INAZ e HR, per l’80 percento delle imprese la priorità è digitalizzare

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Gilli, AD di Inaz: “Il digitale è il fattore abilitante del cambiamento, anche in ambito HR ma al centro di ogni progetto di sviluppo c’è il fattore umano”

Il 38 percento delle imprese prevede di introdurre lo smartworking e il 31 percento forme di welfare aziendale, ma soprattutto, oltre l’80 percento mette la digitalizzazione fra le priorità dell’azienda insieme con l’incremento della produttività e la riduzione dei costi. Lo dice una ricerca Business International, The future of HR in the digital era, realizzata in collaborazione con l’Osservatorio Imprese Lavoro INAZ, preparata intervistando un centinaio tra HR executive e dirigenti di realtà medio-grandi.

Oggi è la digitalizzazione il mantra attraverso il quale raggiungere gli obiettivi di sempre: riduzione dei costi e incremento della produttività. Sono gli stessi obiettivi ricercati nel solo comparto IT, circa dieci anni fa, con l’introduzione del cloud computing.

E sono obiettivi che nel tempo hanno rappresentato in ogni caso GLI obiettivi, quasi senza collaterali, e spesso a scapito delle persone.
La ricerca sottolinea proprio come oggi sia il digitale a rendere possibili tutte le iniziative nello specifico del comparto HR per lavorare meglio, in modo più produttivo e con modalità di organizzazione che rispondono alle sfide di oggi. Sfide interessanti.

Le priorità delle aziende Report INAZ

Per esempio lo smartworking (il 38 percento degli intervistati prevede di introdurlo in azienda), lo sviluppo del welfare aziendale (su cui si concentrerà il 31 percento degli intervistati), nuove modalità di performance management e misurazione dei risultati, ma anche formazione continua, employee retention e talent acquisition. La funzione HR è inoltre consapevole di doversi digitalizzare essa stessa (54 percento delle risposte alla richiesta di indicare tre obiettivi di investimento) e di avere bisogno di nuove competenze specifiche (una necessità avvertita dal 53,85 percento degli intervistati).

Sono buone note, cui vorremmo affiancare però anche il rilievo personale per cui a fronte dell’acquisizione dei talenti, magari in stage, che costano energie e risorse di tempo a chi, in azienda, forma le persone, assistiamo poi all’incapacità del management a passare alla fase due, quella che prevede di riuscire a ‘trattenere’ i talenti.

Spesso a fine anno i manager preferiscono puntare ad assegnarsi premi di produzione per il lavoro compiuto da chi ha lavorato per loro, proprio in questi ambiti e vedono, come fase due, semplicemente il reperimento di altri talenti da ‘trattenere in stage’, altro che valorizzazione delle risorse.

La ricerca fa riflettere. Il digitale è indubbiamente anche in ambito HR un fattore abilitante ma si sottolinea come al centro resti il fattore umano, chi ci crede è servito.

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