Toshiba e le memorie, vicenda infinita

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Il mercato delle memorie vola e in casa Toshiba, che avrebbe dovuto già cedere Toshiba Memory a Bain Capital, sembrano susseguirsi continui cambiamenti di fronte

Il mercato delle memorie sta vivendo oramai da mesi un momento d’oro, destinato a perdurare per tutto il 2018, probabilmente anche per il primo semestre del 2019. E forse sta tutto qui il succo delle vicende che riguardano la cessione di Toshiba Memory prima sicura, poi quasi sul punto di saltare, ora di nuovo in vista del traguardo. Le fonti sono Reuters e il quotidiano Mainichi, che ha seguito passo a passo tutta la querelle il cui inizio possiamo addirittura collocare nel febbraio del 2017, con la prima idea di spin-off.

L’ultima puntata sembrava invece quella di ieri secondo la quale Toshiba avrebbe mandato a monte la vendita del comparto (già esternalizzato) per 18,6 miliardi di dollari se l’antitrust cinese non avesse approvato entro maggio l’operazione. L’anno scorso un consorzio alla guida del quale c’era il fondo di private equity Bain Capital aveva vinto il lungo contenzioso per l’unità messa in vendita dal gigante nipponico.

Toshiba però non aveva potuto completare l’operazione da chiudersi entro il 31 marzo perché era ancora in attesa dell’approvazione cinese. Non solo, in chiusura dell’anno scorso, Toshiba è riuscita a raccogliere 5,4 miliardi di dollari come prestito azionario da un fondo di investitori stranieri che l’ha aiutata a risolvere il proprio stato di insolvenza, cosa che l’avrebbe portata a valutare una quotazione piuttosto che una cessione del business.

28 Settembre 2017 – Bain Capital sigla l’accordo per l’acquisizione del business Toshiba Memory. La cessione non è ancora andata in porto

Sembrava… Appunto, perché in verità Reuters stamattina ha riportato la conferma di Toshiba di voler comunque completare la vendita dei chip di memoria, con la dead-line spostata al 31 di maggio.

La vicenda, anche per questi cambiamenti repentini di fronte, è in verità molto più complessa. All’inizio di aprile, per esempio, un fondo di investimento con sede a Hong Kong ha valutato l’unità di chip di Toshiba più del doppio, rispetto ai termini dell’accordo con Bain Capital, consigliando al gigante di non “svendere” il patrimonio per appena 18,6 miliardi. Toshiba non aveva voluto commentare la nota per quanto, a rigore di contratto, potrebbe effettivamente annullare la vendita a Bain Capital senza penali.

Il fatto è che al momento la maggioranza degli azionisti è ancora favorevole alla cessione così come concordata, e non è chiaro quanto la valutazione di Argyle Street Management (questo il nome del fondo) sia condivisa.

Sembra poi che Toshiba, se l’accordo con Bain Capital dovesse effettivamente concludersi positivamente, potrebbe riacquistare la partecipazione al proprio business per il 40 percento. Una valutazione maggiorata si ritorcerebbe quindi contro i suoi stessi interessi.

E’ un dato di fatto però, che uscita dallo stato di insolvenza, Toshiba ora dovrebbe valutare con grande attenzione proprio l’andamento di mercato dei chip 3D Nand, destinato a rimanere molto alta per tutto il 2018 e il 2019. Per questo temporeggiare per rivedere le carte in tavola sembra la scelta migliore.