Come compra la PA?

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È di 5 miliardi di euro il volume di acquisti gestito attraverso applicazioni di eProcurement dalla Pubblica Amministrazione italiana nel 2009. Nel 2010 questo valore salirà a quota 6 miliardi di euro

Nel corso del convegno “eProcurement: una concreta via verso innovazione, efficienza e trasparenza per la PA italiana” organizzato dall’Osservatorio sull’eProcurement nella PA italiana della School of Management del Politecnico di Milano sono stati presentati i risultati della Ricerca, basata sull’analisi di 240 Enti della Pubblica Amministrazione che adottano applicazioni di eProcurement, cioè soluzioni basate sulle tecnologie digitali a supporto dei processi di acquisto.

Guardando alle diverse tipologie di strumenti che rappresentano il mondo dell’eProcurement, la ricerca evidenzia che sono le Gare e le aste elettroniche ad intercettare la percentuale di transato più rilevante (70%), con un volume di negoziato di oltre 3,5 miliardi di euro (1 miliardo in più rispetto al dato 2008). I Negozi online a supporto delle convenzioni valgono complessivamente circa 1,3 miliardi di euro (il doppio, +107%, rispetto al 2008), mentre attraverso i Mercati elettronici e i Cataloghi online dei fornitori sono gestiti circa 250 milioni di euro. Nel 2009 sono state effettuate 4mila gare o aste elettroniche, +35% rispetto al 2008, e altre 100mila transazioni di importo relativamente ridotto.

“ Tra i temi della modernizzazione e del controllo della spesa della Pubblica Amministrazione – ha dichiarato Andrea Rangone, Coordinatore Osservatori ICT & Management del Politecnico di Milanopensiamo trovi ancora troppo poco spazio il tema dell’eProcurement, che rappresenta invece una strada concreta – e già avviata da diversi anni – verso l’innovazione e la riduzione di costi della nostra PA. L’eProcurement, infatti, pur avendo un impatto solo su alcuni specifici processi della PA, è in grado di portare benefici enormi potendo influenzare la spesa complessiva fatta dalle amministrazioni pubbliche, che vale quasi 200 miliardi di euro, più del costo complessivo di tutti i 3,5 milioni di dipendenti pubblici (pari a 150 miliardi di euro).”

Dei circa 11mila Enti che costituiscono la PA, circa il 50% ha utilizzato almeno una volta uno strumento di eProcurement. In realtà quasi 2 su 3 di questi Enti si è limitato a fare qualche acquisto sperimentale sui Mercati elettronici, senza un reale commitment e, soprattutto, un reale piano di utilizzo serio di questi strumenti. Guardando solo agli Enti che dimostrano un qualche utilizzo regolare dell’eProcurement (circa 2000), la maggior parte si limita ad utilizzare essenzialmente i Mercati Elettronici e/o i Negozi online a supporto delle Convenzioni. Sono, infatti, ancora solo poche centinaia gli Enti che utilizzano tutti gli strumenti dell’eProcurement, affiancando ai Mercati Elettronici e ai Negozi elettronici, anche il ricorso a Cataloghi online e alle Gare/Aste elettroniche.

In particolare, proprio attraverso le Gare e le Aste online sono negoziati i volumi di acquistato più rilevanti e sono gestite le procedure più “complesse”. Le Gare e le Aste elettroniche consentono di ottenere importanti risparmi sul prezzo di acquisto (tra il10% e il 15%), e di incrementare l’efficienza del processo, riducendo del 30% – 40% i tempi legati alle attività di espletamento delle procedure di gara; inoltre aumentano l’efficacia del processo di negoziazione, con incremento della trasparenza e riduzioni dei contenziosi. I Mercati Elettronici consentono di ottenere una riduzione dei prezzi di acquisto e di effettuare con più efficienza piccoli acquisti , riducendo di una quantità variabile tra il 30% e il 60% (con picchi superiori all’80%) il tempo necessario per gestire l’acquisto; inoltre rappresentano per la PA anche un utile strumento di benchmark. I Negozi online per l’accesso alle Convenzioni, infine, riducono ulteriormente il carico di lavoro degli Ufficio Acquisti per emettere ordini legati a Convenzioni prenegoziate da una Centrale. Ipotizzando un’adozione pervasiva dell’eProcurement e adottando logiche di stima particolarmente prudenti, complessivamente questi benefici potrebbero valere 3,6 miliardi di euro per l’intero Sistema Paese.

Autore: Silicon
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