Cloud computing, 10 rischi su cui riflettere

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Il cloud computing offre infinite possibilità di crescita mantenendo flessibilità, risparmiando sui costi di sviluppo dell’infrastruttura IT e senza immobilizzare capitali, ma è bene conoscere anche i rischi

Il cloud computing offre molti vantaggi: è economico, semplice d’uso ed è il business del momento. In pochi giorni: Microsoft ha acquisito GreenButton per il cloud di Azure, Hp investe un miliardo di dollari in OpenStack, mentre Google ha comprato i servizi cloud di Stackdriver. Ecco i dieci rischi e temi da non sottovalutare quando un’azienda valuta il passaggio al cloud computing.

Gli aggiornamenti automatici obbligano al cambiamento

Uno dei benefici del cloud consiste nell‘eliminare i fastidi dei sistemi di gestione. Quando è disponibile l’aggiornamento, l’update è subito implementato, gestito dal vendor velocemente, in maniera efficiente.

Ma un upgrade avvenuto notte tempo potrebbe rimuovere una funzionalità chiave da voi ritenuta essenziale; se la dashboard viene aggiornata, il nuovo design potrebbe disorientare gli utenti più anziani oppure introdurre un’opzione problematica o che dia il via ad incubi sul fronte sicurezza.

Gestire in proprio gli aggiornamenti dei software e l’upgrade dei sistemi richiede tempo, ma vi dà il controllo della situazione, per decidere come e quando il sistema è implementato, e per preparvi ai cambiamenti con calma.

Quando la domanda sale, sparisce il vantaggio del taglio sui costi

Uno dei benefici maggiori del cloud computing è la sua economicità: costa meno delle installazioni on-premise. Ma se ciò è vero per piccole implementazioni, non lo è sempre per le grandi aziende.

L’esempio di Zynga è emblematico. Il cloud aiutò l’azienda del social gaming ad espandersi rapidamente, dopo a Zynga convenne abbandonare il cloud per adottare l’IT in-house. Google è cosciente del problema e per questo motivo ha tagliato i prezzi. I vendor concorrenti come Microsoft e Amazon Web Services ne sono altrettanto consapevoli, ed hanno anch’esse ridotto il listino per assicurare che il taglio dei costi rimanga uno dei principali benefici del cloud. La perdita di credibilità avrebbe minato il passaggio alla nuvola.

L’assenza di Internet impedisce l’accesso ai dati

Viviamo nell’era dell’ubiquità della connettività, ma esistono in realtà numerose occasioni in cui l’accesso sparisce, tagliandoci fuori dal mondo digitale. Quando usiamo il cloud, non è solo una porta che si chiude, bensì l’inizio di un incubo.

Se la Rete finisce offline, lo staff potrebbe finire per girarsi i pollici, incapace di connettersi ai servizi chiave per lavorare o di leggere file importanti. Ma se accedete ai dati in movimento, l’assenza di connettività può azzerare i vantaggi del cloud.

Le connessioni dati e gli hotspot WiFi sono quasi ovunque, ma nei dettagli che si nasconde il diavolo e quel “quasi” può diventare fonte di frustrazione: una rete inaffidabile o un expensive hotel che fa pagare a parte, e salata, la connettività, potrebbe lasciarvi fuori dalla nuvola.

OpenStack
OpenStack – la piattaforma opensource per il cloud pubblico e privato costituita da una serie di progetti, all’insegna dell’interoperabilità per ogni bisogno di cloud

 

Se il cloud computing va in tilt

Ma non sempre siete voi il problema. Magari voi avete un ottimo piano tariffario con un carrier affidabile e il vostro network è resiliente. Ma è il vendor cloud ad andare in tilt. Se il vostro vendor soffre di disservizi, voi d’un tratto entrate nei secoli bui del medioevo digitale. I tilt hanno colpito tutti: da Google a Microsoft, fino ad Amazon.

Ma se gli incidenti sono durati poco, e i vendor sono ritornati attivi nel 99% dei casi, è quell’1% che non deve trarvi in inganno. L’1% può fare la differenza, e in negativo: un business che non sia raggiungibile magari a metà giornata, e in un momento vitale, potrebbe rischiare grosso. Anche due ore, a volte, sono eccessive: basta poco per arrivare tardi.

Poco spazio per negoziare sui contratti

Altro rischio da valutare quando si passa al cloud risiede nei termini di servizio. Siete alla mercè dei termini di servizio e delle condizioni offerte dai cloud provider. Essi blindano i contratti ed offrono cose come i livelli di servizio disponibile, ma a voi non resta che accettarli in silenzio, chinando il capo. C’è davvero poco spazio per negoziare sui contratti.

Esistono vendor cloud che vi permettono di discutere i livelli di servizio che volete, ma, a parte rare eccezioni, la maggior parte vi propone le loro condizioni.

Se avete bisogno del 99.999% di uptime e non ve lo offrono, vi conviene cambiare.

