IT Life: La passione vive in laboratorio, nelle nanotecnologie

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Giovanni Isella

Giovanni Isella dirige le attività di ricerca sui materiali a base di silicio-germanio al centro LNESS (Laboratorio per le Nanotecnologie, Epitassia su Silicio e Spintronica) del Poliitecnico-Bicocca. Si occupa di mettere a punto nuovi materiali per l’elettronica e la fotonica, perché la ricerca è la sua vera passione

Ama stare all’aria aperta, la corsa e l’alpinismo (che attualmente pratica in versione soft con i figli di 8 e 10 anni) ma quando lavora Giovanni Isella non mette mai la testa fuori dal centro “al piano interrato” del laboratotio LNESS (Laboratorio per le Nanotecnologie, Epitassia su Silicio e Spintronica) del Politecnico di Milano e dell’Università Bicocca. Qui dirige le attività di ricerca sui materiali a base di silicio-germanio, un lavoro complesso ci spiega: “Il gruppo silicio-germanio si occupa di mettere a punto nuovi materiali sia per studi di fisica fondamentale ma soprattutto per la realizzazione di dispositivi optoelettronici per applicazioni IT e sensoristica”. In passato ho lavorato per circa un anno e mezzo presso il politecnico federale di Zurigo, ama i classici, soprattutto anglofoni, tra cui Dickens e John Fante…

Giovanni Isella
Giovanni Isella, dirige le attività di ricerca sui materiali a base di silicio-germanio al LNESS

1 – Qual è stato il progetto migliore della sua carriera? Quello che più lo ha appassionato, per le novità che portava, per la sfida tecnologica?
Il progetto che più mi ha appassionato fino ad oggi è stato il tentativo di realizzare una sorgente laser, da utilizzare in ambito IT, a partire da materiali comunemente considerati “indatti” a questo scopo. Per rendere “laser compatible” materiali semiconduttori come il silicio ed il germanio è stato necessario deformarli in maniera controllata fino a livelli prossimi al limite di rottura, una sfida non del tutto conclusa e ancora aperta … “there’s room for improvement”…

2- Quale progetto sta seguendo oggi di particolare innovazione?
Il progetto di ricerca che ci vede più impegnati come laboratorio che si occupa di mettere a punto nuovi materiali per l’elettronica e la fotonica ruota attorno alla “silicon photonics” ovvero la possibilità di realizzare dispositivi fotonici che utilizzino il silicio, il materiale alla base della microelettronica. Molti “big player” come Intel e IBM stanno lavorando alla realizzazione di “optical interconnects” ovvero interconnessioni ottiche che sostituiscano quelle elettriche nei microprocessori del futuro-prossimo, che conterranno diverse decine o centinaia di core. L’aspetto appassionante è il dovere far leva su una grande varietà di proprietà fisiche (elettroniche, ottiche ma  anche meccaniche) per ottenere il materiale con le caratteristiche “giuste”. Qualche passo nella giusta direzione lo stiamo facendo come dimostrano le nostre recenti pubblicazioni su riviste del calibro di Nature Photonics.

3 – Quale tecnologia utilizzava dieci anni fa?
In dieci anni il centro LNESS (Laboratorio per le Nanotecnolgie , Epitassia su Silicio e Spintronica)  del Politecnico di Milano-Università di Milano-Bicocca è  cambiato molto. Le tecnologie di cui ci occupavamo dieci fa come lo “strained-silicon” fanno ormai parte dei processori dei nostri notebook.

4 – Quale tecnologia secondo lei si userà nei prossimi dieci anni?
Credo che cominceranno ad emergere nuovi paradigmi non necessariamente legati ad “on-off” ed “1-0” ma basati sul calcolo quantistico o alla manipolazione dello spin, l’ago magnetico della bussola associato ad ogni elettrone.

5 – Qual è il suo eroe tecnologico e qual è invece il suo personaggio negativo (se lo ha)?
Non credo si possa definire tecnologico ma sicuramente è un eroe: Reinhold Messner. In un’intervista di qualche anno fa, diceva che la vera sfida alpinistica del futuro è fare di più con meno. Credo si applichi a parecchi ambiti dell’attività umana. Semplificare e riacquistare “il controllo intellettuale” delle nostre azioni ridurrebbe il rischio di generare sistemi talmente complessi da essere incomprensibili.

6 – Qual è stata la sua tecnologia preferita? Quella che più ha amato?
Il software open source. Mi piace l’idea che ci sia qualcuno che si dia da fare per non uniformarsi ai dettami dei cervelloni di Microsoft ed Apple.

7 – A parte l’azienda attuale in cui lavora, quale azienda lei ammira per il lavoro che sta facendo nell’IT?
Il laboratorio CEA-LETI di Grenoble, hanno a disposizione mezzi inimmaginabili in Italia ma direi che li sanno sfruttare completamente.

8- Qual è la sfida più grande per un dipartimento IT oggi?
Far capire quali servizi sono utili e quali no

9 – Favorevole al Cloud o contrario al Cloud?
Molto favorevole. La mia sbadataggine è proverbiale. Sapere che con una connessione e uno smartphone posso recuperare i mie dati mi tranquillizza.

10 -Cosa voleva fare da bambino?
Non saprei bene perché, ma il minatore. Oggi dopo una giornata passata in laboratorio, che si trova al piano interrato, non vedo l’ora di uscire a farmi una corsa.

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