L’utilizzo dei portatili personali in ufficio non migliora la produttività

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Secondo Gartner, autorizzare i dipendenti a lavorare con il proprio pc in ufficio non permette all’azienda di risparmiare

Oggigiorno, moltissimi lavoratori dispongono di un proprio pc. Un numero crescente di azienda si mostra tentato dall’idea di consentire ai dipendenti di servirsene per le esigenze professionali, magari con la speranza di ridurre certi costi di manutenzione e lasciarli alle preoccupazioni degli impiegati. Ma il calcolo non è così semplice, almeno stando alle recenti considerazioni di Gartner, che ha raccolto dati sull’utilizzo dei portatili in azienda dal 2006.

Normalmente, le società decidono di implementare macchine virtuali sui computer personali dei dipendenti, per delimitare lo spazio a uso unicamente professionale e qui far girare in sicurezza le applicazioni aziendali, ma il costo di quest’operazione è uguale a quello richiesto da quello necessario per la flotta di macchine aziendali. Le economia in termini di costi di manutenzione sono controbilanciate dai danni e le altre spese da rimborsare ai dipendenti.
Per contro, se l’azienda decide di non utilizzare la politica della macchina virtuale, potrà ridurre le spese dal 9 al 44%, ma a danno della sicurezza e del controllo all’interno dell’impresa. Inoltre, Gartner ha rilevato che molte aziende sono frenate nell’utilizzo di hardware personale dai limiti connessi alle licenze dei sistemi operativi di Microsoft.

Dunque, ci sono vantaggi per un’azienda che sceglie di consentire ai dipendenti di lavorare con il proprio pc? Uno ci sarebbe: trasformare gli “utenti selvaggi”, che comunque si servono del computer personale in ufficio, in dipendenti controllati e gestiti in modo sicuro. E questo vale soprattutto per gli utenti importanti, che hanno un’influenza sufficiente per turbare la politica di sicurezza e manutenzione dell’azienda.

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