IT Life: La virtualizzazione al centro della chirurgia di Orthofix

Direttore responsabile di Silicon, ITespresso, ChannelBiz e Ubergizmo dalla nascita, ama analizzare le dinamiche del mercato IT e le strategie dei vendor. Scrive da più di vent'anni di tecnologie, acquisizioni, hardware e software. Modera convegni e seminari. In passato ha diretto Techweekeurope, Gizmodo, Vnunet, PC Magazine e PC Dealer, iniziando il percorso professionale a Computerworld Italia dopo la laurea.

Attilio Adami, vice presidente IT di Orthofix, crede che il cloud abbia innescato un trend che porta tutti oltre il punto di non ritorno. “Più che della caduta di un meteorite sulla terra dovremmo preoccuparci della caduta di Internet”. Tutta la struttura tecnologica europea è stata centralizzata in Italia, un grosso progetto per un’azienda che si occupa di prodotti chirurgici e non chirurgici per la colonna, la ricostruzione e la traumatologia

Laureato in ingegneria all’Università di Padova, la storia di Attilio Adami è tutta scritta in Orthofix, dove ha cominciato la sua carriera come IT Manager fino a ricoprire l’attuale carica di IT Vice President. Durante i (rari) momenti liberi, si dedica in primis alla famiglia e, per tenersi in forma, al golf e alle immersioni subacquee, due sue grandi passioni. In Orthofix – un’azienda ortopedica globale che offre una vasta gamma di prodotti chirurgici e non chirurgici, minimamente invasivi, per la colonna, la ricostruzione e la traumatologia – la missione è rispondere alle esigenze di pazienti di ogni età per aiutartarli a recuperare uno stile di vita più attivo e mobile, grazie a una rete  di rappresentanti, consociate e distributori indipendenti che raggiungono medici e pazienti. Supportati dall’ausilio dela tecnologia.

1 – Qual è stato il progetto migliore della sua carriera? Quello che più lo ha appassionato, per le novità che portava, per la sfida tecnologica?
Il progetto personale più riuscito in ambito IT è stato, con tutta probabilità, quello che mi ha visto impegnato nell’implementazione di un nuovo ERP, anche se la vera sfida, in questo caso, ha riguardato maggiormente l’aspetto organizzativo-gestionale rispetto a quello strettamente informatico. Per sua natura, un progetto ERP chiama a raccolta ed integrazione tutti i processi di business rilevanti di un’azienda – come la gestione delle vendite e degli acquisti, così come del magazzino e della contabilità – ed ha quindi richiesto un grande impegno, in termini di coordinamento delle risorse, al fine di ottenere un risultato che soddisfacesse sia le esigenze tecnologiche, sia quelle più strettamente legate al business. E’ stato un grande lavoro, ma di enorme soddisfazione.

Attilio Adami - Vice Presidente IT Orthofix International
Attilio Adami – Vice Presidente IT Orthofix International 

La sfida tecnologica più interessante, invece, è stata senza dubbio quella di centralizzare nel 2003 tutta la struttura tecnologica europea in Italia, investendo su Citrix e quella, qualche anno dopo, di investire pesantemente in una tecnologia agli albori come la virtualizzazione, andando a spiegare l’idea agli americani… La nostra, infatti, è stata tra le prime aziende a sperimentare la virtualizzazione, e l’Italia è servita come modello anche per le nostre altre sedi nel mondo. Il cammino verso la virtualizzazione è poi proseguito negli anni, risolvendo parecchi problemi. Ad esempio, ad oggi non abbiamo più necessità di dedicare risorse interne all’assistenza e al supporto tecnico IT: è stato sufficiente utilizzare una piattaforma basata sul remote management, come quella di Infogest-GFI MAX, per risolvere eventuali problematiche IT le entro le 24 ore.

2- Quale progetto sta seguendo oggi di particolare innovazione?
Attualmente mi sto dedicando a progetti in campo R&D, come ad esempio l’applicazione dell’IT ai nostri prodotti, per renderli più intelligenti. Nell’ambito dei medical device la tecnologia informatica applicata può davvero rivoluzionare e dare un nuovo impulso al settore.

3 – Quale tecnologia utilizzava dieci anni fa?
Orthofix utilizzava già una rete geografica distribuita, con collegamenti via Internet fra le varie sedi e con sistema ERP centralizzato in Italia per tutta Europa. Direi una struttura già nella logica di Cloud Computing, anche se “costruita” in casa. La crescita dell’azienda e la conseguente necessità di rinnovare l’infrastruttura, per adattarla alle diverse attività richieste, ha spinto Orthofix ad adottare soluzioni sempre più di tipo cloud per ottimizzare non solo i costi ma anche il tempo necessario a concludere queste operazioni.

4 – Quale tecnologia secondo lei si userà nei prossimi dieci anni?
Domanda da un milione di dollari, chi risponde diventa ricco… Penso che continuerà la spinta verso la mobilità e l’integrazione degli strumenti di comunicazione in tutti gli apparecchi di uso quotidiano – dall’automobile allo smartphone. Vedo una grande chance nel campo dei sistemi di pagamento e, da utente, infine, non vedo l’ora che qualcuno progetti tecnologie in grado di liberarci dalla schiavitù dei caricabatteria…

5 – Qual è il suo eroe tecnologico?
Nessuno in particolare. Direi che considero eroi quelle persone che hanno fatto andare l’uomo sulla luna con tecnologia poco più potente dei dispositivi che il 99% delle persone usa per chattare su social network.

6 – Qual è stata la sua tecnologia preferita? Quella che più ha amato?
Viaggiando spesso trovo indispensabile la geolocalizzazione e l’accesso in tempo reale alle informazioni. Vivere in una metropoli e conoscere in tempo reale traffico fa, ad esempio, risparmiare delle ore di viaggio ed ha un impatto diretto sulla qualità della vita. Poter accedere alle informazioni in tempo reale ci permette di stare al passo con il mondo, che viaggia a velocità sempre crescente.

7 – A parte l’azienda attuale in cui lavora, quale azienda lei ammira per il lavoro che sta facendo nell’IT?
Google. Ritengo che abbia un giusto mix di approccio tecnologico, da geek, con una filosofia aziendale che supporta e premia l’innovazione e lo spirito imprenditoriale. Trovo buona parte dei loro strumenti geniali ed affascinanti ma soprattutto estremamente utili.

8- Qual è la sfida più grande per un dipartimento IT oggi?
In primis, diventare acceleratori per il business dell’azienda. Inoltre, è necessario uscire dall’ufficio IT, smetterla di ragionare come dei tecnocrati e pensare come imprenditori. L’IT deve diventare il fattore differenziante e critico per il successo delle aziende e chi riuscirà a raggiungere questo obiettivo, diventerà una figura chiave nelle aziende del futuro.

9 – Favorevole al Cloud o contrario al Cloud?
Difficile rispondere. Non penso sia questione di essere favorevole o meno: non c’è scelta. L’economia del mondo intero dipende da Internet: dalla possibilità di accedere alle informazioni in qualunque parte del globo e ormai anche del cielo, dalla capacità di trasferire e conservare dati a costo praticamente nullo. Il rischio di questo trend è enorme ma siamo oltre il punto di non ritorno. Più che della caduta di un meteorite sulla terra dovremmo preoccuparci della caduta di Internet. Scomparirebbe la civiltà come è conosciuta adesso.

10 -Cosa voleva fare da bambino?
Costruire case… con matita e parallelografo.