IBM vuole 167 milioni da Groupon per utilizzo di brevetti e-commerce senza licenza

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Va avanti dal 2016 la battaglia tra IBM che ha intentato causa negli USA a Groupon per l’utilizzo senza regolare licenza di brevetti e tecnologie proprietarie. Big Blue ora vuole 167 milioni di dollari. Le ragioni dei contendenti

C’è una causa in corso, presso una corte federale nel Delaware (USA) intentata da IBM contro Groupon che avrebbe violato una serie di brevetti relativi alla sua attività e-commerce di proprietà di Big Blue e correttamente licenziati tra l’altro ad aziende del calibro di Google, Amazon, Facebook per un valore fino a 50 milioni di dollari per ciascuna di queste aziende. Siamo alle ultime battute (forse) di una citazione in giudizio da parte di IBM contro l’azienda di Chicago (Groupon) che risale al 2016 per la violazione di quattro brevetti.

Lo riporta Reuters che sottolinea le posizioni di entrambi i protagonisti della vicenda. Da una parte IBM che attraverso i suoi avvocati sottolinea appunto come grandi aziende protagoniste del mercato e dell’e-commerce utilizzino le stesse soluzioni di Groupon dopo aver ottenuto la licenza da IBM e dall’altra Groupon che accusa IBM di estendere oltremodo la reale portata dei suoi brevetti rivendicando in pratica la proprietà di blocchi costitutivi di Internet così come è a disposizione di tutti. Groupon argomenta quindi insistendo sul fatto che i brevetti IBM non coprono l’intero Web.

Di cosa si tratta di preciso? Due dei brevetti utilizzati senza licenza (secondo IBM) riguarderebbero Prodigy, tecnologia precorritrice di Internet negli anni ’80. Serviva come sistema di visualizzazione di applicazioni, servizi e adv online per sottoscrizione ed era in grado di ridurre notevolmente il carico di lavoro dei server.

Sarebbe poi stato utilizzato senza licenza il sistema di single sign on per l’autenticazione di ingresso a Groupon. IBM avrebbe cercato di negoziare un accordo, con Groupon che si è categoricamente rifiutata. L’avvocato di Groupon in verità sarebbe andato giù abbastanza duro con le parole affermando (fonte Reuters): “IBM ha un altro business oltre quello di cui parla ed è utilizzare il suo enorme patrimonio di brevetti come un club per ottenere denaro dalle altre aziende”. E’ risaputo, e anche la classifica per l’anno 2017 lo documenta, che IBM ha sempre primeggiato per numero di brevetti depositati negli Usa.

IBM ancora prima nella gara dei brevetti depositati negli Usa

E tra questi spesso sono state registrate idee rivoluzionarie come transazioni sicure con carte di credito, la guida per persone con disabilità visive grazie alla tecnologia RFID, i supercomputer più veloci al mondo e rilevatori di movimenti sismici, anche il sistema di single sign on fa parte dei brevetti IBM.

Nel 2017 con 1900 brevetti la parte cloud ha fatto la parte del leone, ma anche nel campo dell’intelligenza artificiale IBM si è distinta con 1400 brevetti tra cui un sistema in grado di aiutare l’AI ad analizzare e riflettere i modelli di linguaggio degli utenti per migliorare la comunicazione tra macchine e esseri umani.

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