Il dl semplificazione è legge. Ecco cosa cambia per cittadini e imprese

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La Camera dei deputati ha dato il via libera al dl semplificazione che è diventato legge. La Confindustria esprime preoccupazione per gli effetti che la restrizione del credito e i mancati pagamenti delle Pa stanno avendo sulle imprese italiane

Il disegno di legge sulle semplificazioni è legge.

La Camera dei deputati ha dato l’approvazione in via definitiva. Il provvedimento si compone di 75 articoli (dodici in più rispetto alla versione approvata dal Consiglio dei ministri), che coinvolgono molti settori della società e dell’economia italiana. Come riporta l’Agi, si va dalle norme di semplificazione in favore dei cittadini, a quelli in favore delle imprese, dell’innovazione tecnologica, dell’università, dell’istruzione, delle strutture energetiche e del turismo.

Tra le modifiche apportate durante l’iter in Parlamento, è sfumata l’abrogazione della norma per l’attribuzione dei fondi per i ricercatori su base meritocratica (dalle pagine di molti quotidiani si invocava un ripensamento).

Il ministro dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, fanno sapere le agenzie, si è impegnato per un provvedimento ad hoc sul tema.
Sulle Tlc resta l’attribuzione di poteri all’Agcom per la disaggregazione del costo per l’affitto all’ingrosso della rete fissa dal costo del servizio di attivazione della linea stessa e dai servizi accessori, ma entro 120 giorni l’Authority dovrà individuare le misure idonee ad assicurare l’offerta disaggregata, senza  l’obbligo di portare a termine le indagini di mercato.

Confermata la possibilità per gli operatori di acquisire i servizi accessori anche da imprese terze, ma sarà necessario anche “il mantenimento della sicurezza della rete“. E’ stato ripristinato l’automatismo per il fondo per gli eventi imprevisti che potrebbe portare all’aumento delle accise dei carburanti.

Un emendamento approvato alla Camera aboliva la cosiddetta “tassa sulla disgrazia“, che prevedeva, in caso di calamità naturali, la possibilità dell’aumento delle accise sui carburanti a livello regionale per reintegrare il fondo. L’aumento delle accise sulla benzina avverrà ora a livello nazionale.

In arrivo, poi, la marca da bollo telematica per consentire a cittadini e imprese di effettuare online tutti quei pagamenti che prevedono la suddetta marca. Inoltre, sarà possibile pagare le multe e i tributi on line attraverso la pubblicazione sui siti istituzionali del codice Iban al quale poter fare il bonifico.

Dall’1 gennaio 2014 nella pubblica amministrazione saranno utilizzati per la comunicazione esclusivamente i canali telematici attraverso la posta elettronica certificata. Online l’utilizzo dei servizi, la presentazione di denunce, istanze e atti e garanzie fideiussorie, l’esecuzione di versamenti fiscali, contributivi, previdenziali, assistenziali e assicurativi e la richiesta di attestazioni e certificazioni. Inoltre, meno oneri per le imprese per partecipare alle gare di appalto, con la Banca dati unica le amministrazioni potranno consultare un fascicolo elettronico della documentazione di impresa ed effettuare i controlli sul possesso dei requisiti senza richiedere la documentazione alle imprese.

La certificazione antimafia e il Documento Unico di Regolarita’ Contributiva saranno acquisiti d’ufficio dalle amministrazioni.

Intanto, la Confindustria esprime preoccupazione per gli effetti che la restrizione del credito e i mancati pagamenti delle pubbliche amministrazioni stanno avendo sulle imprese italiane.”Per le imprese è in atto un preoccupante fenomeno di restrizione del credito”, dice il direttore area fisco, finanza e welfare di Confindustria, Elio Schettino, in commissione Industria del Senato.

Peraltro, aggiunge il dirigente di Confindustria, “resta il timore che il credit crunch proseguirà nei prossimi mesi” nonostante la liquidità immessa sul mercato con le due aste di pronti contro termine a tre anni della Bce. Il fenomeno è reso “più grave dall’allungamento dei tempi di pagamento sia del settore pubblico, sia tra imprese“, aggiunge Confindustria, stimando che le amministrazioni pubbliche abbiano fatto aspettare le imprese “180 giorni nel 2011” a fronte dei 64 giorni in Francia e 35 in Germania.

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