IT Life: Don Francesco e la Biblioteca Ambrosiana, dove l’IT prende il posto del calamaio

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Don Francesco Braschi

Monsignor Francesco Braschi è Dottore della Biblioteca Ambrosiana, uno dei gioielli culturali più importanti di Milano, che ospita un milione di testi, 35.000 manoscritti antichi, una pinacoteca con tele uniche da Leonardo, Caravaggio, a Raffaello… E di questo patrimonio Don Francesco gestisce anche i progetti legati all’IT, dalla catalogazione elettronica delle opere, al progetto Dai – Digital Ambrosiana on Internet. Ma digitalizzare il Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci è stato…

IT Life – La Biblioteca Ambrosiana è uno dei gioielli di Milano che trasuda dalle mura spesse storia, cultura e forza. La gestisce, sotto la guida del Prefetto, un “Collegio dei Dottori” (attualmente sono sette) del quale fa parte Monsignor Francesco Braschi, Dottore della Biblioteca Ambrosiana, un prete giovane (poco più di quarant’anni) dalla cultura affascinante, che passa dallo sfogliare con la massima cautela testi rari come i manoscritti di Leonardo Da Vinci (tenuti in un caveau)  a consultare sul suo tablet (tenuto sul comodino) la posta elettronica, dopo le preghiere del mattino e prima di quelle della notte.

Un connubio tra storia e attualità, perché compito della Biblioteca voluta dal Cardinale Federico Borromeo nel 1609, e già allora aperta a tutti, è da sempre quello di permettere la consultazione degli scritti, lo studio e la ricerca scientifica, ma anche l’alta divulgazione. E oggi questo non può prescindere dalle moderne tecnologie. Ma andiamo per gradi…

Mons. Francesco Braschi, Dottore della Biblioteca Ambrosiana
Mons. Francesco Braschi, Dottore della Biblioteca Ambrosiana

Don Francesco (per chi lo conosce da tempo è un piacere chiamarlo così, nonostante oggi sia Monsignore) comunica in multipiattafoma (“Linkedin, Viber, What’s App, poco Facebook ma da qualche mese Twitter”), parla in profondità nel suo blog (donfrancesco.blogspot.com), anima discussioni sulla rete in diverse lingue, essendo anche Direttore della Classe di Slavistica dell’Accademia Ambrosiana, attività che lo porta in giro per il mondo, dalla Russia ai Balcani, per approfondire i suoi studi.  “Come in Ambrosiana nel 1609 si offrivano a tutti i visitatori carta, penna, calamaio, carta assorbente e uno sgabello per non fare raffreddare i piedi durante la lettura, oggi c’è una attenzione alle nuove tecnologie e, dopo la ristrutturazione del 1997, l’IT è entrata in modo significativo, grazie a una rete interna e a progetti specifici” spiega il Don. Chi entra oggi in Ambrosiana inciampa in un grande tavolo touch screen che mostra i dettagli del Codice Atlantico di Leonardo e grazie alla partnership con Samsung i visitatori possono dotarsi  di un Samsung Galaxy  S3 con una App dedicata che spiega loro le opere esposte.  Inoltre, tre opere all’interno della Pinacoteca – La Scuola di Atene di Raffaello, Il canestro di frutta di Caravaggio e Il Musico di Leonardo – sono affiancate da un video multimediale ad  alta definizione.

Ma, in particolare, sono due i progetti che riguardano l’IT ancora in corso: il primo è la catalogazione elettronica delle opere costudite (un milioni di libri e 35.000 manoscritti antichi)  arrivata oggi al 40% del patrimonio esistente, che impegna quattro persone non a tempo pieno. “E’ un lavoro molto delicato con costi elevati, ma di molta soddisfazione, anche perché il catalogo elettronico è parte del Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN), da tutti consultabile” spiega.  Il secondo progetto, iniziato tre anni fa e destinato a durare per i prossimi trent’anni,  è il DAI, acronimo di Digital Ambrosiana on Internet: consiste nel portare tutti i testi più preziosi in digitale grazie all’utilizzo di scanner particolari ad altissima risoluzione, realizzato in collaborazione con il Consorzio interuniversitario Cilea. “Su Internet sono visionabili oggi immagini ad alta e media risoluzione, permettendo la consultazione e aumentandone la fruibilità –  precisa Don Francesco – . La partnership con DeAgostini Picture Library in questo progetto, come nella maggior parte dei progetti multimediali ed editoriali che concernono il nostro patrimonio di immagini, è  fondamentale”.  Ma il percorso che più ha appassionato Don Francesco riguarda Leonardo…

1 – Qual è stato il progetto migliore della sua carriera? Quello che più lo ha appassionato, per le novità che portava, per la sfida tecnologica?
Il progetto è legato al Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci, alla sua digitalizzazione ad altissima risoluzione, che abbiamo realizzato negli anni  nel 2008 -2009 con una scanner realizzato dalla azienda italiana Metis System, con il partner bergamasco Mida Informatica. Questo lavoro ci ha permesso di rendere le scansioni disponibili agli studiosi e nello stesso tempo di arricchirci di set di immagini per il publishing e per le attività multimediali, come come il documentario ad altissima definizione in 3D realizzato un paio di mesi fa con DeAgostini e già trasmesso in Inghilterra e in Italia sulla piattaforma Sky e DeA.
Inoltre, mi ha assai “intrigato” portare la posta elettronica in Ambrosiana su gmail, con le Google App, e realizzare un Google Calendar condiviso, fruibile sui device mobili  dalle trenta persone, tra impiegati e dottori, che lavorano qui. Una sfida per una istituzione così antica, ed è una grande soddisfazione vedere come ora anche i colleghi meno giovani utilizzino volentieri questi strumenti che facilitano non poco il lavoro.

