La rete programmabile di Cisco al servizio di Internet delle cose

Enterprise

Cisco One integra tutti i principi Software Defined Network, e va oltre la mera nozione di rete programmabile. Sfruttare le Api non solo per device e piattaforme ma anche per app di servizi di rete sarà il vantaggio competitivo nei prossimi anni

La Rete è la piattaforma d’elezione per Internet delle Cose, e Cisco ha approntato tutti gli elementi necessari affinché essa possa acquisire ulteriore valore diventando programmabile. Ne parla Paolo Campoli, Head Of Service Providers Architectures e Cto per Cisco Europe, che esordisce: “La rete programmabile per noi in azienda si traduce in Cisco One. Negli ultimi quindici anni è questa una delle transizioni tecnologiche più importanti”. E spiega: “Il dilemma dei Service Provider, della Pa e del settore commerciale in genere, è segnato dal fatto che le grosse transazioni che determinano l’evoluzione della rete sono legate alla mobilità, al cloud, ai flussi video [per esempio ai servizi di streaming tipo Netflix] e in questo contesto è quindi lecito domandarsi se la Rete sia una piattaforma o un’utility, cioè un semplice mezzo di trasporto dati, a crescita facilmente prevedibile e già perfettamente ottimizzata“.

La visione di Cisco è che la Rete sia una piattaforma. In grado di interagire con i terminali e in cloud e quindi parte di un’architettura più completa. La rete del modello Cisco non si occupa solo del trasporto delle informazioni demandando in esclusiva alla cloud e ai terminali le funzioni intelligenti, ma è essa stessa intelligenza allorquando è in grado di interagire con applicazioni e servizi. E’ inevitabile quindi toccare subito il nocciolo del tema, il Software Defined Networking (SDN).

Per Campoli SDN significa rendere le reti programmabili, tramite un software non solo controllato da chi fa apparati di rete, ma da un ecosistema di addetti ai lavori che sviluppano applicazioni. Significa separare l’intelligenza dal trasporto. Il secondo elemento qualificante SDN è la capacità di astrarre la complessità della rete, per poterla rappresentare a chi sviluppa applicazioni nel modo più semplice possibile. Il terzo elemento riguarda l’esposizione delle API, dei ganci logici che permettano agli sviluppatori di ‘programmare la rete’. Separare Control Plane e Data Plane (per Cisco è una fetta da 50 miliardi di fatturato) è oggi un imperativo realizzabile su quattro principi logici di architettura.

Paolo Campoli, Head Of Service Providers Architectures e Cto per Cisco Europe
Paolo Campoli, Head Of Service Providers Architectures e Cto per Cisco Europe

Il primo elemento dell’architettura è il Controller, il prodotto che gestisce l’intelligenza di Rete, un comparto di mercato ghiotto già per molte startup della Silicon Valley che si pongono come concorrenti di Juniper, Cisco, Huawei. Il secondo elemento è l’esposizione delle API, le chiamate del software al sistema operativo; fino ad oggi non è mai esistito il concetto di un’API in grado di richiamare invece una funzione specifica della rete (sicurezza, servizio etc.). Il terzo elemento è la creazione di agenti software in grado di dialogare con intelligenze esterne, e infine un protocollo di controllo intermedio. Uno degli aspetti più interessanti di questi principi è che essi sono utilizzabili allo stesso modo sia a livello di data center, che di rete pubblica. Chi compra servizi cloud quindi potrebbe disporre già della stessa classe di servizi, perché la rete interagisce nello stesso modo. Con un data center programmabile e la stessa rete programmabile si possono creare servizi cloud molto più efficienti e con elevata consistenza in termini di profitto.

Software Defined Networking permette alla rete dei Service Provider di creare modelli di business innovativi. Mentre il traffico cresce del 40 percento anno su anno su rete fissa e dell’80 percento su rete mobile, i fatturati SP non crescono con la stessa velocità, se ne avvantaggiano Google e servizi come quelli video di Netflix, ma non i carrier che invece potrebbero trarre profitto vendendo Api dedicate all’offerta di nuovi servizi. In altri casi SDN è visto come occasione di business dai clienti Cisco perché permette di disaccoppiare software e hardware, in modo da comprare hardware industriale economico e far girare software di controllo della rete su server esterni.

Una visione, secondo Campoli, particolarmente realista, che può risultare efficace. Oppure i benefici possono essere legati semplicemente alla semplificazione della rete, ottenibili grazie a un controllo software.

Un operatore di telecomunicazioni ha uno sviluppo applicativo di un nuovo servizio circa 18-24 mesi, SDN porta invece nell’ordine di pochi mesi l’innovazione di servizi e applicativi. Campoli: “Si immagini di avere a disposizione un servizio eccellente di streaming video, lo sviluppatore vorrebbe avere una rete in grado di gestire l’addattamento del bitrate a seconda del device che richiede il flusso video, e la possibilità di preposizionare il contenuto nel punto più adeguato della rete, per servire un determinato pubblico in un determinato momento. Quindi una rete intelligente. Noi facciamo tutto questo proprio tramite Cisco One (Open Networking Environment)”.

Cisco One integra tutti i principi SDN, e li vuole espandere oltre la mera nozione di rete programmabile. Utilizzando la rete programmabile infatti si potranno estrarre informazioni da dare in pasto agli analytics, con il vantaggio che è la rete il luogo in cui identità fisica, device e servizio richiesto sono correlati. Si potranno in questo modo fornire servizi più accattivanti. Un altro utilizzo è quello di sfruttare le informazioni per allocare meglio le risorse della rete che diventa più adattiva.

La rete programmabile secondo Cisco
La rete programmabile secondo Cisco

Chiude Campoli: “Chiaro, ci troviamo davanti a una grossa sfida, non solo per Cisco ma proprio per le tecnologie di rete. E’ una sfida Cisco nel bilanciare hardware e software, nello scegliere adeguatamente i livelli di virtualizzazione”. Una cosa certa è che le applicazioni per controllare la rete saranno sempre di più aperte ai partner che potranno sviluppare su queste API nuovi modi di interagire con terminali, cloud e data center. Campoli si immagina una Rete sempre più virtualizzabile, dove il valore di Cisco si sposta abbracciando software e hardware e dove i partner fanno sempre meno pura integrazione e sempre più sviluppo di applicazioni sui terminali e sulla rete funzionali all’ecosistema locale. Il futuro è poter programmare device, piattaforma e …rete.

 

 

 

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