Cloud e media impresa italiana, c’è tanto da fare

Enterprise

Scarsa lungimiranza, sopravvalutazione della flessibilità applicativa, mancanza di cultura manageriale frenano il percorso di trasformazione cloud nella media impresa italiana. I risultati di una ricerca Hp

“Anche le piccole e medie aziende sono uscite completamente dal buio quando si parla di cloud”, è questo il messaggio positivo che vuole comunicare Claudio Barbuio, Cloud Country Director Hp Italia, in occasione della presentazione di una ricerca di Hp sulla situazione del cloud computing nel nostro Paese. Una ricerca condotta su un campione certo limitato, e quindi da valutare da un punto di vista qualitativo. Hp (in collaborazione con il Politecnico di Milano) ha sottoposto a questionario circa 100 medie aziende italiane perlopiù distribuite nel nord/centro italia (tra i 10 e i 250 addetti, commercio e moda i settori prevalenti).

Claudio Barbuio, Cloud Country Director Hp Italiana
Claudio Barbuio, Cloud Country Director Hp Italiana

Nel nostro Paese però le Pmi sono oltre 4 milioni. Per questo la survey ha valutato il cloud più che dal punto di vista tecnologico quantitativo, dal punto di vista ‘percettivo’ come motore di innovazione aziendale dei processi di business e in un momento di forte pressione competitiva per le nostre aziende. Agilità, velocità, efficienza sono infatti le componenti richieste dal business per risposte e time to market nel giro di ore, se non di minuti.

Anche per Hp Italia riuscire a coinvolgere il 90 percento del nostro tessuto produttivo è strategico e fondamentale e dopo le grandi aziende è più facile scalare sulle medie che non sulle nostre piccole per cui il percorso risulterebbe culturalmente anche più complesso. La proposta, in un portafoglio comunque completo per ogni tipologia di esigenza, è per questo segmento della media impresa, in sostanza, una proposta di cloud ibrido. Ci sono contesti, come quello americano, in cui oltre il 75 percento delle medie aziende è già ingaggiato nell’implementazione di un modello cloud di questo tipo. E per Hp, Cloud System Enterprise è la soluzione ad hoc in questi contesti: una piattaforma completa di governance e orchestrazione con il cuore OpenStack.

Il professor Mainetti del Politecnico di Milano entra nel merito della survey in un confronto dinamico con Andrea Monaci, cloud marketing director Hp Emea, e spiega: “Innanzitutto è importante rilevare che parliamo di medie aziende, questo significa potere e dovere declinare una proposta di classe enterprise su realtà più piccole, con un beneficio di performance paragonabile, ma con soluzioni e proposte commerciali scalate ad hoc”. Rispetto alle realtà enterprise, le nostre aziende hanno accumulato ritardi considerevoli, e in parte ne stanno accumulando ancora. E questo ha fatto emergere come la proposta debba essere declinata – e il cliente debba essere avvicinato – fascia per fascia, azienda per azienda, comparto per comparto.

Andrea Monaci, cloud marketing director Hp Emea
Andrea Monaci, cloud marketing director Hp Emea

Non mancano rilievi di sconforto: “Conoscere il cloud in Italia non vuole dire adottarlo”, spiega Mainetti. Molte aziende conoscono il cloud, ne sentono il bisogno, ma non hanno ancora né stanziato un budget (più avanti leggete le percentuali da paura), né predisposto un piano di transizione. Questo è un punto nodale, perché ‘andare in cloud’ non è assolutamente assimilabile a processi relativamente semplici come per esempio, adottare un servizio di posta elettronica con il server presso un partner, invece che on-premise. Transizionare, fare il lavoro di automazione completo è altro. Hp per questo ha predisposto il programma HP Life, e sono già partite in Europa le iniziative per i partner e i service provider Hp Cloud Builder e Cloud Agile. Soluzioni sufficienti? Non proprio.

