Antiriciclaggio, stabilite norme più severe

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Il legislatore ha stabilito in modo più stringente ed esplicito in quali situazioni è necessario verificare l’identità del cliente e in che modo. Ma anche quali figure sono tenute ad adempiere agli obblighi imposti

A meno di due anni di distanza dall’entrata in vigore del D.M. 3 febbraio 2006 numero 141, che ha sancito la definitiva e completa applicazione degli obblighi antiriciclaggio prescritti dal d.lgs. 56 del 2004 anche ai professionisti e che ha adeguato l’ordinamento italiano ai dettami della seconda direttiva Ue, è entrato in vigore il d.lgs. 21 novembre 2007 numero 231, che ha riformato l’intera materia antiriciclaggio, i cui obblighi sono stati riformulati anche in funzione della prevenzione e repressione del finanziamento del terrorismo.

Di queste normative, ma anche di tematiche e problematiche inerenti l’argomento, si è parlato al convegno organizzato da Ra Computer “Antiriciclaggio e Antiterrorismo – III Direttiva Comunitaria”.
“La nuova disciplina – ha commentato Martino Politi, direttore generale Visura – ha fornito in particolare indicazioni più stringenti ed esplicite sulla definizione della nozione di adeguata verifica delle operazioni dettate dal provvedimento per qualificare un compito fondamentale che i professionisti devono assolvere nei rapporti con i propri clienti”.
A fianco di questa novità, la direttiva cera anche di far chiarezza riguardo il riconoscimento delle situazioni in cui è più elevato il potenziale rischio di riciclaggio o di finanziamento al terrorismo: partendo dal presupposto che resta indispensabile stabilire l’identità e il profilo economico di tutti i clienti, esistono casi nei quali sono necessarie rigorose procedure di identificazione e di verifica dell’identità di tali clienti.

La normativa prevede quindi obblighi sia di collaborazione “passiva” (adeguata verifica della clientela, registrazione e conservazione dei dati, misure di controllo interno e formazione) sia di collaborazione “attiva” (comunicazione delle infrazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore e segnalazione delle operazioni sospette).

In pratica, la normativa potrebbe essere sintetizzata dicendo che è vietato il trasferimento di denaro contante o di libretti o titoli al portatore (per loro natura anonimi) effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, per importi superiori a 12.500 euro. Tale trasferimento può essere solo effettuato tramite intermediari abilitati.

“La disposizione ha carattere strumentale – ha commentato Ranieri Rizante, professore di legislazione antiriciclaggio, presso l’Università degli studi di Macerata e membro della Commissione Ministeriale per la redazione del Tu antiriciclaggio -. Il divieto esiste indipendentemente dalla natura (lecita o illecita) dell’operazione di trasferimento ed è stato introdotto con lo scopo di dirottare le transazioni significative verso gli intermediari abilitati, affinché ne resti traccia”.

È inoltre vietato il trasferimento di titoli al portatore in euro o in valuta estera, di denaro contante o di libretti di deposito bancari o postali al portatore che sia effettuato tra soggetti diversi, quando il valore dell’operazione, anche frazionata, è complessivamente pari o superiore a 5.000 euro. Il trasferimento può però essere effettuato attraverso banche, istituti di moneta elettronica e Poste italiane.

La direttiva 2005/60/CE/ individua i 15 mila euro come limite alla circolazione del contante – ha aggiunto Maria Paola Suppa, della direzione antiriciclaggio, Ministero dell’Economia e delle Finanze -. L’Italia ha una tradizione di misure nazionali più rigorose e ha stabilito una soglia di 12.500 euro in quanto il nostro è un Paese caratterizzato da un utilizzo del contante molto elevato: infatti, le transazioni di contante sono il 90% del totale a fronte di un valore medio europeo del 70% e il sommerso rappresenta oltre il 25% del Pil rispetto a una media europea del 18%”.

Ricordiamo che sono tenuti ad adempiere agli obblighi antiriciclaggio i ragionieri, i periti commerciali, i dottori commercialisti, i revisori contabili, i consulenti del lavoro e gli avvocati. A questi vanno aggiunti i soggetti che rendono servizi forniti da revisori contabili, periti e consulenti ovvero svolgono attività in materia di amministrazione, contabilità e tributi (ad esempio tributaristi e società di servizi).

Conoscere meglio il cliente e i suoi comportamenti – ha affermato Marco Molteni, direttore Zbd Banche Back Office di Ra Computer – può essere l’occasione e la spinta per migliorare, rinnovare i prodotti e i servizi offerti. E ciò si traduce in una maggior soddisfazione della clientela e in un conseguente incremento delle attività. D’altro canto, identificare tempestivamente e correttamente i clienti a rischio significa evitare, o quantomeno limitare, le conseguenze che da loro potrebbero derivare, in termini economici diretti (sanzioni, costi di gestione di situazioni “critiche”), ma anche indiretti evitando i rischi di reputazione”.