Banking Summit 2014 – Sole pallido sul sistema? No, è tempesta perfetta

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Banking Summit 2014 – Alla vigilia dell’Unione Bancaria una doppia lettura sul futuro del nostro sistema di credito. Tra velato ottimismo e la necessità di cogliere un’occasione di cambiamento per evitare la tempesta perfetta di un sistema immobile, attorcigliato su se stesso

Quarta edizione di Banking Summit, organizzata da The Innovation Group, e il tema quest’anno è la preparazione all’Unione Bancaria con gli istituti di credito in piena trasformazione, con l’obiettivo di capire quanto il nostro sistema è pronto, e se questo appuntamento europeo è destinato in qualche modo a dare una spinta ai processi innovativi.

Due gli interventi chiave nel corso della mattinata, con una sessione plenaria che ha visto gli interventi di Gregorio de Felice, Chief Economist di Intesa San Paolo, in contrapposizione e discontinuità con la lettura visionaria, ma molto incisiva (e più convincente), di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia d’Impresa ed Economia Aziendale in SDA Bocconi.

De Felice propone un outlook dell’impatto sulle banche dell’Unione Bancaria, Carnevale Maffè invece paragona l’Unione Bancaria a un vaso di Pandora, e partendo da una lettura più pessimistica della situazione attuale, rilancia la sfida con proposte innovative in grado di dare una scossa a un sistema ‘seduto’ e ‘ancorato’ al passato. Da qui la netta contrapposizione tra i due approcci previsionali: per De Felice si può parlare di un ‘sole pallido’ di ripresa, mentre per Maffè quella a cui si va incontro, senza un reale cambiamento, è proprio la ‘tempesta perfetta’.

Banking Summit 2014 – Il ‘sole pallido’ di De Felice

Esordisce proprio così De Felice: “Lo scenario che ci attende è di sole pallido, bisogna però accontentarsi, è meglio rispetto a quello che abbiamo già visto”. L’Italia è un Paese che ancora cerca di rimanere a galla, grazie alle esportazioni, è un’Italia in lento recupero, di cui ci accorgeremo solo dal 2015. Punti essenziali sono che in uno scenario di lieve accelerazione, il commercio internazionale mantiene un trend buono, ma modesto, inferiore ai valori pre-crisi. Sulla dinamica dei prezzi incide una domanda ancora debole e un eccesso produttivo che annulla qualsiasi tensione tenendo l’inflazione a basso livello. De Felice prosegue: “La politica di bilancio, dopo una crescita forte del debito pubblico, non contribuirà più alla crescita economica. E il riflesso di questo sulla politica monetaria è che ora essa è diventata semplice ancella della politica di bilancio. Un tempo ci si preoccupava dell’indipendenza delle banche centrali, ora non importa più a nessuno”. Conseguenza: lo scenario di tassi a zero, almeno fino al 2016, sarà una caratteristica di base per i prossimi anni.

Gregorio De felice Intesa San Paolo
Gregorio De felice, Chief Economist, Intesa San Paolo

Siamo di fronte a un nuovo paradigma, legato fortemente alla leva finanziaria (grado di leverage) e all’eredità del passato. Nel sistema produttivo il leverage è diminuito e un sistema economico che gira con una leva bassa è un sistema con un motore che non permette accelerazioni. Allo stesso tempo l’eredità del debito pubblico nei Paesi avanzati e il suo incremento pesano gravemente. Come ci muoviamo allora? De Felice spiega che al momento siamo sotto il gioco della regola del ‘terzo o del tre a uno’: “Gli Stati Uniti crescono del 3 percento? L’Europa a uno; e all’interno dell’Europa l’Italia fa un terzo del miglior performer europeo”.

