Hp si ‘spacca’ in due, Whitman guida l’Enterprise. Le ragioni, lo scenario

Enterprise
Meg Whitman, ceo di HP

L’azienda completerà la divisione con la fine dell’anno fiscale 2015. La stessa Whitman che disse ‘insieme siamo più forti’, oggi è protagonista di questo passaggio fondamentale e resta CEO della parte Enterprise. Erano altri tempi, oggi il gigante ha bisogno di velocità. Il nostro commento

Split, spaccarsi, non ci sono più dubbi. Hp conferma il piano di dividere il proprio business tra Hewlett-Packard Enterprise e Hp Inc. La prima focalizzata, come dice il nome, sul business enterprise (software e servizi compresi), la seconda sulla vendita di computer e stampanti. Doppia azienda più posti di lavoro? No, questa operazione porterà a un ulteriore risparmio di risorse umane valutato in circa 5000 unità complessive (nell’era Withman la ‘cura’ per il personale è stata nel complesso di circa 50mila unità). Troppo facile pensare subito a una Hewlett-Packard che funziona e a una HP che fa del proprio meglio per tenere il mercato del ferro spicciolo (in cui però stanno anche i tablet) e del printing (anche se 3D). In verità conti alla mano non dovrebbe essere così con l’Enterprise da circa 60 miliardi di dollari di fatturato e la seconda (più o meno) pure, la prima con margini per il 10 percento e la seconda poco meno.

Qual è la differenza? La differenza sta nel fatto che le prospettive di crescita per Hewlett-Packard Enterprise sono esponenziali, per HP Inc quello che vediamo, è quello che è, Hp non ci ha certo stupito per innovazione di prodotto negli ultimi due anni in ambito pc, mentre è vero che alcune innovazioni nel printing hanno fatto bene, per quanto il printing in questi anni sia stato molto ‘business oriented’ per tutti. La Whitman giustifica la decisione, con la prospettiva di due Hp più agili, veloci, flessibili, pronte ad adattarsi al mercato. In verità non è difficile vedere che in questi anni, HP dopo aver smentito Apotheker e in pratica aver ‘ritrattato’ quel disegno, ha necessariamente patito le contrazioni universali del mercato pc (Lenovo a parte).

Meg Whitman, ceo di HP
Meg Whitman, ceo di HP

Era stata proprio la Whitman a parlare di una Hp che sarebbe stata più forte mantenendo in casa tutti i business: follìa allora? Sì e no. No, perché Hp non era in quei tempi nella posizione di forza odierna, nel business che conta, al punto da mollare  o splittare il business dei pc, in cui non pativa così tanto la Lenovo di oggi (e l’Acer dell’epoca). Una visione importante come Moonshot era ancora progettuale, non c’era, mancavano dei tasselli, si stava digerendo o mettendo a punto l’acquisizione di Vertica e Autonomy (qui sì business del futuro), 3Par stesso, la componente storage, oggi è più forte. Il 2011 poi sono tre anni fa altra era anche per il computing. Follia invece sì, perché un acquirente importante del business computer e printing forse non era poi così impossibile da trovare, e quindi  avrebbe risparmiato – allora – qualche dieta di troppo ai dipendenti Hp. Non vogliamo certo fare l’apologia della cessione, ma la strada di Apotheker era una delle ricette possibili, magari non come è stata passata al mercato. Whitman oggi non potrà quindi essere accusata certo per la miopia di allora, proprio perché uno ‘split’ è un’altra cosa e piace molto di più agli investitori, che non si perdono nell’incertezza di pacchetti azionari vaganti e gioiscono per la riduzione del debito.

Dion Weisler EVP Hp
Dion Weisler EVP PPS Hp

La signora dovrebbe mantenere le redini della parte che veramente conta, rimane CEO di Hewlett-Packard Enterprise, CEO di HP inc dovrebbe essere Dion Weisler (oggi Vice President di PPS). Whitman resta in pratica a guidare la parte dell’azienda in cui il lavoro è già stato fatto, a Weisler invece spetta di dare la carica ad HP nel 3D printing e nei device mobile, con più convinzione in alcuni comparti pc in cui la fiducia nel mercato non ha distinto le scelte di Hp, parliamo degli ‘esperimenti’ Chromebook in casa HP, per esempio, che sembrano proprio mancare solo della fiducia che serve per guadagnarsi i mercati.

Il vantaggio più importante di questa scissione allora qual è? Uno su tutti: due aziende possono imboccare molte più strade e direzioni, in modo molto più rapido, di quanto non possa fare un gigante che si muove in una città che brulica di lillipuziani agguerriti.

 

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