Ibm si sveste dal ruolo di Oem per indossare l’abito cloud

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Durante l’evento dedicato ai partner di Ibm, Nicola Ciniero, presidente e ad di Ibm Italia ha parlato di cambiamento e degli investimenti del 2014 su SoftLayer. Per quanto riguarda gli x86 a Lenovo, Ciniero conferma che per i prossimi cinque anni continueranno a supportare la manutenzione per conto di Lenovo

Con Watson ha tracciato la strada del cognitive computing; con Softlayer, Ibm dirotta sempre di più l’offerta verso il cloud con lo spostamento dei servizi e delle attività Saas e Paas nella rete SoftLayer in modo che i servizi di questa siano disponibili in tutti i data center.

Ibm sta premendo sul pedale dell’acceleratore e persegue una logica strategica di trasformazione. Durante l’evento annuale dedicato ai partner, che si è tenuto presso l’Ibm client center di Milano, Nicola Ciniero, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia è intervenuto e ha subito sottolineato ai partner presenti come il 2014 sia un anno di cambiamento, sia per Ibm stessa sia per i partner che devono capire come rapportarsi al mondo dei clienti. Ma non ha escluso una precisazione relativa alla recente cessione a Lenovo degli x86, dello sviluppo di SoftLayer e la nuova frontiera del congnitive computing  con gli investimenti in Watson e la recente creazione di una business unit dedicata.

Nicola Ciniero
Nicola Ciniero 

Stiamo operando  in uno scenario nuovo – dice Ciniero – il mercato è cambiato, i consumatori sono cambiati, ma l’errore che spesso si fa è quello di analizzare i mercati secondo logiche che non sono più valide. Oggi gli utenti sono più che mai propensi ad acquistare via Internet, magari oltreoceano, e il fatturato resta là, oppure pensiamo a quelle aziende che realizzano i loro data center su una nave e quindi non pagano le tasse. Non piangiamoci addosso – spiega – perché quest’anno ci sono due segnali di ottimismo: per la prima volta il mercato dei Pc riprende a crescere e, per la prima volta i dispositivi mobili hanno superato i fissi. Ed è per questo – continua – che noi di Ibm dobbiamo essere pronti ad abilitare i servizi necessari a supportare questi cambiamenti”.

Ibm ha dovuto ridisegnare una nuova strategia, Ciniero spiega della necessità di selezionare le aree di maggior valore da quelle tradizionali e di fare una scelta anticipando i mercati. E poi di aver tracciato “una strada per tutti al cognitive computing, con Watson, che oggi è punto di riferimento, anche per i concorrenti che, dopo due anni si stanno affacciando”. Così, dopo che lo scorso anno Big blue aveva annunciato di voler rendere disponibile la tecnologia Watson come piattaforma di sviluppo nel cloud, per consentire ai fornitori di applicazioni software di creare nuove generazioni di app, dotate di intelligenza di cognitive computing di Watson, all’inizio dell’anno ha lanciato la nuova business unit, Ibm Watson Group che avrà il computo di sviluppare e commercializzare soluzioni innovative nell’area del cognitive computing erogate in modalità cloud.

Ecco, quindi che la strategia va nella direzione di esplorare nuovi mercati, puntando sul dato come risorsa naturale liberando il core business. Tutto questo porta, nella logica nuova di Ibm, a considerare l’It nell’era del cloud computing. Ciniero ricorda che il cloud computing ha avuto, nel 2013 una velocità di penetrazione molto più veloce di quella prevista. “Oggi le aziende, stanno cercando, grazie al credit crunch, di non avere più Capex nell’azienda che immobilizzino il capitale  quindi, prediligono tutto quello che può essere fruito as a service, ossia secondo una logica del ‘ne usufruisco solo quando ne ho bisogno’. Questa logica l’abbiamo perseguita attraverso l’acquisizione, perfezionata a luglio 2013,  di SoftLayer, che appartiene allo stock di servizi ma viene venduta come fosse hardware. Con SoftLayer – spiega Ciniero – riusciamo a smaterializzare i Capex delle aziende e diventare Opex e, quindi, più disponibilità di cassa per investimenti”.

Ibm ha annunciato per il 2014 un piano di investimento che prevede oltre un miliardo di dollari per espandersi nel mercato del cloud computing. Come riporta TechweekEurope.it Ibm ha intenzione di fornire servizi cloud da 40 data center distribuiti in 15 paesi, con l’obiettivo di portare il cloud più vicino possibile ai clienti, impegnandosi per adeguarsi alle legislazioni e alle normative sulla privacy dei dati in vigore nei diversi paesi.

Ibm, con SoftLayer, vuole puntare sulla costruzione di data center piccoli al posto di una distribuzione di massa. Così, quest’anno tutti i servizi offerti da SoftLayer entreranno nei 15 data center (che si andranno ad aggiungere ai 13 esistenti di SoftLayer e ai 12 di Ibm). Parte del processo di espansione è lo spostamento dei servizi Ibm e delle attività di tipo Saas e Paas nella rete SoftLayer in modo che i servizi di quest’ultima siano disponibili in tutti i data center.

Insomma, Ciniero ci tiene a sottolineare questa svolta verso il cloud e a una nuova visione strategica del business e, tra il detto e il non detto, precisa che “ci siamo stancati di fare gli Oem per Intel e Microsoft, perché oggi investiamo il 6% del fatturato in ricerca e sviluppo e per 21 anni consecutivi siamo riconosciuti per i maggior numero di brevetti a livello mondiale e, oggi, con SoftLayer possiamo affrontare le sfide che ci arrivano dai quattro driver che segnano la trasformazione del mercato: il cloud, il mobile, l’ analytics  e il social”.

E a queste sfide non sono stai esclusi i partner, i quali sono stati spronati anche dai numeri. Ciniero ricorda che, a livello previsionale, in Italia nel 2014 il cloud crescerà del 25%, il mobile del 14%, il social del 7%, analytics del 2%, e non manca pure di ricordare gli investimenti fatti per SoftLayer: 1,2 billion dollar , per 40 data center nel mondo e raddoppio della capacità per arrivare fino 21 mila clienti. “Con l’integrazione di SoftLayer, il cloud Ibm ospita il 30% in più dei siti di Amazon e 24 delle prime 25 Fortune 500 companies utilizzano il cloud Ibm.”, spiega una slide mostrata durante l’evento.

Lenovo e Ibm

Un capitolo a parte merita il rapporto tra le due società. Di recente Ibm ha ceduto a Lenovo i server x86 e, nel 2005, la divisione Pc. Segno dei tempi, per Big Blue, in lena con quello che è stato il motivo conduttore dell’evento per i partner e quello a cui abbiamo assistito negli ultimi anni da parte di Ibm, ossia il famoso cambiamento. Ciniero ha chiarito meglio i termini di quest’ultimo accordo, specificando che l’accordo vedrà la sua conclusione tra luglio e settembre e il deployment nel 2015. “Per i prossimi cinque anni continueremo a supportare gli asset per conto di Lenovo e non abbiamo ceduto i PureSystems, tant’è che quest’anno dobbiamo fare i budget per Intel”.

Restano in Ibm, in linea di massima, anche il portfolio software Windows e Linux per la piattaforma x86, in coerenza con la strategia della società, focalizzata su strategia software e servizi che è il core e sui progetti di ricerca evoluti con ampia proiezione di business per il futuro.

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