eGovernment, la PA italiana arranca dietro la digitalizzazione

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La spesa ICT complessiva della PA è in calo tra il 2007 e 2013 del 2,8%, a scapito degli investimenti. Fa eccezione la Sanità . Amministrazioni Centrali e Locali ancora a compartimenti stagni. Lo stato dei servizi ai cittadini

La spesa ICT complessiva della PA Centrale e Locale tra 2007 e 2013 mostra un calo medio annuo prossimo ai 3 punti percentuali. In più è cresciuta la quota della spesa corrente sulla spesa complessiva, a scapito di quella per investimenti. Unica eccezione il settore della Sanità in controtendenza. Il livello di integrazione applicativa e delle basi dati risulta ancora modesto, con gli Enti della PA Centrale (PAC) che nel 58% dei casi non hanno basi dati integrate con gli altri Enti della PAC e nel 90% dei casi con le Amministrazioni Locali.
E questo trova anche riscontro nell’elevata frammentazione dei data center: ben 4.000 su tutto il territorio italiano, con conseguenti duplicazioni di basi informative, spreco di capacità di elaborazione e problemi di interoperabilità e standardizzazione. Mnaca una visione integrata nell’erogazione dei servizi ai cittadini , ancora spesso limitata al download della modulistica da compilare.
Eccezioni ed eccellenze esistono per alcuni Enti, come Inps e Agenzia delle Entrate, mentre a livello Locale nei Comuni, l’utilizzo online supera il 50% delle pratiche totali solo per sport, cultura e pratiche edilizie. Un quadro impietoso , ma largamente previsto e condiviso dal grande pubblico che è stilato da un indagine realizzata da Assinform con NetConsulting e Netics sull’ICT nella Pubblica Amministrazione.

romaL’Osservatorio offre molti altri spunti di riflessione. Per la dotazione tecnologica emergono: una buona diffusione degli strumenti base (PC, accessi Internet, strumenti di sicurezza informatica) in tutte le Amministrazioni e una copertura applicativa oramai quasi totale per le funzioni interne (es: contabilità, gestione del personale, controllo e similari) sia a livello centrale che locale. Per contro la rilevazione del livello di digitalizzazione degli enti nella gestione dei processi interni e nelle relazioni con le altre Amministrazioni e i soggetti esterni (imprese e cittadini) mostra una crescita lenta, con ritardi su molti fronti (PEC, Conservazione sostitutiva, firma digitale). Nei servizi online, PA Centrale prevalgono ancora i servizi informativi e lo scaricamento di moduli, mentre nei Comuni l’utilizzo supera il 50% delle pratiche totali solo per Sport e Cultura e Pratiche Edilizie. Sono state distribuite quasi 21 milioni di Carte Regionali dei Servizi (CRS, nella maggior parte dei casi integrate con la tessera sanitaria) abilitanti l’accesso ai servizi on line, ma solo un quarto di esse è usato per usufruire online dei servizi messi a disposizione dalle Regioni. Nella Sanità 3 regioni offrono online la scelta e la revoca del medico, e sempre 3, ma diverse dalle prime, la prenotazione di prestazioni. Nella maggior parte delle regioni gli stessi servizi sono fruibili solo presso parte delle ASL/AO. I pagamenti elettronici risultano ancora poco utilizzati (ad eccezione delle multe: il 50% delle sanzioni viene pagato da web), soprattutto dai cittadini. Anche in ambito sanitario, la situazione è simile: il 69% delle ASL non offre la possibilità di pagare i ticket online. Sul fronte della Sanità Elettronica 18 Regioni presentano un’Anagrafe Unificata operativa e funzionante (in fase di completamento Lazio, Calabria, Sicilia), il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è pienamente operativo in 4 Regioni (Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Provincia Autonoma di Trento) e in 12 è in fase sperimentale. In ambito Smart City, i progetti sono un centinaio, in capo principalmente ai Comuni medio-grandi (il 63% dei Comuni oltre 100.000 abitanti ha in corso o prevede un Piano Smart City). Le principali aree di intervento riguardano la mobilità e l’efficientamento energetico. In tema di Open Data (apertura del patrimonio informativo pubblico) le iniziative sono ancora parziali. Gli Enti che ad oggi hanno pubblicato dati in formato aperto, su datastore propri o di altre Amministrazioni, risultano essere il 36,9% degli Enti Centrali, il 17,8 % dei Comuni, il 40,6% delle Province. Il Cloud Computing non mostra ancora gli effetti dei piani governativi di razionalizzazione dei CED pubblici, che dovrebbero concorrere ad una sorta di grande cloud pubblico federato (G-Cloud, obiettivo già di molti paesi europei). Intanto, il 50% degli Enti Centrali dichiara di adottare/prevedere l’utilizzo di servizi cloud, ma solo il 20% lo fa oggi e solo per talune funzioni; il 43% delle Amministrazioni Regionali dichiara di aver già adottato o prevede di adottare entro fine 2013 servizi cloud erogati principalmente nelle società ICT di loro controllo; oltre l’80% degli Enti Locali (Comuni e Province) non prevede ancora l’adozione di servizi cloud (solo il 13% ha già avviato esperienze a riguardo) e anche nella Sanità la proiezione al cloud è contenuta (bisogna includere chi dice che lo adotterà in futuro per giungere al 34% delle ASL/AO).

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Autore: Silicon
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