Degl’Innocenti (Ibm Software Group): “In Italia cresceremo del 50 per cento sui trend strategici”

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Tempo di bilanci e di strategie per Ibm Software Group. Il 2012 evidenzierà nuove aree di investimento per le aziende italiane. La criticità del Social Business e le potenzialità di Smarter Commerce

E’ il momento di fare il punto sull’anno che si conclude e guardare alle prospettive per l’anno nuovo, lo è anche in casa Ibm che mette a fuoco gli obiettivi per il 2012 in ambito software, per la prima volta con il neo Vice President Software Group, Paolo Degl’Innocenti.

Da luglio Degl’Innocenti ha assunto il nuovo incarico in un momento cruciale per i mercati, per il mercato globale come per il mercato italiano. La centralità del software per la corporation costituisce però un filo solido di collegamento, rispetto all’appuntamento programmatico dell’anno appena trascorso. Tanto che per Degl’Innocenti e Ibm questo filo intrecciato nel tempo è diventato il “motore di cambiamento della corporation”. Nel 2010 gli applicativi portavano il 25% degli utili, nel 2011 questa percentuale è salita al 44% e nella roadmap di Palmisano (Chairman e Ceo Ibm) per il 2015 si attende dal software un contributo prossimo al 50%.

Sono percentuali che fanno ‘respirare’ aria di spinta anche sul fronte ricerca e sviluppo: in Italia si parla per questo ambito di circa 1.000 persone, comprese quelle del laboratorio Tivoli, ma ce ne sono altri 80 sparsi per il mondo.

Negli ultimi cinque anni inoltre Ibm ha investito 30 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, più del 50% solo per il software. E nei prossimi cinque anni ci sono sul piatto altri 35 miliardi di dollari. Questo sul fronte endogeno, ma verso l’esterno prosegue anche la strategia di acquisizioni, secondo le direzioni suggerite dai clienti, con le quali arricchire il portafoglio con un time to market ad hoc.

E’ un attimo ripercorrere quelle già fatte: dal 2000 sono state oltre un centinaio, almeno 75 nel mondo software. Solo nel 2010 se ne contano 16 (Netezza forse la più strategica e BigFix, giusto per esempio). Da quando Degl’Innocenti è in gioco nel software sono state annunciate già tre acquisizioni (Algoritmics ne è una). Più importante quella di Q1Labs in ambito sicurezza, perché Ibm parallelamente ha annunciato la nascita di un nuovo brand che incorporerà tutte le capacità Ibm per la sicurezza sotto un unico cappello (i servizi applicativi e infrastrutturali rimarranno invece nelle linee loro pertinenti). In moneta il piatto delle acquisizioni varrà altri 38 miliardi dal 2011 al 2015.

Paolo Degl'Innocenti, da luglio 2011 è Vice President Software in Ibm Italia


E così mentre nell’Enterprise Market Management (EMM) solo due anni fa Ibm appena compariva nei quadranti dei protagonisti, oggi Forrester la qualifica tra gli innovatori (grazie anche al boost agli Analytics e a Smarter Commerce, dato da Coremetrics). Nel mercato middleware e SOA, il vendor conferma invece la propria posizione guida, così come nelle soluzioni di social business.

Posizioni incoraggianti in un momento critico per i mercati anche se, per quanto riguarda il software, Ibm si fa forte comunque di una crescita del 13% solo nel terzo trimestre del 2011 sia nelle aree core (WebSphere) che nell’EMM. E Degl’Innocenti con determinazione promette: “Ibm Italia nel software crescerà più del mercato”.

Calate queste cifre nell’orizzonte temporale dei prossimi dodici mesi il neo Vice President delinea allora le direttrici strategiche, valide anche per il mercato italiano, dettate da tre indirizzi esterni scaturiti dal recente Symposium Gartner di Barcellona, da una ricerca Ibm su 4.000 esperti di settore e da un report sui Chief Marketing Officer (CMO Study, 2011). Il primo dato dirompente è che entro il 2014 i CIO perderanno il controllo effettivo sul 25% del budget aziendale per il comparto IT, per lo più a vantaggio dei responsabili marketing (fonte Gartner). Da qui i trend strategici che si sbilanciano ulteriormente su Business Analytics, Mobility (e sviluppo applicativo mobile), Social Business, Collaboration e Cloud. Il messaggio è questo: i dati sono potenzialmente sempre più interessanti, ma le informazioni di cui sono portatori bisogna poterle introdurre nei processi, perché poi la misura degli investimenti del marketing la dà solo il ROI e solo il 44% del campione nella ricerca pertinente si sente pronto a dare risposte certe.

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