Il governo USA vede e provvede

Molte aziende temono che adottando il cloud, è come se regalassero le chiavi dell’azienda al governo USA. Il caso Prism e NSA hanno dimostrato quanto le informazioni siano al sicuro. I dati archiviati negli USA possono essere utilizzati dal governo.

Come risposta, Microsoft ha promesso che porterà i dati in Europa, per tenerli lontano da occhi indiscreti. Per fugare questi timori, la speranza è che i dati vengano archiviati fuori dagli USA.

Microsoft ha dichiarato che se il governo USA vorrà esaminare i dati, anche tenuti all’estero, delle aziende americane, si opporrà a questa decisione. Il caso rivelato da Edward Snowden ha già messo sotto pressione vendor e mercato. Nessuna azienda europea vuole dare in pasto i propri dati aziendali o segreti industriali al governo statunitense.

L’affidabilità delle terze parti nel far girare il vostro IT

I patiti del cloud computing sostengono che uno dei vantaggi della nuvola consiste nel delegare la gestione dell’IT. Qualcuno fa tutto al posto vostro. Perché mantenere costosi server ed hardware, prendersi la responsibilità di complessi upgrade software, quando c’è qualcuno disposto a farlo al posto vostro?

Ma se in teoria questa sembra un’ottima motivazione, la realtà potrebbe essere più cruda. Le aziende risparmiano nel tagliare posti di lavoro nei dipartimenti IT, ma ciò significa che non sarà facile né veloce ottenere aiuto se qualcosa va storto. Senza dubbio è comodo accedere a un helpdesk online, ma se il WiFi è inaccessibile, chi chiamate?

Avere un proprio team interno aiuta a costruire fedeltà e servizi migliori rispetto a dover chiedere l’intervento di terze parti. Per quelle aziende che vogliono un personale IT, vanno in fumo i risparmi della nuvola: il cloud potrebbe non rappresentare la miglior opzione possibile. (Segue a pagina 5)

L’IT skills shortage potrebbe peggiorare

La perdita dello staff in-house, potrebbe causare un effetto a catena in tema di IT skills. In Italia non è facile attrarre giovani nelle facoltà di formazione tecnologica, tanto che l’Unione europea lamenta da tempo la scarsità di talenti IT disponibili, rispetto all’Asia e ad altri Paesi in via di sviluppo.

Ma i talenti IT sono cruciali per riportare la crescita nell’economia europea ed italiana. Il modo migliore per assicurare l’innovazione tecnologica consiste nel sostenere il boom del mercato dei lavori IT, cosicché i giovani e gli esperti vedano i vantaggi nell’ottenere e-skill: dalla programmazione all’imparare altre discipline IT.

Ma il cloud computing potrebbe non aiutare in questa fase. Delegare tutto al cloud provide, con base negli USA, potrebbe causare un declino nel locale mercato del lavoro, disincentivando i ragazzi ad affrontare gli studi nel settore.

I detrattori di questa tesi, potrebbero però affermare che il cloud computing non avrà un impatto negativo sul numero dei professionisti IT richiesti, perché le imprese invece di cercare questi ruoli, si focalizzeranno su progetti ancora più innovativi. Il rischio del taglio dei dipendenti, però, esiste e potrebbe spingere i giovani alla ricerca di altri percorsi professionali.

Legati a filo doppio al cloud

Un vantaggio del cloud computing è rappresentato dalla libertà. Libertà di far girare le proprie applicazioni preferite, senza doversi preoccupare dell’hardware o dello staff necessario per fare ciò.

Molte aziende hanno abbracciato la filosofia in nome della libertà. Ma per chi sceglie questa strada, non è facile tornare indietro: rimettere in pedi sistemi in-house, potrebbe essere eccessivamente costoso.

Prima di passare al cloud, esaminate i pro e contro: indagate sulla privacy dei dati o sulla perdita di controllo, confrontate i potenziali risparmi con i costi di reinvestire, un giorno, in IT.

Dati a rischio nei business critici

Blindare i dati in sicurezza è un ossimoro sulla nuvola: quando un utente mette le informazioni di servizi accessibili su internet, offre sul piatto d’argento ai cyber criminali l’opportunità di ottenere una miniera d’oro.

Ma se i sistemi sono piuttosto sicuri, lo è di meno condividere link su servizi popolari di cloud computing come Dropbox o Box: condividere link di documenti potrebbe essere intercettato da malevole terze parti. Intralinks, che ha scoperto la falla, ha dichiarato di aver visto tutti i tipi di dati sensibili, che nessuna azienda vorrebbe rendere accessibili: dati fiscali, bancari, applicazioni sensibili e business plan.

Se informazioni vitali diventano visibili attraverso il semplice atto di condividere un link via servizio di cloud storage, i benefici del cloud potrebbero comportare grossi rischi.
Il gioco vale la candela? Questa è in fondo la domanda che ogni azienda deve porsi, senza preconcetti o preclusioni “ideologiche”.

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Autore: Silicon
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