2- Quale progetto sta seguendo oggi di particolare innovazione?
Insieme ai colleghi Dottori sto seguendo da circa un anno e mezzo un progetto molto articolato per la realizzazione di programmi e documentari in HD e in 3D, insieme a  DeAgostini Multimedia e Rai. E’ stato avvincente realizzate una App per la fruizione del codice Atlantico, al momento sfogliabile su dispositivi Apple, che permette di leggere il codice anche al contrario.  Nata per iOS, la porteremo anche in ambiente Android e la estenderemo ad altri manoscritti. Amo infatti definirmi un “Androidiano puro”, anche se uso quotidianamente  Ubuntu come Linux, Windows XP, 7 e 8 per la rete ambrosiana… Come la cultura, anche la fruizione culturale deve essere multipiattaforma…

Mons.Francesco Braschi
Mons.Francesco Braschi

3 – Quale tecnologia utilizzava dieci anni fa?
Usavo già tutto… non avevo ancora uno smartphone (il primo mi fu regalato nel 2008), ma lavoravo con scanner, computer, posta elettronica. Per la prima tesi di laurea in Letteratura Cristiana Antica, nel 1994-95, usavo un modem analogico su rete telefonica per ricercare (usando gopher e telnet) testi latini che risiedevano nelle università del Nord Europa, e raccoglievo così i dati che mi servivano davvero sentendomi una “talpa” che scavava nei cunicoli di una rete fatta ancora perlopiù di interfacce testuali (il WWW era davvero agli albori…). In seminario, negli anni Ottanta e Novanta, usavamo già Ventura Publisher 2.0 per il giornalino interno e il mio primo computer fu nel 1990 un Ibm 8088 usato, che  montava una scheda grafica CGA a 16 colori e aveva un disco fisso di ben 20 mega!

4 – Quale tecnologia secondo lei si userà nei prossimi dieci anni?
Ho molta curiosità verso la tecnologia, sugli sviluppi della combinazione tra internet mobile, realtà aumentata e cloud. Trovo i tablet ancora molto immaturi, ma vedremo innovazioni significative anche nella tecnologia di speech to test. La realtà aumentata ci sorprenderà…

5 – Qual è il suo eroe tecnologico?
Due amici sacerdoti che in seminario insegnavano fisica e matematica, e che negli anni ’80 insegnavano ai seminaristi a programmare in Pascal.

6 – Qual è stata la sua tecnologia preferita? Quella che più ha amato?
Nonostante io ami molto la radio, mi piace essere connesso 24 ore su 24 con smartphone, desktop, netbook, tablet ma… con intelligenza. Si può (e si deve, a mio avviso) saper fare silenzio anche della tecnologia. Oggi, poi,  i social media possono facilitare molto anche i rapporti di tipo pastorale con amici e fedeli anche distanti. Con Skype chiacchiero in videochiamata con i miei genitori, o con gli amici più lontani, da Mosca a Kiev… Di Twitter amo la sfida della concisione.

7 – Quale azienda lei ammira per il lavoro che sta facendo nell’IT?
Una piccola realtà di tre giovani diventati nel tempo amici, che si chiama Alphabeti, molto professionale  e che realizza applicazioni  per la cultura di grande efficacia e creatività.

8- Qual è la sfida più grande per un dipartimento IT oggi?
Mi preoccupa sempre il timore che ci sia una fragilità dietro al modo in cui noi oggi conserviamo dati, informazioni e cultura. Le iscrizioni in pietra e le pergamene, pur contenendo poche informazioni, sono sopravvissute a centinaia di anni di storia. Oggi abbiamo terabyte e terabyte in un taschino, ma basta un piccolo incidente o un guasto per rendere tutto inservibile. Se domani il backbone dovesse fallire saremmo capaci di resistere a questo impatto? Dobbiamo preservare la memoria dell’uomo, non dimenticando mai che il nostro cervello è la memoria più sofisticata e capace di “dare un’anima e un senso” alle informazioni!

9 – Favorevole al Cloud o contrario al Cloud?
Io uso il cloud, è utile per un giramondo come me, ma è bene tenerlo a una certa distanza critica e guardarlo con ironia. E avere sempre in tasca una chiavetta con il backup!

10 -Cosa voleva fare da bambino?
Non avevo molte idee da bambino… già dalla quarta elementare volevo fare il prete ma non avrei mai immaginato potesse essere davvero una esperienza così piena, ricca e colma di bellezza.

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