PSD2, vietato perdere l’opportunità ma le banche non sono pronte

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Dal 13 di gennaio 2018 è in vigore PSD2, ma le banche non sono ancora pronte a raccogliere la sfida dei nuovi competitor, portata nel medio termine anche da Google, Amazon Facebook e Apple. I dati di una ricerca CA Technologies

E’ in vigore dall’ultimo fine settimana (13 gennaio 2018) la direttiva PSD2 il cui acronimo significa Payment Service Directive, l’entrata in vigore è diretta conseguenza del decreto legislativo del 15 dicembre 2017 n. 218 che ha recepito la Direttiva Europea 2015/2366.

La direttiva abilita nel nostro Paese un nuovo schema di riferimento per i pagamenti al dettaglio, e nella sostanza rivoluziona tutto lo scenario delle carte di credito abbattendo il sovrapprezzo per i pagamenti effettuati tramite questo canale, soprattutto suona la sveglia anche agli istituti bancari non più realtà privilegiate, ma in diretta competizione, senza privilegi con tanti dei servizi che abbiamo già imparato a conoscere come – tra gli altri Satispay – e destinate a rinegoziare i loro rapporti nell’era dell’open banking.

Dal punto di vista pratico, per gli utenti finali, ma anche per le aziende, si aprono infinite possibilità: il credito telefonico può essere abilitato come moneta per alcuni beni e servizi, nero su bianco tutte le regole che regolamentano i pagamenti online effettuati dagli smartphone, le commissioni interbancarie non possono superare lo 0,2 percento quando si paga con una carta di debito e lo 0,3 percento se si paga con carta di credito.

E nel caso in cui l’utente dovesse registrare spese sulla sua carta denunciate come non da lui effettuate scende da 150 a 50 euro la franchigia per quelle accadute prima della denuncia agli organi competenti. 

Soprattutto, lo scenario digitale, abilitato tramite l’innalzamento e la precisazione di una serie di norme di sicurezza, permetterà di fatto alle applicazioni mobile di godere della stessa sicurezza cui sono tenuti gli istituti bancari eliminando di fatto ogni barriera ai portafogli elettronici già proposti dai vendor e attivi in altri Paesi.

Le banche sono impreparate, una ricerca CA Technologies

CA Technologies – PSD2 (per visualizzare e rendere leggibile l’infografica fare clic sull’immagine)

Alla base della direttiva da sempre c’è la volontà di creare in Europa un mercato globale per i servizi di pagamento, le banche – che si ritroveranno di sicuro a competere con un numero maggiore di attori – sostanzialmente riescono a intravvedere l’opportunità dell’entrata in vigore di PSD2 ma si sono fatte trovare impreparate.

Lo dice una ricerca CA Technologies che documenta, su un campione europeo, come solo il 50 percento degli istituti del nostro Paese nell’ultima estate prima del 13 gennaio 2018 ritenesse di riuscire ad essere conforme ai requisiti minimi.

L’indagine è stata condotta da Finextra su 200 operatori di 89 banche in 14 Paesi. Banche ancora impreparate quindi, ma non contrarie alla direttiva, con il 96 percento del campione che si rivela d’accordo con l’opinione secondo la quale PSD2 costituirà un’opportunità per innovare, differenziarsi e creare nuovi prodotti e servizi.

Addirittura le banche italiane pensano a PSD2 come fattore strategico per i cambiamenti di lungo termine. E’ vero che solo il 21 percento degli istituti del nostro Paese è pienamente convinto che la PSD2 sia principalmente un obbligo normativo, ma il 68 percento – 10 percento in più rispetto alla media europea – ritiene che la piena osservanza di questa direttiva andrebbe a centrare un obiettivo strategico.

La ricerca segnala inoltre che il 36 percento delle realtà italiane, più del 17 percento di quelle tedesche e del 30 percento di quelle francesi, avrebbe già implementato uno o più servizi ispirati alla PSD2, con il 14 percento che ha optato per una metodologia Agile nel lavoro preparatorio alla nuova direttiva. 

Lo scenario attuale, in relazione alla direttiva, che fornisce un impianto normativo per i pagamenti digitali effettuati in ambito europeo allo scopo di stimolare l’innovazione e la trasparenza in tutto il mercato dei pagamenti, è stata così commentata da Fabrizio Tittarelli, CTO di CA: “Anche se molte banche italiane hanno in progetto di limitarsi in prima istanza a soddisfare i requisiti minimi della PSD2, esse partono dal presupposto che, nel lungo periodo, tale normativa sarà foriera di nuove aperture e innovazioni nell’attività bancaria.
Per sfruttare questa opportunità, le banche italiane devono adottare un’ottica strategica al fine di svecchiare le proprie architetture applicative, stringere nuove partnership collaborative, accelerare l’open banking e introdurre innovazioni più snelle nei pagamenti digitali – a prescindere dallo stadio di maturità in cui versano dal punto di vista della PSD2”. 

Il modello di business preferito per la conformità alla direttiva è senza dubbio AISP (Account Information Service Provider) con circa l’86 percento delle preferenze, con in evidenza oltre alla tecnologia come fattore abilitante, la priorità di sviluppo delle API per il collegamento dei processi software, ma tra le sfide più impegnative tornano a farsi sentire ancora una volta la mancanza di competenze specifiche e i vincoli di budget, perché nonostante la direttiva non sempre per gli istituti PSD2 è prioritaria. 

Per saperne di più
 PSD2 una sfida a tutto tondo per le nostre PMI 

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