IDC e la trasformazione digitale. Come è messa l’Italia?

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

La Trasformazione Digitale deve portare le aziende a somigliare alle realtà native digitali e non prevede un punto di approdo definitivo. I framework di riferimento per orientarsi e cavalcarla

Quali sono i framework di riferimento per la Digital Transformation? Quali i passaggi che i responsabili aziendali devono trovare il modo di fare compiere al proprio team? Con quali tecnologie? Sono questi i temi al centro dell’edizione 2018 di IDC Digital Transformation Conference, aperta dal keynote guida di Sergio Patano, Research e Consulting Manager per IDC Italia.

Quattro sono i pilastri che sostengono la cosiddetta “terza piattaforma” di IDC: cloud, big data, social business e mobility. Punto di partenza per lo sviluppo di nuove tecnologie nell’ambito dei cosiddetti Acceleratori di Innovazione: la sicurezza, AR e VR, IoT, i sistemi cognitivi, la robotica, e il printing 3D.

Cercando una lettura temporale per capire da dove veniamo e quali traguardi sono stati già raggiunti ecco che si possono già intravvedere tre momenti portanti: dal 2007 è iniziata la fase di “sperimentazione” del cloud, dal 2015 si può dire che siano diventati seriali i progetti di innovazione, mentre nel 2022 ci possiamo aspettare, anche in Italia, un livello più elevato di automazione messa a terra in progetti concreti.

Digital Transformation
IDC Digital Transformation Conference 2018 – Piattaforma di riferimento

Poiché non c’è trasformazione digitale fatta solo di tecnologie, senza rivoluzione nei processi di business, è possibile a questo proposito individuare cinque passaggi chiave: bisogna avere la capacità di leggere l’innovazione necessaria all’interno dell’azienda, sviluppare nuovi modi di interazione con gli utenti finali, trasformare la grande mole di dati disponibile in casa in un elemento differenziante, per rendere il business più agile e flessibile, e infine c’è un ultimo punto critico, cioè la capacità di un’azienda di accedere alle competenze dei talenti.

Le aziende italiane su questi cinque aspetti si presentano in un panorama a tinte in chiaroscuro. L’indagine IDC condotta su mille aziende (di tutte le dimensioni) evidenzia buoni posizionamenti per quanto riguarda Leadership e Information Transformation, ma c’è tanto da lavorare sullo sviluppo di modelli operativi e nel reclutamento dei talenti.

L’industria evidenzia un ottimo posizionamento proprio nella cultura di DT già presente nella leadership, mentre l’ambito Financial ha lavorato in modo ottimale soprattutto su Information Transformation e a vantaggio della Customer Experience.

IDC Digital Transformation Conference 2018 – A che punto siamo in Italia

Ambiti in cui la PA è ancora invece ancora al palo rispetto alle potenzialità che potrebbero essere messe a terra, considerati i grandi bacini di dati disponibili che non sembrano ancora in grado di dialogare tra di loro.
La trasformazione digitale oltre a essere di processo, o non essere, è olistica, in continua evoluzione (non ha punti di approdo) e soprattutto è “disruptive”, richiede alle aziende consolidate di competere con quelle native digitali. Devono individuare i KPI da mettere in campo.

Bisogna da un lato mettersi in un’ottica di effettiva ristrutturazione per rompere i silos che frenano, comprendere gli step da seguire, sviluppare nuove capacità e declinare una roadmap. E’ possibile farlo con i giusti strumenti di valutazione.

IDC li individua sottolineando però come essi siano già patrimonio individuale per ogni singola realtà. Ecco qui di seguito il framework di riferimento messo a disposizione di IDC. Per ciascuna cella si deve far riferimento ai parametri segnalati da tenere in considerazione, con la sorpresa di ritrovare anche riferimenti antichi, che restano virtuosi (la valutazione NPS per esempio).

IDC Digital Transformation Conference 2018 – Scorecard di riferimento per la misurazione delle performance

Le aziende italiane stanno prendendo in considerazione specifici Ritorni di Investimento (ROI) in questo processo. Il Time to Market è considerato ancora poco importante nella valutazione delle iniziative digitali per le proprie realtà. Dominano come obiettivi la riduzione dei costi operativi e la crescita della customer experience. Con un allarme però significativo: pensare di utilizzare la DT per abbattere ulteriormente costi operativi già massacrati in questi anni si potrebbe rivelare esiziale.

IDC Digital Transformation Conference 2018 – Dove si cerca il ROI?

I costi sono già stati ridotti all’osso, bisogna ora valutare come le nuove tecnologie possano realmente portare un vantaggio competitivo. Più opportuno, quindi, far dialogare l’IT tradizionale con il “digital” di valore, per esempio lavorando sul valore delle API, far dialogare i processi interni con tutti i processi.

Ancora è ai primi passi l’azienda italiana quando approccia le piattaforme digitali. Si sta cercando di comprendere come utilizzare gli strumenti a disposizione. Per questo per esempio l’obiettivo di arricchimento dei prodotti a portafoglio è un obiettivo ancora di pochissime realtà (8 percento), in un progressivo in cui prima di tutto si sta proprio cercando la connessione “diretta”, l’integrazione del business con i partner e i fornitori (25 percento).

Nuovi processi, tecnologie e governance vivono e portano frutto se tengono al centro i dati ma richiedono anche figure professionali in grado di sfruttare gli asset. La maggior parte delle aziende sta investendo nella formazione di personale interno (79 percento), specialmente in ambito Distribuzione e Servizi.

Il 16 percento delle realtà investe invece nella ricerca delle nuove figure, con il 9 percento che ha deciso di ricorrere all’aiuto di provider e partner esterni e appena il 2 percento che vuole favorire la collaborazione, non solo con gli esterni, ma soprattutto all’interno. Eppure il successo di qualsiasi iniziativa digitale dovrebbe proprio partire da qui. Dalla collaborazione.

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IDC Digital Transformation Conference 2018 – Dove si reperiscono le nuove competenze? Ecco l’atteggiamento delle aziende in Italia

Arriviamo ai consigli operativi. Una roadmap ideale potrebbe prevedere la costituzione di un Team di progetto specifico, poi la creazione di un “ufficio” che stabilisca una governance per evitare di perdere il controllo sulle nuove iniziative digitali e le priorità per il passaggio allo sviluppo di soluzioni digitali che siano “cross” ed abbraccino tutta la realtà aziendale, quindi si dovrà approdare a una singola Digital Business Unit che sia di pari grado rispetto alle altre aziendali, con un responsabile che siede all’interno del board e definisce con gli stake holder le priorità per poter essere efficaci.

Sergio Patano – Senior Research & Consulting Manager per IDC Italia

La Roadmap è difficile quindi preveda tempi identici per ogni realtà. Anzi, di sicuro dovrà essere Modulare, Scalabile ed Espandibile. Per IDC sono identificabili tre orizzonti. Nel primo – torna utile il riferimento specifico all’ambito retail per capire – si può impostare l’obiettivo di offrire una esperienza omni-channel, nel secondo orizzonte si dovranno mettere in piedi soluzioni che abilitino il real-time fulfillment (gestione a magazzino che risponde real time alla variazione delle preferenze facendo leva sulle informazioni). Il terzo orizzonte fa riferimento alla creazione addirittura di un prodotto real time, per esempio con il 3D printing, per la soddisfazione immediata di un bisogno specifico del cliente. Ci vorranno ancora almeno 5/6 anni.