Microsoft e Nokia, tutto naturale

Enterprise

Il gigante americano Microsoft che si mangia Nokia è stato il primo pensiero di tanti quando nel 2011 le aziende strinsero il primo accordo. Dovevano maturare tempi e scenari. Il confronto tra Microsoft e Google si fa sempre più serrato

Se si volessero ri-percorrere e scandire nel tempo le vicissitudini e le trasformazioni di Microsoft e Nokia, l’acquisizione di Redmond risulterebbe molto, molto naturale, e in linea risulterebbe infine anche la forte candidatura di Elop alla guida di Microsoft.

Nokia si è consegnata gioco forza nelle braccia di Microsoft a febbraio del 2011: si trattava solo di fare maturare i tempi e le convinzioni ataviche di essere al centro della mobility, un problema – quello della convinzione di essere al centro – tipico anche della mentalità europea, per cui l’acquisizione ora in corso solo sei mesi fa pareva un azzardo a tanti, ma intanto gli addetti ai lavori continuavano a parlarne proprio dalla data dell’accordo iniziale.

Elop, l’allora nuovo Ceo dell’azienda, all’epoca ammetteva candidamente come la situazione di Nokia fosse grave e l’accordo con Microsoft fosse indispensabile. Android non macinava come oggi (per quanto nato già nel 2008), ma il colosso dei telefonini già le prendeva sui denti da Apple, con la quota di Symbian che dire che ‘scricchiolasse’ è un eufemismo. Senza tenere conto che da lì in poi si sarebbero succeduti ancora altri tentativi finlandesi (qualcuno si ricorda di Meego e Meltemi?) di tenersi aperte altre strade, ma nessuno di questi con una reale consistenza.

Elop e Steve Ballmer, al rilascio dei primi Windows Phone
Elop (Nokia) e Steve Ballmer (Microsoft), al rilascio dei primi Windows Phone

Siamo quindi arrivati qui. Google si è presa Motorola più per i brevetti che per altro (annuncio ad agosto 2011, finalizzazione a maggio 2012) Microsoft si è presa Nokia, quasi come una logica conseguenza, guardando a un mercato che su tablet e smartphone negli ultimi tempi sembrava aver relegato i dispositivi con Windows Phone in seconda linea. Con alcuni partner (Samsung su tutti) sempre più decisi a ribaltare il paradigma e a cercare vie di autosufficienza software, non sempre benviste da Google e Microsoft che giocano con i coreani la partita dialettica più importante: “Voi avete la tecnologia hardware ma questa vince solo con applicazioni e sistemi cool e l’hardware lo facciamo fare anche ad altri”. Google per esempio ha scelto Asus per i Nexus.

Le reazioni della borsa con i titoli Nokia su, e quelli Microsoft giù, dicono esattamente ciò che serve sapere. Registrano la reazione di chi tra gli azionisti non avrebbe sborsato 7 miliardi per qualcosa che nel tempo sarebbe finito nella sacca di Redmond comunque, e fanno la tranquillità degli investitori Nokia, che proprio così si assicura un buon futuro.

A patto che  – ed è già accaduto – Microsoft non sappia rovinare “frutta e verdura”, lasciandola deperire tra le sue procedure lunghissime (Skype vi dice nulla?). Non si dimentichi anche che Nokia nei tempi aveva saputo anche generare un superleggero, il Booklet (annuncio 2010 e sul mercato nel 2011), entrato in circolo con accoglienze non certo sfavorevoli. Si scoprirà solo nel tempo la ricca messe di brevetti che Nokia porta in dote.

Settembre ci ha portato in dote anche un super accordo Vodafone/Verizon. E’ tutta un’altra storia, ma anche il lettore della strada si può rendere conto di quanta differenza ci sia, per valori in gioco, oggi, tra il business delle telco e dei servizi e quello per un produttore di telefonini. Per questo anche gli altri vendor hardware, quelli concentrati solo sul business smartphone – escludiamo quindi Samsung, Lg, Sony – ma certo includiamo gioco forza Blackberry, solo per fare un nome, non potrebbero che sorridere di fronte a una possibile acquisizione. Sotto il solleone di agosto se ne sono sentite: Amazon, Intel? Chi batte il colpo?

 

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