Burocrazia, un costo di 10 milioni di euro che grava sulle Pmi

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Lo sostiene il “Terzo Rapporto Nazionale sulla soddisfazione delle Piccole e Micro imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione”

Capire il grado di soddisfazione delle nostre piccole imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione. È questo l’obiettivo che si è posta Promo Pa Fondazione con il “Terzo Rapporto Nazionale sulla soddisfazione delle Piccole e Micro imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione”. Tale rapporto è stato realizzato analizzando un campione di 1225 aziende sparse per il Paese.

La relazione fra imprese e Pa è caratterizzata da luci e ombre: 4,6% è il peso della Pa sul Pil italiano, contro una media Ue del 3,5%. Tradotto in euro significa, per imprese con meno di 50 dipendenti, una spesa annua di 12.511 euro (in costi interni del personale e consulenze esterne). Ma non solo: ogni anno le imprese italiane “spendono” una media di 25,8 giornate/uomo. In una scala da 1 a 10, i piccoli imprenditori esprimono un grado di soddisfazione pari a 4,4. Mentre il costo della burocrazia per le 990 mila piccole e micro imprese del nostro Paese è stimato in 10 miliardi di euro.

In Italia, semplificazione e innovazione sembrano segnare la strada per un’inversione di tendenza, dato che il 79,6% di chi considera aumentati nell’ultimo triennio gli oneri dovuti alla Pa, lo addebita a norme sempre più numerose e complesse. Dalla Commissione Europea arriva la stima secondo cui un taglio del 25% di tali oneri comporterebbe un beneficio dell’1,7% sul Pil, mentre il rapporto redatto da Promo Pa indica, sempre a fronte di un medesimo taglio dei costi, un benefico +1,85% sul fatturato delle imprese.
La riorganizzazione deve essere una riorganizzazione per processo – ha detto Bruno Ermolli, presidente Promos . La Pubblica Amministrazione italiana ha ottime risorse, ma male organizzate. Bisogna fare sistema. Incentivazione, valutazione e trasparenza sono la ricetta per una nuova fase”.

Un esempio virtuoso in questa Italia della burocrazia arriva dallo sportello unico delle imprese del Comune di Parma. Il progetto è partito nel 2005 e ha fatto da anticamera al Comune Amico, che ha fra gli obiettivi pratiche volte a snellire il sistema delle autorizzazioni rivolte alle imprese: “Lo sportello unico è un’opportunità – ha spiegato il presidente del Consiglio comunale Elvio Ubaldi si – in quanto facilita la concessione di autorizzazioni e licenze per costruire, ampliare e realizzare nuove imprese. Fa da coordinatore a tutti gli enti e le istituzioni preposte al rilascio di permessi”.
Però secondo Ubaldi questi enti sono troppi: “Ci sono competenze sovrapposte e non chiare, a volte anche conflittuali per diverse appartenenze politiche; e a pagare è poi il sistema imprenditoriale, con tutti gli aspetti che esso comporta, primo fra tutti il mancato sviluppo e la mancata ricchezza del Paese”.
Ubaldi individua la ricetta nella necessità di cambiare mentalità dentro alle Pubbliche amministrazioni, così come ha fatto e continua a fare Parma quando in passato ha scommesso sul Duc (Direzionale Uffici Comunali): , dove concentrare tutti gli uffici, e sull’informatizzazione che oggi continua e viene implementata con la messa on line dei servizi anagrafici. “Gli enti pubblici – afferma Ubaldi – non devono essere più orientati alla cultura inquisitoria, dove il cittadino deve dimostrare ciò di cui magari ha diritto, ma alla fiducia, cioè io come pubblico ti agevolo nell’ottenimento dei tuoi diritti”. Esempi? “L’autocertificazione – conclude Ubaldi – che poi deve essere seguita dal controllo”.

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Autore: Silicon
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