Assinform: l’Italia digitale cambia a pezzi…

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… e la ricerca di tecnologie si radicalizza su alcune innovative che vanno bene e altre legacy che vanno male. In sintesi : meno 4,4 per cento

“Il mondo corre e corre molto”, come afferma Elio Catania , presidente di Assinform , nel suo ultimo intervento pubblico in questa veste in occasione della presentazione dei dati preliminari del rapporto Assinform 2014, ma scorrendo verso il basso la scala delle velocità di sviluppo dell’ industria ICT mondiale passando in discesa per l’Europa si arriva a un’Italia che ha segnato nel 2013 un calo dell’intero settore digitale del 4,4 per cento. Dopo un altro anno di decrescita sia arriva a una valutazione complessiva del mercato italiano di poco più di 65 milioni di euro.

Ragionando sui dati forniti dalla Netconsulting di Giancarlo Capitali la diagnosi è presto fatta. Il raffronto con l’Europa prevede un ‘Italia dell’ICT bloccata sul fronte dell’innovazione in un circolo vizioso che vede il gap di innovazione trasformarsi in un gap di redditività e “ in sostanza in una mancata crescita dell’Italia “ come sistema Paese. In altre parole “ manca l’effetto leva della tecnologia sulla crescita del PIL”. Vista dall’altra faccia, la medaglia dell’innovazione mostra invece che nei (pochi) casi in cui PA e grandi aziende hanno registrato un successo si è visto un utilizz appropriato di innovazione tecnologica. In un momento in cui le nuove tecnologie ( app, cloud, mobilità) stanno cambiando i modelli stessi di fare impresa , ai fenomeni strutturali che da sempre fermano l’Italia digitale se ne sono aggiunti altri di tipo congiunturale in cui il peso del comparto TLC trascina in basso l’intero ICT. I dati sono tanti .

Ma segnaliamo con gli esperti di Assinform un meno 11,6 per cento di spesa della PA Centrale ( nessuna effetto positivo della Agenda digitale), un meno 7,1 per cento per PA Locale e un meno 6 per cento per le PMI. Più concentrato sui trend tecnologici l’intervento di Capitani che vede rinnovarsi anche in Italia diversi fenomeni che indicano aree di crescita puntuale . E sono quelli – espressi con altre parola – che da un paio d’anni agitano il settore ICT mondiale: mobility, cloud computing, consumerizzazione dell’IT e BYOD.

Ma un fenomeno nuovo (“un ecosistema”) sta emergendo grazie alle sinergie nel campo della mobilità spinte dalle famiglie e dai privati e non dalle aziende . A partire da un installato di tutto rispetto di tablet ( sono valutati in 6 milioni già in uso in Italia), smartphone ( crescita del 43 per cento ) e utenti di banda larga mobile ( quasi 27 milioni). Partono eCommerce e servizi legati ai contenuti digitali. Potranno formare una bolla di espansione dell’Italia digitale che potrebbe rivelarsi vitale nel corso di quest’anno.

Lato imprese , gli investimenti in data center di 1,1 miliardi di euro ( più 3,2 per cento) si accompagnano a un settore del cloud computing ( nelle versioni pubblico e privato) che viene valutato da Netconsulting in 753 milioni di euro con una crescita del 32 per cento. E il cloud computing in traduce in una categoria di servizi e di modalità di appagamento che potrebbe avere un effetto strutturale e di cambiamento dei modelli di business delle organizzazioni . In tema cloud is profila anche un passaggio dalle applicazioni di tipo infrastrutturale (IaaS) a quelle di consumo di software (SaaS).

Un altro settore di sviluppo per l’offerta, ma solo e comunque per i grandi vendor di respiro internazionale. In generale si respira quella che Capitani definisce un’aria “ di innovazione coatta” per le imprese. La digitalizzazione del mondo consumer costringe le organizzazioni a innovare nelle relazioni con il cliente, con i dipendenti e con il privato in mobilità. E dove di conseguenza investono le imprese? Business Intelligence, Analytics, digitalizzazione dei processi interni, sicurezza e CRM 2.0 multicanale.

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