Il mercato cloud cresce del 31% e vale 1,18 miliardi di euro

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Il Public Cloud vale 320 milioni e registra una crescita anno su anno del 40%. I CIO sono meno diffidenti

Le organizzazioni si preparano a un modello di Cloud Computing evoluto e viaggiano verso un Sistema Informativo ibrido, che l’Osservatorio Cloud & ICT as a Service definisce come Cloud Enabling Infrastructure. Il mercato relativo, notevolmente più ampio della sola componente Public Cloud, vale in Italia 860 milioni di euro, e registra un tasso di crescita del 28%. La spesa in servizi Public Cloud aumenta del 40% rispetto all’anno scorso, raggiungendo quota 320 milioni di euro.

L’Osservatorio Cloud & ICT as a Service, giunto alla quarta edizione e promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano , ha presentato la sua ricerca che ha analizzato l’evoluzione dell’offerta e i modelli di adozione di tale modello nelle aziende di grandi, medie e piccole dimensioni. Anche in Italia vi è un elevato livello di consenso sul fatto che il Cloud sia un elemento di profonda trasformazione per il Sistema Informativo aziendale.

Le tradizionali critiche e barriere sono oggi in gran parte risolte, anche se permangono cautele in alcuni settori. Molti degli elementi che prima venivano visti come un freno oggi sono considerati come ottime opportunità: infrastrutture latenti, vincoli e oneri normativi, perdita di controllo, scarsa personalizzazione, ampiezza funzionale, sicurezza e performance. Accanto a queste nuove spinte, si fanno sempre più evidenti i tradizionali benefici del Cloud, in particolar modo la semplificazione per la Direzione ICT e la possibilità di portare innovazione al business in tempi molto rapidi. Dalla ricerca emerge, inoltre, che un numero sempre maggiore di applicazioni, anche vicine al core business aziendale, si spostano dal tradizionale approccio on premise al Cloud.

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Sebbene ancora prevalga l’approccio interno, tra gli ambiti applicativi dove già oggi è stato abbracciato un modello Cloud vi sono: Social & Web Analytics (32%), Human Resources (26%), Posta elettronica & Office Automation (23%), Enterprise Social Collaboration/Intranet (15%), Document Management (13%), ma anche eCommerce (15%), Soluzioni verticali per il business (11%) e CRM & Sales (8%).

 

Se si considerano i piani a breve termine riguardanti l’evoluzione del patrimonio applicativo delle aziende e qualora sia previsto un cambio di modello di fruizione, le organizzazioni preferiscono una transizione verso un modello Cloud (96% dei casi), rispetto all’internalizzazione. Inoltre, nei casi di nuova informatizzazione, ovvero tutti i casi in cui, in precedenza, non era presente un supporto applicativo, l’approccio Cloud viene preferito nel 54% dei casi. Dalla ricerca emerge che tra gli ambiti più dinamici vi sono anche l’Enterprise Social Collaboration, la Business Intelligence, il Marketing Demand Generation, il Social & Web Analytics e le Soluzioni verticali per specifici ambiti di business. L’adozione in Italia di servizi Public Cloud ha avuto nell’ultimo anno una forte accelerazione, sebbene con velocità diverse a seconda degli ambiti applicativi. Tra gli ambiti che hanno ricevuto i maggiori finanziamenti il Document Management, Finance & Accounting e CRM & Sales.

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Accanto al processo di trasformazione che sta coinvolgendo le aziende che adottano il paradigma Cloud, anche la tradizionale struttura di filiera del mercato ICT è messa in profonda discussione dall’avvento del Public Cloud e si sta ridisegnando in cerca di nuovi ruoli e nuove forme di differenziazione . La ricerca ha permesso di identificare i tre ruoli principali giocati dai player dell’offerta che un’ipotetica catena del valore del Cloud agiscono sinergicamente: ICT Enabler, Service Provider e Cloud Channel. Diventa chiave il ruolo del Cloud Channel e, accanto ai cambiamenti che stanno coinvolgendo i player tradizionali, emergono nuovi ruoli, come quello del Cloud Service Broker .

La ricerca ha indagato anche il rapporto cliente-fornitore tramite un’analisi che ha preso in considerazione 60 servizi Public Cloud, approfondendo i contenuti presenti sui siti dei provider di servizi Cloud e in particolare analizzandone la reperibilità. Dall’indagine emerge che, mentre alcune informazioni come i dettagli sul fornitore, l’utilizzo di subfornitori, il trattamento e la riservatezza dei dati personali, le norme circa l’esclusione e la limitazione di responsabilità del fornitore (98% dei casi) sono sempre presenti, vi sono aspetti poco reperibili come quelli relativi alla localizzazione geografica dei Data Center (32%), ai livelli di servizio (SLA) e all’entità delle penali in caso di disservizio (44%).

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Autore: Silicon
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