Smau 2016 e l’immagine di un Paese che fatica a decollare

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Smau 2016 è momento di incontro tra chi è in piena trasformazione digitale e gli attori che solo ora iniziano il percorso, tra l’esperienza delle aziende consolidate e l’agilità delle startup, ma la 53esima edizione profuma troppo poco di vera innovazione

Dopo un roadshow durato tutto l’anno che ha percorso le regioni italiane, e ha fatto tappa anche a Londra e Berlino, prende il via Smau 2016, a Milano, con le migliori intenzioni per facilitare “il networking, la stretta di mano, la condivisione di esperienze tra chi ha già realizzato con successo progetti innovativi e gli attori che si accingono ora a innovare la propria organizzazione” come sceglie di esordire Pierantonio Macola, presidente della manifestazione.

A Smau 2016 si incontrano quindi startup e imprese, in un meccanismo che dovrebbe essere virtuoso e abilitante per entrambe, ma che fatica a decollare. Uno degli incontri che aprono questa 53esima edizione è Fabbrica 4.0. Salgono sul palco startup (sul mercato però da oltre 15 anni), e trovano spazio esempi di processi innovativi che si sarebbe voluti realizzati almeno cinque se non dieci anni fa.

Si respira l’urgenza del cambiamento e purtroppo, per tanti aspetti, anche una certa ingessatura del nostro tessuto, difficile da sbriciolare. Il tema della fattura digitale tra le aziende, la trasformazione documentale, il passaggio dai processi manuali all’automazione – fin troppo protagonisti anche di questa edizione – solo in parte si accordano con Industry 4.0. E si deve prendere atto che questi passaggi fanno ancora parte della rivoluzione precedente.

Smau 2016 - Fabbrica 4.0
Smau 2016 – Fabbrica 4.0

E’ giusto però che il Bel Paese faccia i conti con se stesso, e così le nostre PMI, e questo è il punto da cui si deve ricominciare. C’è tutta la tecnologia disponibile che serve, oggi. Il cloud computing non è certo un’avventura tecnologica e sta alla base di qualsiasi trasformazione, ma è necessaria una sveglia e a Smau 2016 il volume è troppo basso per sentirla. Pensiamo che Fabbrica 4.0 stia ancora muovendo solo i primissimi passi. Anche se il momento attuale è l’unico possibile e l’ultimo concesso in cui realizzarla. Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale sottolinea come l’equazione innovazione-produttività-competitività-crescita sia assolutamente consolidata. Il momento, secondo Catania, sarebbe positivo perché per la prima volta la politica industriale del nostro Paese è centrata sull’innovazione con il Piano Calenda. Meglio tardi che mai. Viene confermato però che nel Bel Paese questo è un percorso a doppio binario, tutto all’italiana, con best practice straordinarie ma in un sistema che, dietro a sforzi concreti ed evidenti (ma anche a tanti slogan), arranca ed è perfettamente rispecchiato da questa edizione di Smau.

E allora ecco la necessità di scendere in campo portando alle imprese il senso di urgenza, territorio per territorio. Il framework temporale del Piano Calenda punta sul 2017, come anno chiave per gli investimenti, almeno per il 20 per cento del totale, per poterne sfruttare i benefici. Si deve partire ora, si deve disegnare una digital roadmap impegnando direttamente le persone sulle priorità in un percorso che dura anni, perché non si indirizza un processo, ma tutta l’azienda.

santini microsoft
Fabio Santini, Direttore della Divisione Developer Experience and Evangelism di Microsoft

Ed è l’imprenditore in prima persona a dover guidare il cambiamento. E’ di questo parere Fabio SantiniDirettore della Divisione Developer Experience and Evangelism di Microsoft, che così esordisce: “Abbiamo una grande opportunità, oggi, il mondo ci guarda, guarda specialmente ad alcune industries, in primis da noi al manifatturiero, dove siamo già più che credibili”. Cambiano i meccanismi della competitività che non sarà più legata alla qualità finale del prodotto o all’efficienza della catena produttiva, ma a chi acquista, a come lo si servirà. L’imprenditore oggi, anche per il manufacturing nostrano, deve pensare a come trasformare il prodotto in un servizio. Un percorso difficile, ma non impossibile. Secondo Microsoft si può intraprendere facendo incontrare le aziende con un modello di business consolidato che fanno fatica a cambiare (ma hanno grande esperienza di un mercato), i loro dirigenti, il loro dipartimento IT, con le startup (grande innovazione e grandi idee con prospettive nuove), con lo scopo di far crescere la startup e permettere alla grande impresa di innovare veramente. Da qui il programma GrowItUp (realizzato con Fondazione Cariplo).

A Smau 2016 intanto il contatto è favorito da un programma di 470 incontri B2B con startup italiane e 240 meeting con incubatori e acceleratori. Il piccolo imprenditore però, quello reale, ha ancora paura, sembra più portato a voler risolvere il problema contingente rispetto a dichiararsi pronto a voltare pagina pur mantenendo la propria produttività. Eppure non mancano le eccellenze, in ogni settore. Smau 2016 cerca di portarle in evidenza, lo ha fatto anche nella giornata di apertura, con l’evento in plenaria ItaliaRestartsUp – l’iniziativa a favore delle startup innovative – il cui nome rappresenta esso stesso un obiettivo.
Il merito della manifestazione resta quindi quello di accendere l’attenzione su di esse, ma l’evidenza di queste eccellenze, a Smau 2016, rimane troppo nascosta, e con esse il vero profumo dell’innovazione. 

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