“La sperimentazione in Italia è di gran lunga inferiore alle attese”, secondo Monaci, e anche Mainetti  sottolinea a più riprese che manca ancora una vera e propria cultura manageriale, per passare dal livello di conoscenza del cloud, al modello di sperimentazione”. Oggi i CIO e i CMO sono a conoscenza delle potenzialità insite nel cloud (oltre il 70 percento dei casi mostra un livello elevato di conoscenza), ma poco pronti a rischiare. Nel 2014 la cultura del cloud è diffusa, in tutta l’attività produttiva italiana, ma i dati di penetrazione della spesa informatica in Italia sono deludenti: spendiamo la metà di quanto fanno Francia e Germania, e un terzo dei Paesi nordici e degli americani. Un vero e proprio gap.

Per Monaci: “Serve più attenzione e comunicazione tra il business che ha bisogno di servizi e il dipartimento IT in grado di erogarli”, quindi il dipartimento IT non può più pensare di occuparsi solo dell’infrastruttura e i CFO devono capire dove indirizzare gli sforzi prendendo coscienza delle possibilità tecnologiche e delle soluzioni disponibili.

Stefano Mainetti, Politecnico di Milano
Prof. Stefano Mainetti, Politecnico di Milano

Anche riguardo la conoscenza sui punti chiave del percorso dalla virtualizzazione al cloud, sembra che il campione manchi di lungimiranza, con una sostanziale sensibilità ai costi, ma anche una scarsa valutazione di una visione strategica sul medio e lungo termine. Si è guidati, in Italia, da valutazioni sul risparmio di spazi e sul consolidamento di risorse, meno dai benefici nel lungo periodo. Hp con Cloud Transformation Workshop eroga, e insegna ai partner ad erogare questo servizio di ‘spiegazione’ di tutte le opportunità e degli strumenti per un sano percorso di trasformazione.

Ma le criticità non sono finite: la scarsa esperienza del nostro management porta a sopravvalutare la flessibilità applicativa in cloud e la facilità dell’integrazione delle applicazioni; se da un lato non si attribuiscono più al cloud caratteristiche di ‘insicurezza e rischi intrinseci’, dall’altro si continua a temere un approccio sbagliato di governance, quindi ancora siamo di fronte a un problema di cultura.

Lo scenario italiano, in sostanza, si distacca profondamente dal contesto dell’Europa del Nord e d’Oltreoceano. E questo infine si riflette sul budget allocato per la trasformazione cloud: solo 10 su 100 aziende hanno un piano finanziario e hanno già stanziato soldi. Per un massiccio 43 percento che non risponde, non può comunque non stupire il 47 percento circa che in pratica non ha spostato investimenti in questa direzione. Una situazione pesante di ritardo, che da un lato sollecita negli osservatori il dubbio che quando manca l’adesione a un progetto, può essere che il limite sia di spesa e di cultura, ma possa anche essere di proposta.

Spesso quelle dei grandi vendor sono uniformate su modelli e approcci universali, perlopiù di derivazione americana, che poi necessitano di una ‘interpretazione’ per avvicinarsi realmente alle esigenze delle piccole e medie imprese nel nostro contesto. Hp vuole sollecitare le aziende alla sperimentazione, alla prova, e lo sforzo è quello di abbassare la soglia di investimento con strumenti come Hp System One Cloud Ready.

Mainetti interpreta: “Nelle medie imprese manca il carburante?”. Monaci risponde: “Si può fare cloud anche a budget minimo, perché almeno una volta ogni quattro anni c’è la possibilità di un refresh tecnologico e la nostra proposta Cloud Ready facilita al massimo l’adozione dell’ostico OpenStack”. 

Buone intenzioni e segnali di attenzione promettenti: il mercato cloud è cresciuto del 12 percento l’anno scorso e quest’anno arriverà al 15 percento. Crescita a doppia cifra che rappresenta comunque un segnale di ottimismo in un momento di contrazione della spesa IT.

Nello slideshow alcune domande e risposte della ricerca.

[nggallery template=nme images=40 id=165]

 

 

 

 

 

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore