Effetto Trump, Apple paga e investe negli Usa. Vince il pragmatismo

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Tim Cook avalla la riforma fiscale di Trump, Apple paga 38 miliardi e “rientra” con la promessa di investimenti per una stima di contributo diretto all’economia Usa di circa 350 miliardi

Il pragmatismo vince sempre. In questo specifico caso, la sceneggiatura della pièce che conferma la teoria vede come protagonisti da una parte il presidente Usa Donald Trump, spesso criticato e irriso dai media, anche per il suo slogan sempreverde “Farò tornare grande l’America”. Dall’altra parte Apple, con la sua serie di questioni fiscali aperte in più di un continente.

Il Presidente Usa, giusto pochi giorni prima di Natale – era il 20 di dicembre 2017 –  ha festeggiato l’approvazione della sua riforma fiscale con tagli alle tasse per le aziende – aliquota scesa dal 35 al 21 percento – per tagli complessivi per tutti di 1500 miliardi di dollari, e oggi Apple raccoglie la mano tesa e decide di rimpatriare negli Usa i profitti per oltre 250 miliardi di dollari, con un esborso una tantum di 38 miliardi. Dati, cifre e ricerche dicono che negli anni Cupertino negli Usa si è distinta tra le aziende con la più alta evasione, in ottima compagnia di altri giganti comunque, e la cifra per “rientrare” non riuscirà a ribaltare la situazione rispetto a quanto è stato in precedenza risparmiato.

Anche in questo caso vale la solita pragmatica regola: “se evadi fortiter ma sei super, il castigo non sarà superiore ai vantaggi che hai avuto”. Abbiamo poco da dire se nel 2016 i risparmi di Apple in tasse ammontavano a 65 miliardi come riporta la fonte, rientrare per 38 comunque può essere un affare. 

Tim Cook, Ceo di Apple

Un esborso importante, quindi, ma anche un avallo alla riforma di Trump e la sicurezza per Tim Cook di essere considerato attore di primo piano per gli anni a venire.

Da qui una serie di ottimi propositi. Apple oltre a pagare investirebbe 30 miliardi, e vorrebbe creare negli Usa oltre 20mila posti di lavoro nei prossimi cinque anni, aprire un campus bis, per un contributo diretto all’economia stimato in 350 miliardi di dollari in cinque anni. Tutti gli investimenti sarebbero rigorosamente all’interno degli Stati Uniti. 

Le parole di Tim Cook, AD di Apple, per certi aspetti risultano surreali e confermano alla grande la capacità del capitano di cogliere le opportunità e muoversi con agilità quando i cambiamenti assecondano i progetti aziendali: “Abbiamo un profondo senso di responsabilità nel voler restituire al nostro Paese e alla gente quanto ha dato per il successo di Apple” . L’azione di Apple tra l’altro non si ferma ai device a software e servizi. Cupertino dovrebbe infatti investire circa 5 miliardi di dollari nel settore manifatturiero in patria, per startup e imprese, un deciso rilancio rispetto a un precedente annuncio che stimava l’investimento di un solo miliardo.

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