I mercati emergenti primi produttori di dati nel 2020

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Una ricerca IDC sponsorizzata da Emc mette in luce il gap nello sfruttamento dei dati e nel 2020 i mercati emergenti saranno i primi produttori di dati a livello globale

I Big Data sono al centro di tanti annunci e del dibattito nel mondo IT. Sul tema convergono infinite proposte di soluzioni di Analytics, ma nei fatti viene analizzato meno dell’1 percento dei dati, lasciati non protetti in una percentuale intorno all’80 percento dei casi e i paesi sviluppati entro il 2020 cederanno il primato come produttori di dati ai mercati emergenti entro il 2020.

Il nuovo studio sul Digital Universe, Big Data, Bigger Digital Shadows, and Biggest Growth in the Far East, realizzato da Idc e sponsorizzato da Emc svela, cifre alla meno, quello che in realtà già tutti sanno. E cioè che solo una minuscola parte del potenziale legato ai Big Data è utilizzato. Senza contare poi che questo tema, così caro nel Nord America, in Italia è più vivo a parole ma non è al momento per nulla tra le priorità delle nostre aziende.

Cresce la mole di dati, ma solo l’un per cento è valorizzato. Insomma, non porta ancora frutto l’Universo Digitale che nel 2012 ha partorito 2,8 Zettabyte di dati e nel 2020 avrà generato  40 Zettabyte di informazioni.

Uno Zettabyte è un trillione di di Gigabyte, un “uno” seguito da 21 zeri, 40 ZB è un numero pari a 57 volte la quantità di granelli di sabbia sulla faccia della terra. Una cifra che supera di circa 5 Zettabyte anche la più rosea delle previsioni fatte dagli istituti di ricerca nel corso dell’anno. L’indagine IDC ha localizzato anche le zone del pianeta più produttive e le criticità nella protezione dei dati. La Cina produrrà nel 2020 oltre il 20 percento delle informazioni complessive, e il baricentro della produzione si sposterà sui Paesi Emergenti che nel complesso saranno responsabili del 62 percento. Servono investimenti perché i Big Data diventino business. Tra le cause che rendono poco produttivi i dati c’è il fatto che solo il 3 percento di quelli generati è fornito di Tag, e nel tempo cresceranno i bisogno di protezione per cui, sempre nel 2020 , per il 40 percento di dati bisognerà investire in soluzioni di sicurezza.

Gli investimenti effettuati sull’ “infrastruttura” del Digital Universe – hardware, software, servizi, sistemi di telecomunicazioni e staff – cresceranno solo del 40% tra il 2012 e il 2020. Al contrario, gli investimenti su aree mirate quali gestione dello storage, sicurezza, Big Data e cloud computing cresceranno in maniera sensibilmente più veloce.

In pratica le aziende sono davanti a un bivio. Possono trascurare il potenziale dei Big Data, abbandonandoli non gestiti e senza protezione e trasformandoli semplicemente in un costo puro e fisso crescente, oppure abilitarli affinché generino business. In questo secondo caso si tratta dell’inizio di un percorso virtuoso, ma per nulla ovvio. I Big Data potrebbero in questo senso sancire definitivamente un passaggio epocale.

 

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