Sas Forum 2013: L’abilità di un’azienda sta nel modo in cui gestisce i dati

Enterprise

“L’abilità di un’azienda nell’utilizzare in modo strategico i dati è direttamente correlata al grado i cui i dati sono gestiti”. Lo sostiene Jill Dyché, vice president Sas Best Practises, al Sas Forum 2013 di Milano, dove Marco Icardi, amministratore delegato di Sas Italia, declina le priorità dell’ azienda. Tra cui la business analytics visuale

Galileo, nelle parole dell’attore Marco Paolini,  scivola leggero e inteso in apertura del Sas Forum a Milano. Perché il suo insegnamento, la sua capacità di mettere in discussione l’idea di verità assoluta, il suo metodo sperimentale per acquisire dati sono agli albori della nostra epoca, che fa della raccolta e dell’analisi dei dati quasi un mantra. Big data, questo sconosciuto. Big data, questo imperativo. Big data, questo asset. Perché spiega Jill Dyché, vice president Sas Best Practises – ai 1.200 partecipanti all’appuntamento annuale  di Sas, tenutosi al centro congressi MiCo grazie ai 37 partner sponsor –i dati sono un asset e vanno gestiti come tali,  come fossero soldi, camion, beni… Governare i dati non è solo un dovere dell’IT: permette di fare economie di scala, risparmiare costi, ottimizzare processi. Non solo si raccolgono dati ma si consumano dati, per cui servono mappe strategiche per gestire i dati come un asset aziendale. Questo significa che bisogna allocare soldi e risorse, perché l’abilità di un’azienda nell’utilizzare in modo strategico i dati è direttamente correlata al grado i cui i dati sono gestiti”.

Una visione che sta dietro ai sette punti della strategia di Sas che Marco Icardi, amministratore delegato in Italia, declina pur consapevole che la crisi attanaglia molte aziende in difficoltà ma che, nello stesso tempo, “la crisi è un grande incubatore di innovazione”. Coerenza, visione, scoperta, semplicità, agilità, socialità e azione sono i sette punti su cui insiste Sas.

Coerenza, perché Sas da 36 anni fa analisi dei dati, trattenendo competenze al suo interno” precisa l’Ad, con 13.000 persone a livello mondiale, 3 miliardi di dollari in fatturato, 340 persone in Italia dove è presente da 25 anni. “Visione, perché ha colto il valore degli analitycs ben prima dei concorrenti e gli analytics sono ormai un elemento pervasivo delle nostre attività”. Gartner stessa stima la crescita della business analytics del 9% anno su anno, da un mercato attuale di 70 miliardi di dollari a uno stimato di 136 miliardi di dollari al 2020, parlando di “analytics everywhere”.

Se la ricerca (“che guida la scoperta) porta a individuare nuove industry dove la gestione di dati non strutturati fa nascere nuovi progetti (dalla sanità, alla PA, dal finance alle telecomunicazioni) la semplicità deve guidare l’utente nell’utilizzo dei software di analisi dei dati, nonostante dietro all’ultimo miglio ci siamo sistemi interconnessi che si basano su modelli molto articolati. “L’utente deve analizzare i dati con semplicità e per questo crediamo che l’analisi visuale del dato sia uno strumento immediato” precisa Icardi -. Per farlo apprezzare Sas propone Sas Visual Analytics in prova gratuita per un mese, presso la sede del cliente, mettendo a diposizione  la licenza software, l’hardware per l’installazione e il supporto di un evangelist Sas per training sia per l’utilizzo sia per la stesura dei report.

Un passo questo verso le aziende, anche quelle medio piccole (agilità), proponendo soluzioni in modalità software as a service per personalizzare diversi servizi, grazie anche ai partner con i quali “Sas mantiene relazioni forti che aiutano a sviluppare nuove progettualità” precisa Icardi (socialità). Rientrano in questo percorso anche le Sas Accademy  presso sei università italiane, per sviluppare e accrescere competenze sugli analytics. Attraverso i partner passa infine l’azione, la concretezza “perché sperimentare è necessario ma serve  un processo di avvicinamento per fare diventare i progetti concreti”.

Progetti concreti che nascono dalla capacità delle aziende di attrarre potenziali clienti gestendo in modo corretto i dati in loro possesso “perché gli analytics generano opportunità” (come sostiene Valerio Cencig, responsabile macchine dei  numeri direzione centrale di Intesa San Paolo) o dalla capacità di dare ai clienti quello che si aspettano in anticipo, prima della concorrenza (come auspica Mario Franci, head of trasformation program di Vodafone). Approccio analogo anche nella pubblica amministrazione o nelle università. “La PA si trova ad affrontare in questo momento la sfida dei big data e degli open data, che è legata anche al futuro del paese – afferma nella tavola rotonda Francesco Tortorelli, responsabili Area sistema pubblico di connettività dell’Agenda per l’Italia Digitale – . La PA un tempo si limitava a produrre dati adesso, oltre a gestirli, deve condividerli con la cittadinanza con trasparenza”. Questo scenario porterà a far riscrivere anche il concetto di privacy, che vede analisi e gestione corretta dei dati ai primi posti.

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