Il sole dell’Italia è quindi un sole pallido e anche freddo: tutta una serie di indicatori di fiducia hanno deluso, per tutto il periodo estivo, con notizie positive solo esogene al sistema, esse hanno riguardato il deprezzamento dell’Euro (una delle poche ragioni di ottimismo) e il cambio di atteggiamento della BCE. Tuttavia l’export con la Russia è crollato del 20 percento per le tensioni geopolitiche, e nell’export ha faticato persino il Brasile. Poiché segni di ripresa sono solitamente proprio l’export e gli investimenti in macchinari, bisogna ammettere che anche questi ultimi non sono saliti e che qualcosa non ha funzionato, tra aspettative e sistema di incentivazione. E’ una storia che ci portiamo dietro ma per De Felice le previsioni ora sono diverse: “Il quadro – spiega – oggi è più favorevole, per ampia disponibilità di credito a tassi molto bassi”: una condizione che sembra irripetibile. E’ cambiata l’attenzione del governo per creare un ambiente meno ostico, con la Sabatini Bis (oltre 2 mld su 2,5 mld  stanziati sono stati già richiesti) e ci sono altri incentivi per ricerca e sviluppo.

L’Istituto di De Felice stima infine che a un Euro indebolito del 10 percento, a 1,27 dollari possa corrispondere un +2,4 percento delle esportazioni e una crescita del PIL superiore all’uno percento.

E si arriva finalmente all’idea dell’Unione Bancaria (dal 4 novembre coinvolgerà 131 banche dell’eurozona e 15 istituti italiani) con i suoi tre pilastri: un solo meccanismo di supervisione della BCE, un meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie e l’assicurazione comune dei depositi. Per De Felice il processo sarà molto utile per accrescere la trasparenza, per avere un unico sistema di rilevazione e quindi un bel rafforzamento della fiducia dei risparmiatori. Alcuni di questi effetti secondo De Felice si stanno già manifestando, per esempio riguardo le condizioni di offerta delle banche italiane. E già si segnala un allentamento degli standard dell’offerta dei crediti.

De Felice, che si sforza di spiegare un’Europa a due velocità per quanto riguarda i tassi, chiosa infine: “La differenza dei tassi in Italia non è data dal founding e nemmeno dal cost/income, il vero ostacolo in Italia è il costo del cattivo credito che per le prime cinque banche italiane è stato di 128 punti base (su 1000 euro, 128 euro a rischio)”. Perché c’è il sole allora? Perché l’economia mondiale cresce, e De Felice per l’Italia vede rosa: “Sistema bancario solido, non abbiamo bolle nel mercato immobiliari e nel mercato azionario, ci saranno incentivi fiscali per gli investimenti e per il credito ci sono buone prospettive a patto di avere un po’ di crescita per ridurre il cattivo credito”. 

Banking Summit 2014 – La ‘tempesta perfetta’ di Carnevale Maffè

Provocatoriamente, ascoltare Carlo Alberto Carnevale Maffè – docente di strategia d’Impresa ed Economia Aziendale in SDA Bocconi – è come entrare in un altro mondo. E infatti l’esordio ad effetto è di questo tipo: “Vi spiego come entrare nell’Unione Bancaria ed uscirne vivi”. Maffè è del tutto scettico: “E’ un’Unione Bancaria da paura, fatta sulla fretta e sul terrore, la stiamo facendo da burocrati, con autorità che ci costringono a fare il giro d’Italia su una Graziella, senza fantasia, senza innovazione, con la moneta più nuova del mondo e innovativa massacrata da criteri ottocenteschi”.

Per Maffè il banking non dovrebbe essere ‘tecnica’ ma un ‘pilastro di unione di civiltà’, e l’Unione Bancaria dovrebbe essere scelta politica, imprenditoriale, aziendale; le banche non dovrebbero inginocchiarsi a Francoforte ma ricordare che le istituzioni centrali sono al servizio di quelle locali e non viceversa. Insomma alla base c’è il bisogno di tornare a fare banca per passione e con senso responsabilità. Il bail-in in questo ambito diventa fondamentale, con il bilancio della banca che è il bilancio di una famiglia, e la copertura dei ‘disastri’ non più affidabile a fondi pubblici, ma solo a soggetti privati. Maffè invece punta il dito sul pericolo di un’Unione Bancaria costruita ancora una volta “partendo dal tetto”. Dal sistema di regole, invece che da un sistema di consapevolezze, proprio in un Paese come l’Italia in cui una banca su cinque presenta carenze di governance e una banca su sette profili di rilievo penale.

