Bitcoin, quando il Web determina la quotazione

Nel 1998 inizia la sua esperienza nel mondo IT in Mondadori e partecipa alla nascita di Web Marketing Tools di cui coordina la redazione. Redattore esperto di software per PC Magazine, e caporedattore di ComputerIdea, segue da circa 20 anni l'evoluzione del mondo hardware, software e dei servizi IT in un confronto continuo con le aziende leader del settore

Il valore di Bitcoin sembra cambiare nel tempo quasi perfettamente in linea con le tendenze di ricerca sul Web. L’analisi di SemRush, piattaforma per il marketing online

SemRush, la piattaforma di online marketing, ha analizzato il valore di Bitcoin nel tempo, e individuato un’evidente correlazione tra la quotazione della cryptovaluta con le tendenze di ricerca sul Web. In pratica è possibile osservare una relazione significativa tra i volumi di ricerca su Google, sia a livello globale, sia in Italia e le reali quotazioni. Da aprile 2017 ad oggi le ricerche del termine Bitcoin sono aumentate del 450 percento e il prezzo si è alzato quasi con gli stessi indici, con un coefficiente di correlazione di circa il 95 percento.

In dettaglio, ogni mese gli italiani fanno circa 735mila ricerche su argomenti correlati. La singola parola è stata cercata da 200mila persone ogni mese, 46mila persone si sono spinte oltre, monitorando direttamente il valore online, e 25mila hanno dimostrato un certo interesse per l’attività di mining, mentre 20mila utenti hanno cercato come comprare Bitcoin o dove.
Sono state invece appena 16mila quelle che hanno chiesto direttamente a Google cosa sia Bitcoin, e appena 10mila quelle che hanno cercato informazioni su come si possa guadagnare denaro “vero” con la cryptovaluta.

Semrush – La quotazione di Bitcoin nel tempo

Tra le altre cryptovalute indagate in Italia si sono distinte le ricerche su Ethereum (108mila richieste al mese) mentre Ripple è stato cercato appena 46mila volte e Litcoin 30mila.
L’interesse nel complesso è altissimo considerato il dato che possiamo definire senza dubbio eclatante per cui le ricerche sulle borse di criptovalute hanno superato quelle tradizionali.

I dati della piattaforma infatti raccontano che dall’aprile dello scorso anno le monete basate su tecnologia blockchain hanno attirato più traffico delle borse valori reali con una crescita del  +229 percento nel solo mese di dicembre. Quasi il 30 percento delle ricerche proveniva dagli Stati Uniti e il 10 percento dalla Russia, con l’Italia al quindicesimo posto.

Al momento su Bitcoin si registrano fenomeni davvero singolari. Google nel momento in cui scriviamo segnala i fenomeni più disparati: Forbes ha stilato la classifica dei Paperoni della moneta virtuale, l’hanno utilizzata sia criminali informatici, sia i criminali tradizionali (addirittura sequestrando in Tailandia delle persone fino al trasferimento della valuta); vengono poi segnalati episodi di siti di transazione della moneta che una volta in tilt avrebbero consentito guadagni miliardari illeciti, ci sono poi notizie relative al mining abusivo ma soprattutto si sente sollevare il coro dei “crypto-scettici” per cui “Bitcoin non può funzionare”.

E’ certo che al momento lo strumento Bitcoin – ancora relativamente poco conosciuto nonostante il gran parlarne – soffra in ogni caso di una volatilità davvero alta, ma sempre con quotazioni ancora oggi straordinariamente vantaggiose per chi l’ha acquistata in tempi non sospetti.

Difficile immaginare uno scenario in cui una valuta effettivamente utilizzabile possa fluttuare in relazione a quanto di essa se ne parli sul Web, anche perché sappiamo perfettamente come le leve di questo tipo di controllo non siano certo in mano ad enti neutrali, garanti e disinteressati, e tuttavia se un equilibrio è da trovare non sarà certo quello che vorrebbero le grandi istituzioni finanziarie. Viviamo oggi solo la fase pioneristica delle blockchain applicate agli strumenti finanziari, ma che le blockchain siano strumenti potenzialmente virtuosi è fuori di dubbio.