Il controllo su Internet proposto da Techub e Quova

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Una partnership fra il system integrator italiano e lo specialista Usa porta sul mercato un’innovativa tecnologia di geolocation

C’è un controllo occulto sul traffico Internet, che consente di sapere come si comporta un indirizzo Ip, qual è la sua origine geografica e, dunque, il suo potenziale livello di pericolosità.

La tecnica si chiama “Internet geolocation” e fra i principali specialisti mondiali in materia c’è l’americana Quova, azienda nata nel 2000 che oggi serve diverse realtà soprattutto nel settore finanziario, nell’e-commerce, nel gaming e nei motori di ricerca.

La sua tecnologia lavora dietro le quinte, è trasparente per gli utenti e si preoccupa di analizzare il traffico in direzione dei siti Web delle aziende clienti, attribuendo un indice di affidabilità agli indirizzi Ip in base ad alcuni criteri fondamentali e consentendo così di poter bloccare l’accesso da punti indesiderati o lanciare allarmi su specifiche attività sospette.
Oggi, questa tecnologia è alla base di una partnership che Quova ha stabilito con Techub, system integrator italiano di età ancora piuttosto giovane (l’anno di partenza è il 2006), ma capace di ritagliarsi uno spazio soprattutto nel settore finanziario.

Grazie a questa alleanza (la prima per Quova in un paese straniero), è nata Ip Digital FingerPrint, una soluzione di autenticazione invisibile per l’utente e basata proprio sul profilo comportamentale degli indirizzi Ip che si connettono ai siti Web e possono così identificare potenziali rischi di frode e prevenire minacce quali il phishing, il pharming e simili.

Come per le impronte digitali umane – spiega Roberto Scorzoni, presidente e direttore generale di Techubanche per gli indirizzi Ip è possibile costruire un’identità pressoché unica, che combina un insieme di informazioni, dal routine type alla tipologia di connessione, dalla regione di provenienza alla velocità di connessione. È estremamente difficile che un cybercriminale impadronitosi dell’identità digitale di un utente ignaro possa riprodurre il suo digital fingerprint. Qualora la connessione avvenga attraverso un anonymizer proxy o arrivi da un paese a rischio, è possibile impedire in origine l’accesso al sito”.

La soluzione creata da Techub sulla base della tecnologia Quova (ma con l’aggiunta di specifiche informazioni applicative) verrà proposta in prima battuta al settore finanziario, dove, a detta di Scorzoni,“il livello della connessione è spesso trascurato nella definizione delle architetture di sicurezza”.

Sono però allo studio soluzioni simili anche per settori come la compliance o il marketing. Nel primo caso, Ip Digital Fingerprint può servire per aderire alle normative che richiedono di bloccare il traffico con paesi o siti inclusi in “black list”: è il caso di quanto evidenziato della recente normativa emanata dall’Amministrazione autonoma del Monopoli di Stato (Aams), che impone a chi gestisce siti di giochi di abilità o scommesse di geolocalizzare ogni connessione.

Nel secondo, l’identificazione della provenienza di un indirizzo Ip può servire per differenziare le pagine Web visualizzate o le campagne pubblicitarie da proporre.

La partnership consentirà a Techub di potenziare la propria attività, già fondata sullo sviluppo di soluzioni software (gestione del credito, sicurezza), sulla system integration e sull’outsourcing. La società, fra l’altro, fungerà anche da Vad verso altri system integrator per la tecnologia Quova.

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Autore: Silicon
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