Cisco Live 2014, si parte da Internet of Everything

Enterprise

Si apre la tre giorni di Cisco Live 2014, per la prima volta a Milano. La sfida di David Bevilacqua – Vice President South Emear di Cisco – sta nel “connecting the unconnected” ma con intelligenza. L’Internet of Everything è la visione che permea la strategia di Cisco

Si è aperto oggi a Milano, per la prima volta dopo 24 edizioni europee, il Cisco Live 2014 con gli onori del padrone di casa David Bevilacqua – Vice President South Emear  – che non nasconde la soddisfazione di poter ospitare dal 27 al 31 gennaio, nella cornice del modernissimo MiCO, l’evento cloud di Cisco dedicato alla tematica che sta reimpostando l’intera visione di Cisco sull’impiego della tecnologia: l’Internet of Everything (IoE), o meglio l’integrazione fra persone, processi, dati e cose che avrà un impatto notevole sulle aziende e sulle economie. “L’IoE è un cappello che sta sopra tutte le nostre business unit, un leit motiv che accompagna e definisce la nostra strategia, la nostra visione del mercato” precisa.

David Bevilacqua, VP Cisco Emear
David Bevilacqua, VP South Emear Cisco

Ma non è nuova Cisco a questa tematica negli ultimi anni e nei mesi recenti: ne ha fatto punto di discussione in più tappe, dall’evento di Barcellona, al Ces di Las Vegas, per non parlare della conferenza fra i grandi della terra a Davos di qualche giorno fa, il World Economic Forum (“The reshaping of the world”), che ha posto tra gli elementi che rimodelleranno il mondo anche l’Internet of Everything. E John Chamber, ceo di Cisco, aveva dichiarato nell’occasione: “Tutti i governanti comprendono che la tecnologia può cambiare i loro paesi”.

Ed è cosi per Bevilacqua, guardando all’impatto che l’IoE  avrà sulle economie. Perché la sfida è “connecting the unconnected” e la risposta sta in Internet e nell’impatto che avrà nel definire le nuove relazioni  tra cose, dati, persone e processi. “Già oggi l’Internet Economy contribuisce per 2,3 trilioni di dollari sull’economia globale, ha creato 2,6 posti di lavoro per ogni posto di lavoro perso, contribuisce per il 3,4% del GDP in ben tredici paesi campione ed è responsabile del 21% della crescita del GDP negli ultimi cinque anni nei paesi maturi. Non ultimo, facilita l’aumento della produttiva nelle piccole e medie imprese nell’ordine del 10%”.

Un’evoluzione frutto di vent’anni di processi: si è passati da un mondo in cui la tecnologia mirava a dare accesso ai dati (connectivity), a una realtà definita networked economy dove la rete era in primo piano, per transitare nella recente era digitale con interazione tra social, mobilty, cloud e video (definita immersive experience) fino all’Internet of Everthing che porterà a una completa integrazione tra persone, processi, dati e cose e che, secondo Chambers,  ha un valore potenziale di 19 mila miliardi di dollari, considerando sia i risparmi sia gli  investimenti derivanti dal mercato privato e pubblico dell’IoE. “Le numerose transizioni tecnologiche degli ultimi decenni – incluso IoT, consumerizzazione dell’IT, mobilità, cloud computing i big data – si stanno unendo per abilitare l’Internet of Everything – precisa Bevilacqua -. L’impatto dell’Internet of Everything fa si che la creazione del valore si sposti verso la potenza delle connessioni e, più specificatamente, verso la capacità di creare intelligenza da tali connessioni”.foto 5

Guardando all’Italia, l’Internet of Everything rimane una grande opportunità per colmare il paradosso italiano. “Da un punto di vista del mercato consumer, in Italia ci sono 23 milioni di persone collegate mensilmente a Facebook con più telefoni cellulari che abitanti, da un punto di vista business invece solo il 55% delle aziende ha una connessione a banda larga e Internet contribuisce alla crescita del GPD solo per il 12%, contro il 21% medio dei paesi europei” precisa Bevilacqua. La crescita inevitabile degli oggetti collegati a Internet e delle potenzialità che portano con sé porterà benefici anche nel nostro mercato, a partire dall’impegno nel realizzare smart city e dall’Expo 2015, ormai alle porte, dove saranno attesi 20 milioni di visitatori da 150 paesi.

Anche in quella occasione –  come per l’Expo di Shanghai del 2010, per i giochi olimpici di Londra del 2012, per l’Expo di Dubai del 2020 – Cisco da partner tecnologico  si occuperà di definire la rete e le soluzioni correlate (con un investimento pari a 40 milioni di euro). “Expo 2015 può essere un catalizzatore per accelerare l’agenda digitale italiana, e può spingere la trasformazione del paese, l’innovazione ma anche la produttività delle aziende – sostiene Bevilacqua -. Con Expo 2015 vogliamo organizzare un sito smart che sia all’avanguardia per telecomunicazioni, entertainment, sicurezza e servizi. Le persone dovranno vivere l’esperienza dell’Expo, non semplicemente la sua tecnologia”. E l’esperienza passa da oggetti collegati in modo intelligente.

A Cisco Live sono attesi, nell’arco dei tre giorni, 7.000 persone di cui il 90% ingegneri, provenienti da 95 paesi, che “possiamo definire i migliori specialisti IT” precisa Bevilacqua.  Dopo la prima giornata dedicata ad attività di Accademy, domani sul palco si avvicenderanno per i keynote Rob Lloyd, President Development and Sales, che si focalizzerà sui recenti sviluppi tecnologici di Cisco e Chris Dedicoat, President  Emear, che si soffermerà sui driver per tali innovazioni. La sfida è utilizzare la tecnologia IoE  in ambiti non solo industriali o consumer, ma anche legati al miglioramento della vita dell’uomo sul pianeta, dalla salute, alla sostenibilità, alla risoluzione di problemi mondiali, legati per esempio alla fame, all’inquinamento, alla problematiche energetiche….  Un ultimo dato, ricorrente credo nei prossimi giorni: i dispositivi connessi ad Internet oggi sono 15 miliardi. Si stima che saranno 50 miliardi entro il 2020.
La sfida “connecting the unconnected”  è iniziata.

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