La Commissione Europea indaga sulle protezioni delle app mobili

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Apple e Google coinvolte con i relativi store. Sotto indagine la app di tipo freemium

La Commissione Europea ha preso sotto esame anche i modelli di vendita delle popolari app mobili. La Commissione si compiace del boom dell’economia europea delle app, che dà lavoro a più di un milione di persone e arriverà a un valore di 87 milioni di dollari nei prossimi cinque anni, ma considera al minimo problematico il noto modello di offerta di app gratuite ,ma che contengono al loro interno delle modalità di acquisto direttamente dalla app, un modello che con termine anglosassone viene chiamato “ freemium”. Si valuta che circa il 50 per cento della app di gioco mobili in Europa sia di tipo freemium.FRANCE-EU-TELECOMS-REDING

La Commissione in una nota di fine febbraio ha segnalato che spesso i clienti non sono pienamente consapevoli della spesa in denaro dato che viene caricata subito la loro carta di credito. Soprattutto i ragazzi sono particolarmente vulnerabili al marketing delle app di gioco che si possono scaricare gratuitamente , ma poi non sono gratis da giocare. Secondo diversi commissari questo settore ha enormi potenzialità . Ma per esprimerle compiutamente i consumatori devono avere fiducia nei nuovi prodotti.

Ingannare i consumatori è ovviamente contro lo spirito con cui la Commissione protegge gli utenti. Per questo la Commissione e le autorità delle singole nazioni hanno dato il via a una serie di incontri con le società più rappresentative del settore ( comprese Apple e Google) per dare maggiore credibilità al mercato.

Ma , a proposito di app e di store , non è la prima volta che un ente governativo convoca Google e Apple per discutere sulle politiche commerciali delle app. Negli Usa nel febbraio di un anno fa la Federal Trade Commission (FTC) ha emesso un rapporto in cui raccomanda a Apple, Google, Amazon, BlackBerry e Microsoft una serie di procedure per informare meglio i consumatori sulle modalità di raccolta dei loro dati. In uno studio FTC del 2012 si evidenzia come delle 400 applicazioni più popolari tra i ragazzi il 59 per cento trasmetteva informazioni sull’utente – talvolta posizione geografica e numero di telefono – e solo l’11 per cento delle app indicava questo fatto. A gennaio poi Apple ha accettato di pagare una sanzione di 32,5 milioni di dollari per non avere chiarito ai genitori dei bambini americani che inserendo il loro ID Apple per scaricare un’applicazioni, davano poi modo ai ragazzi di fare acquisti in-app per almeno altri 15 minuti. –

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Autore: Silicon
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