Carlo Alberto Carnevale Maffe
Carlo Alberto Carnevale Maffe

Le altre criticità italiane sono un costo economico sotto ricatto, pur avendo migliorato cost/income,  il sistema delle filiali che è insostenibile, i costi occupazionali scaricate sulla collettività e infine i “fantastici servizi” a valore aggiunto che sono spesso solo vetrine da grande centro commerciale. In questo scenario il digitale per anni è stato visto come costo aggiuntivo e non realmente sostitutivo dei processi. Il quadro quindi non è roseo per nulla, e qui Maffè richiama il modello della ‘tempesta perfetta’, con un sistema distributivo cui da 15 anni non si mette mano, crisi di conto economico, la necessità di tornare a fare banca per impresa e famiglia.

Maffè: “Non si può più vivere di rendita sulle rendite altrui come istituto, ed è incredibile come nel nostro Paese siano ricchi gli anziani e poveri i giovani: accadeva solo nell’antico Egitto! Il nostro è un Paese orientato alla conservazione e alla paura dell’investimento”.  Per il docente, se dopo l’unione monetaria c’è ancora differenza nei tassi di interessi, non è questo un fenomeno di cui prendere atto, ma anzi il campanello che qualcuno non ha fatto del tutto il proprio dovere in questi anni, perché l’unione monetaria avrebbe dovuto portare anche a un unico tasso di interesse, mentre ci siamo rinchiusi in un modello distribuzionale.

L’Italia ha subito gli effetti di un’unione monetaria intrinsecamente deficitaria, e si sta ripetendo l’incapacità di capire, dopo l’Euro, anche l’Unione Bancaria. Secondo Maffè si tratta ancora l’Euro come pallida imitazione del dollaro, mentre andrebbe pensato come “una sfida di innovazione tecnologica: metadato che porta flussi informativi molto più ricchi del suo valore monetario”. Il nuovo sistema bancario dovrebbe essere allora una blocked chain, con una trasparenza conquistata nei processi tecnici di interscambio, open, non dettata da Francoforte. Il digitale dovrebbe sostituire i processi di banking, non efficientarli, servire non per convertire i PDF di un bonifico, ma per fare switch off di tutto l’analogico, strutturale e pianificato. Invece si sussidia ancora il contante facendo pagare il digitale.

E’ un vero peccato per questo sentire ancora, dopo l’intervento di Maffè, sessioni di presentazione della firma digitale, con tutti i limiti che in Italia si celano dietro questa meraviglia tecnologica, meraviglia che le banche – anche per la lentezza delle relative authority governative – iniziano a digerire solo adesso. E ancora sentire come da una parte alcune banche vogliano giustificare la necessità di mantenere significativo il costo del bonifico digitale, per nutrire l’apparato tecnologico che sta a monte, mentre Maffè, sembra quasi irridere questa mentalità. E’ necessario “allargare il respiro” della Banca, come fattore esso stesso di rilancio a fronte altrimenti di “vent’anni di stagnazione” garantita. Bisogna reintegrare in banca l’intermediazione fiscale, smettendo di fare i contabili e tornando a fare i ‘commercialisti’, non in filiale, ma con un banking pervasivo, vera tendenza ben interpretata da Apple e Google che secondo Maffè stanno lasciando alle banche i rimasugli, appropriandosi della sistematicità dei processi.

La ricetta di Maffè è proprio pervasiva, spiega: “Va riorganizzata non solo l’offerta ma anche la domanda, bisogna concepire il cliente come Rete, come soggetto attivo nel fare banking, bisogna arrivare a un modello in cui la domanda ha potere di scambio informativo e di accesso a modelli di coordinamento. La banca muore se si pone come soggetto informativo dei propri prodotti, se si pone come ‘spacciatrice’ di contanti, per l’economia sommersa”. Insomma, fare banca come patto di civiltà e responsabilità civica. Sì, quello di Maffè è proprio un altro mondo e un altro modo di fare banca.

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