettere a fuoco il concetto di start-up che secondo Gibelli: “Non sono proprio le imprese che iniziano un’attività, ma sono quelle aziende in grado di innestare al proprio interno un processo di ricerca, un comparto, un incubatore per portare un contributo a quella parte di azienda non più in grado di competere nel mercato internazionale”.

 

 

 

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