Alphabet proietta Google nel futuro

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In Alphabet ci sarà spazio per far crescere tutte le realtà aziendali (e controllarle). La riorganizzazione è la risposta alle perplessità su qualche investimento ‘avveniristico’. Google prosegue il suo cammino sotto la guida di Sundar Pichai.

E’ piaciuta subito agli azionisti, e non poco, la notizia data direttamente sul blog di Big G relativa alla profonda riorganizzazione di Google che diventa Alphabet. I dettagli dell’operazione li abbiamo raccontati su itespresso. E’ utile però riprenderne qualcuno per tentare una prima analisi.

La notizia sulla volontà di passare alla pari le azioni da Google ad Alphabet prima di tutto ha giovato alle casse di Google, con un +7 percento nel mercato after hours, una crescita che rappresenta un pieno via libera all’operazione da parte dei mercati e conferma il trend trimestrale positivo, con una pronta risposta ai segnali di rallentamento nella crescita. Google fino ad oggi è stata un monolite in grado di ospitare – sotto il controllo più o meno stretto di Page, Brin e Schmidt – attività di ogni tipo, da quelle sperimentali a quelle più promettenti, a quelle più fruttuose, a qualche fiasco (come i Google Glass).

Project Loon
Project Loon, uno dei tanti progetti di Google. In questo caso si tratta di portare Internet ovunque grazie alle mongolfiere

Alphabet ora rappresenterà l’ombrello sotto il quale far crescere sia le idee ‘in cantiere’, sia le realtà che già fruttano, ognuna come azienda autonoma, con un proprio Ceo, sotto il controllo di Larry Page e Sergy Brin.

Google oggi è il cuore dell’azienda. I ricavi arrivano dal motore di ricerca, dalla pubblicità, da Android e da Chrome che rappresentano circa il 90 percento del fatturato complessivo. Google rimarrà il cuore anche nel prossimo futuro, come controllata, ma probabilmente nel tempo il motore di ricerca sarà ricordato come ‘l’origine’, ‘at the beginnings’.

La mossa della riorganizzazione con Alphabet, infatti, manifesta una volta di più i piani da sempre estremamente ambiziosi dei fondatori che non disdegnano i confronti diretti, per cui dove Microsoft faceva 25 loro avrebbero voluto fare 25000, in parte riuscendoci. Motore di ricerca surclassato, browser pure, mobile meglio non parlarne nemmeno, ora si aprono la via verso altri progetti, senza sottrarsi alla verifica dei mercati.

Google_Lego
Google diventerà una controllata di Alphabet, alla guida avrà Sundar Pichai in azienda dal 2004

Alphabet, vuole offrire un respiro più ampio all’azienda, maggiore organicità, e la volontà di dare origine a tante altre realtà come per la “G” già realizzata (una per ogni lettera dell’alfabeto, come accenna il post). Larry Page e Sergy Brin non ce la possono fare nella posizione attuale a sostenere tutto, hanno bisogno di creare un’organigramma più ampio di quello iniziale.

Non è un caso se si spostano in Alphabet, praticamente con gli stessi incarichi che avevano in Google, non è un caso se affidano Google a Sundar Pichai (in azienda dal 2004 a capo del progetto Chrome, Gmail, Android, ovuqnue è andato ha fatto bene), parlando del quale i fondatori non hanno tema nel dichiarare: “Pensa come noi, e a volte esprime quello che vorremmo anche meglio di noi”.

Non è un caso se nella nuova realtà ogni progetto di respiro avrà un Ceo supportato dai fondatori che continueranno a coordinare la gestione dei capitali, in modo che lo sviluppo sia più organico, e più facile da gestire e controllare finanziariamente come vogliono gli azionisti.

Si pensi a Google oggi in cui c’è di tutto: search, intelligenza artificiale, automobili senza pilota, strumenti medicali, dalle lenti a contatto ai sistemi di misurazione del glucosio nel sangue, fino all’accesso a Internet superveloce con i palloni aerostatici. Per Larry Page e compagnia è anche l’occasione proprio per tornare ad osservare dall’alto i progetti, con un distacco intelligente dalla realtà di Google e quindi  scommettere di nuovo.

Lo dice in un passaggio significativo Larry Page: “Abbiamo sempre pensato che le aziende di lungo corso tendono a ‘sedersi’ facendo sempre le stesse cose, solo con cambiamenti incrementali, ma nelle industries tecnologiche, dove sono le idee rivoluzionarie a guidare i cambiamenti e a contribuire alla crescita, è meglio stare un po’ scomodi’ per rimanere protagonisti”.

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